100 anni fa il Decreto su san Donato patrono della parrocchia

I compatroni san Donato e Beata Vergine delle Grazie (lunetta Duomo)I santi con il nome di Donato sono una dozzina nel martirologio romano.
Proprio un secolo fa, con decreto emanato il 16 maggio 1916, il beato vescovo di Treviso mons. A. G. Longhin stabilì essere il san Donato vescovo martire di Arezzo (IV secolo) il compatrono – assieme alla Beata Vergine delle Grazie – della Parrocchia del Duomo.
Il territorio di San Donà di Piave poteva contare su una sua identità propria almeno dall’VIII secolo d.C., quando era già vivo il culto a san Donato martire, che qualche studioso indicava però essere il vescovo dell’Epiro, cui è dedicata (assieme a Maria Santissima) la basilica minore di Murano.
In mancanza di una documentazione sicura cui fare riferimento per il patrono della parrocchia, ci fu una vera e propria disputa sull’identità di san Donato: di Arezzo o di Evorea nell’Epiro?
Ripercorriamo la storia della centenaria decisione vescovile, che risolse definitivamente la controversia.

L’origine della disputa sull’identità del Santo

La devozione a san Donato nel nostro territorio ha origini molto antiche. Per quanto riguarda l’identità del Santo, ricerche storiche indirizzarono verso i due vescovi rispettivamente di Arezzo e di Evorea nell’Epiro, attuale Grecia.

In particolare, i due studiosi Plateo e Agnoletti sostenevano la tesi che si trattasse di san Donato vescovo dell’Epiro. Le sue reliquie furono trasportate, agli inizi del XII secolo, nella basilica di Santa Maria a Murano (Diocesi di Torcello), in seguito intitolata appunto anche a questo san Donato.
La fama e quindi la devozione del Vescovo dell’Epiro – secondo Plateo (1907) – si diffuse rapidamente in queste terre, tanto da “indurre i Vescovi di Torcello, Treviso, Eraclea e Jesolo a costruire una cappella presso la Torre del Caligo dedicata a S. Donato (…) La cappella fu consacrata dopo il 1186”.
Secondo mons. Agnoletti (1897) il corpo del Vescovo dell’Epiro fu invece trasportato da Cefalonia a Murano già nel 980, per opera dell’imperatore Ottone.
Quest’ultimo studioso scriveva: “non istarò poi a decidere sulla confusione di quel S. Donato confessore col martire Donato Vescovo Aretino della persecuzione di Giuliano Apostata, celebrandosi anche di quello la traslazione nel medesimo giorno 7 agosto”.

Ebbene nel 1916 la disputa sull’identità di san Donato venerato in questo territorio fu risolta, se non storicamente, almeno liturgicamente. Un documento di quell’anno, presente nell’archivio vescovile, infatti riporta:
Mons. Agnoletti e il dott. Plateo hanno cercato dimostrare che il Santo Donato Vescovo, venerato sempre il 7 agosto in S. Donà di Piave, come patrono, è quello stesso che ha le reliquie poste in venerazione in Murano (…)
Gli atti delle visite pastorali, che si possono addurre, del confessore Vescovo S. Donato (quello dell’Epiro, ndr), niente dicono, e la tradizione sta per il martire S. Donato di Arezzo. Questo Santo Martire, poté, in occasione del sinodo e delle visite, senza opposizione di decreti vescovili, essere determinato come Vescovo di Arezzo e martire, con la sua officiatura liturgica, anche perché il culto del santo confessore (cioè del Vescovo dell’Epiro, ndr) è più tardivo assai del culto prestato al Vescovo martire (che a S. Donà si festeggiava già nel secolo VIII, al tempo di Paoluccio Anafesto) e il protettore titolare della Plebs Sancti Donati, a. 740 rimase invariato, né si ritiene debba subire mutazione
”.

Di lì a breve, dopo questi ragionamenti storici, il 16 maggio 1916 fu emanato il decreto di mons. Longhin il quale sancì che il san Donato patrono dell’antica Pieve e della Contea o Gastaldia di San Donà è appunto il vescovo martire di Arezzo, smentendo così le tesi di Plateo e Agnoletti.

Il Decreto vescovile del 16 maggio 1916

N. 101-1917 – Curia Vescovile di Treviso – Avendo Noi esaminati tutti i documenti relativi al culto del celeste patrono della parrocchia di S. Donà di Piave, in questa Diocesi, Plebs de Gastaldia S. Donati de Plavi;
risultandoci che soltanto l’anno 1476 sorse una chiesa col titolo di Beata Vergine delle Grazie, e fu fatta sede della parrocchia, alla quale però anche nella consacrazione dell’anno 1842 fu dato per contitolare patrono il protettore della Gastaldia, seu contea, S. Donato Vescovo martire, a cui nel secolo VIII era pure dedicata la Pieve antica;
sentito il voto di un illustre membro della S. C. dei Riti;
con la nostra autorità ordinaria,
Decretiamo
1) Rimossa ogni consuetudine contraria, si riconosca come celeste patrono dell’antica Pieve e della Contea o Gastaldia di S. Donà di Piave, il glorioso S. Donato Vescovo e martire, che si festeggia il 7 agosto; nel qual giorno dal clero addetto alla parrocchia si celebri l’ufficio e la Messa col rito doppio di prima classe e l’ottava;
2) Si continui la festa titolare della sede parrocchiale della Beata Vergine delle Grazie il 15 agosto, come giorno fisso e liturgico, introdotta nel 1778, vel circa, allorché il Senato Veneto volle fossero ridotte le feste di precetto.
Il presente atto dovrà essere custodito nell’archivio della chiesa parrocchiale; ma un esemplare rimarrà sempre esposto nella sacrestia della chiesa plebana arcipretale, che è pure sede di una delle foranie della Diocesi.
f. Fra Andrea Vescovo

San Donato d’Arezzo

San Donato d’Arezzo nacque a Nicomedia e da fanciullo, con la famiglia, si trasferì a Roma, dove fu educato e fatto chierico.
A quel tempo Giuliano, divenuto imperatore ed apostata, promulgò una nuova persecuzione contro la Chiesa, prima con l’interdizione in attività pubbliche e poi anche con la violenza verso i cristiani: ne furono vittime fra gli altri i genitori di Donato.
Donato si trasferì allora ad Arezzo, accolto dal monaco Ilariano, cui si affiancò nella penitenza e preghiera; con lui, operò tra il popolo miracoli e conversioni. Ordinato diacono e poi sacerdote, alla morte del vescovo Satiro venne scelto a succedergli: Papa Giulio I lo ordinò vescovo.
Si racconta che, durante la celebrazione della Messa, mentre egli distribuiva il pane ed il suo diacono Antimo il vino, con un calice di vetro, entrarono nel tempio dei pagani che, con la violenza, mandarono in frantumi il calice. Donato, allora, raccolse i frammenti, li riunì e, nonostante mancasse il pezzo del fondo del calice, continuò a servire il vino senza che questo cadesse dal fondo, fra lo stupore dei presenti.
Un mese dopo, il prefetto di Arezzo fece arrestare Donato, il quale venne ucciso per decapitazione ad Arezzo il 7 agosto 362. Il 7 agosto è appunto la sua festa liturgica.
Con la nascita della parrocchia di San Donà (1476), il culto alla Madonna si affiancò a quello di san Donato, fin quasi a soppiantarlo.

Taumaturgo

San Donato fu un grande taumaturgo. Si racconta che da molto tempo non cadeva la pioggia e le campagne erano riarse e i raccolti in pericolo.
I sacerdoti pagani incolparono di ciò Donato, perché secondo loro gli dei si sarebbero offesi e adirati per la sua predicazione, decidendo così di non mandare più la pioggia.
Chiamato in giudizio, per dimostrare quanto gli dei pagani fossero falsi, Donato invocò la pioggia, che improvvisamente cadde abbondante su giudici ed accusatori, lasciando però completamente asciutto il santo.

La devozione nella parrocchia

Il Vescovo martire di Arezzo, compatrono della Parrocchia assieme alla SS. Vergine Maria delle Grazie, è raffigurato tre volte nel Duomo: nella lunetta sopra la porta principale, nella pala d’altare della cappella del fonte battesimale, in una delle vetrate della cappella feriale.
Così mons. Saretta, sempre molto attento alla devozione dei Santi, scriveva:
(…) in suo onore, nella frazione più antica di S. Donà, a Calvecchia, abbiamo costruito una Chiesetta, che ormai da trent’anni educa e accoglie le anime delle nuove generazioni nel nome di S. Donato Vescovo e Martire.
In onore di Lui abbiamo anche portato il nome venerato nella nuova Parrocchia di Pedrinhas, nel Brasile, dove insieme con noi, oggi, nella bella Chiesa di quella Parrocchia, sotto la guida del carissimo Don Ernesto Montagner, centinaia, migliaia di fratelli celebrano e onorano il grande Vescovo Martire.
O caro Santo, che i nostri Padri hanno voluto come protettore e hanno sempre invocato in tutte le vicende della storia, memori della pietà antica noi oggi ci avviciniamo al tuo Altare e, baciando la tua reliquia, rinnoviamo il patto d’amore e di fede, nel tuo Nome venerato e potente.
” (F.P. 7 agosto 1960)

La devozione in Brasile

Don Ernesto Montagner (1912-95), originario di Salgareda (TV), fu il primo parroco tra gli emigrati sandonatesi di Pedrinhas Paulista (Brasile).
Egli accolse mons. Saretta nella sua visita del maggio 1955. Mons. Montagner ha preservato la cultura italiana, eseguendo tutte le benedizioni e le messe in lingua italiana, dal 1952 fino alla sua morte nel 1995.
A questo “baluardo dei coloni” è dedicata la Piazza presso la chiesa di San Donato di Pedrinhas Paulista.

Marco Franzoi

Fonti

– CHIMENTON C. – “S. Donà di Piave e le succursali di Chiesanuova e di Passarella”. Ed. M. Stavolta (1928; rist. 1981)
– FRANZOI D., FRANZOI M. – “Le vetrate del Duomo di San Donà di Piave”. Tipolitografia Colorama (2008)
– FRANZOI M. – “Parrocchia Santa Maria delle Grazie di San Donà di Piave. Origini, feste e devozioni” (2009)
– SARETTA L. – Articoli del Foglietto Parrocchiale della Parrocchia Santa Maria delle Grazie di San Donà di Piave
– http://www.santiebeati.it/