70 anni fa il Voto dei Sandonatesi alla Vergine Maria

La statua della Vergine benedicente San Donà sul timpano del DuomoQuasi un secolo dopo la liberazione miracolosa dal colera, la Comunità di San Donà, assieme al suo Pastore mons. Luigi Saretta, invocò ancora la protezione della Madonna delle Grazie per un “morbo” di ben altra entità. Una settimana dopo la firma dell’Armistizio da parte di Badoglio, il 3 settembre, le truppe tedesche occuparono l’Italia Centro-settentrionale. Il 23 settembre 1943 veniva fondata Repubblica di Salò.
Il giorno successivo, venerdì 24 settembre 1943, i fedeli di San Donà erano radunati nel cortile dell’Oratorio Salesiano per la tradizionale Festa della Madonna del Colera. In quell’occasione si supplicò la Vergine di liberare la città e la popolazione dalla guerra, le cui distruzioni sino ad allora non avevano ancora riguardato San Donà di Piave e il territorio italiano in generale, ma i suoi echi si facevano ormai vicini:
San Donà di Piave ha fatto il suo voto alla Madonna; per la bocca del Vescovo, nella solennità del 24 Settembre; tutto un popolo immenso, rinnovato nello spirito della fede e dell’amore, ha presentato con umiltà e confidenza la sua promessa alla Celeste Regina. Lei, che è Madre e che tutto può sul Cuore del Figlio, siamo sicuri che non ci lascerà senza protezione e senza conforto.
In tutte le case sarà recitato ogni sera il S. Rosario (…) Verrà il giorno della gioia; allora scioglieremo il nostro voto, con tutta la generosità di cui saremo capaci (…) Siamo certi ormai che il cuore di S. Donà di Piave, in questa occasione sarà pari alla sua fede. Coraggio! La Madonna non ci abbandonerà. E negli anni venturi la festa del 24 settembre sarà per nuove grazie e per nuovi favori la festa della riconoscenza e della gratitudine.” (F.P. 26 settembre 1943).
Ecco il voto alla Vergine Maria:

 

Il voto alla Vergine delle Grazie

Dio ci scampi dalle bombe e da tutte le insidie della guerra. È questa la nostra quotidiana preghiera per ciascuno dei nostri figliuoli. È questo il voto cha abbiamo presentato insieme alla Madonna.” (F.P. 3 settembre 1944).
Nell’estate del 1944 era pronto un progetto per l’ampliamento del Duomo, secondo il voto fatto alla Madonna e l’arciprete Saretta ricordava ai fedeli l’impegno preso:
Dopo la promessa degli uomini e dei giovani, tutta la Parrocchia è impegnata solennemente davanti alla Celeste Regina per ottenere dalla sua materna intercessione la grazia della salvezza e della misericordia
Quando martedì scorso, 15 Agosto, abbiamo visto davanti a noi, nel Tempio santo, quella folla di uomini pieni di fede e di confidenza nella Madonna, il nostro cuore è stato preso da un fremito di gioia, da un grido di speranza: Maria ci salverà! (…)
Sì, la Madonna ci salverà. Ma ad un patto. Bisogna che tutti siamo fedeli alle promesse, bisogna continuare nella preghiera, specialmente nella recita del S. Rosario ogni sera in famiglia.” (F.P. 20 agosto 1944).

Venne quindi rinnovato il voto

L’anno scorso, in questo giorno, la Parrocchia di S. Donà di Piave davanti al Vescovo della Diocesi, nel cortile dell’Oratorio, in una atmosfera di commozione profonda e di fede vivissima, ha fatto il voto solenne alla Madonna (…)
Ma i nostri cuori sono ancora pieni di angoscia e di terrore. Perciò, sorretti dalla nostra fiducia incrollabile, in questa festa che ci ricorda gli antichi favori, ancora una volta ci raccogliamo ai piedi della Madonna e rinnoviamo con tutta l’anima il voto e le promesse che Le abbiamo fatto l’anno scorso (…)
Ripeteremo la preghiera del voto, insieme col Pastore della Diocesi. Diremo alla Madonna che vogliamo essere il suo popolo fedele (…)
La Madonna salverà il nostro paese, le nostre case, i nostri figli, la nostra Patria diletta.
E verrà presto il giorno nel quale, riuniti tutti in una grande festa di giubilo, porteremo in trionfo la sua Immagine Venerata e la proclameremo per sempre la nostra Salvatrice e la nostra Regina.” (F.P. 24 settembre 1944).
Seguì il periodo più drammatico per San Donà, con i bombardamenti degli Alleati che distrussero il ponte sul Piave, ma soprattutto dell’Ospedale Civile Umberto I, causando molte vittime.
Tuttavia i bombardamenti risparmiarono gran parte della città, il suo Duomo (nel cui interno rimaneva mons. Saretta a pregare durante i bombardamenti) e l’Oratorio Don Bosco divenuto poi caserma e prigione. I Salesiani sfollarono per alcuni mesi in periferia, a Casa Montagner…

La fine della guerra

Con la fine della guerra, il 13 maggio 1945 si liberò il grido di giubilo:
Finalmente liberi e riuniti con la nostra Patria!
In quest’ora solenne desiderata e conquistata con tanti sacrifici e con tanto sangue, il nostro primo pensiero deve essere di riconoscenza a Dio e alla Celeste Protettrice. La Madonna ci ha salvato!
A Lei ci siamo rivolti fino dal 24 Settembre del 1943 e per venti mesi in ogni casa e in tutte le manifestazioni religiose, con gli occhi gonfi di lagrime e le anime sazie di angoscia e di terrore, ogni giorno l’abbiamo invocata: Maria, Madre, salvaci! Salva la Parrocchia, salva i nostri figli, salva la nostra Patria; salva, solleva, conforta i nostri cuori affranti. E Maria ci ha salvato! (…)
Non so quante incursioni siano state compiute contro la nostra Cittadina, dal mese di luglio dell’anno scorso fino all’ultima sera spaventosa, prima della liberazione. Furono sganciate migliaia di bombe e spezzoni. S. Donà avrebbe dovuto esser distrutta. Invece… le sue rovine sono molte, ma la struttura della Cittadina del Piave è intatta e in poco tempo potranno essere cancellate le sue dolorose ferite. Maria ci ha salvato! (…)” (F.P. 13 maggio 1945).

Nel giorno della festa si elevò il grazie a Maria

Questa festa del 24 Settembre sarà celebrata per sempre dal popolo di S. Donà di Piave, come la festa della pace e della salvezza della Patria. Con questo nome, più che con quello del Colera, noi la tramanderemo ai nostri nepoti (…)” (F.P. 23 settembre 1945).

Nel 1947, abbandonato il progetto di ampliare il Duomo, fu avviata la costruzione della chiesa votiva dell’Oratorio salesiano, che lo scorso anno ha festeggiato i suoi 65 anni.

La festa della Madonna del Colera, un tempo giorno festivo anche civilmente, si celebra nella penultima domenica di settembre di ogni anno.
Infatti, la nuova situazione creatasi nella società ha reso necessario trasferire la celebrazione alla domenica, giorno sempre riconosciuto festivo anche dalla legge civile.
Oltre al Titolare della Diocesi di Treviso, negli anni hanno presenziato l’Eucarestia e la successiva processione lungo le strade cittadine vari altri Vescovi e nel 1976 il futuro Giovanni Paolo I, il Patriarca di Venezia card. Albino Luciani, di cui ricorrono i 35 anni dalla morte.
A cura di Marco Franzoi