80 anni di storia dell’Oratorio don Bosco di S. Donà

Il primo decennio del Terzo Millennio

 La Chiesa cattolica entra nel Terzo Millennio con il Grande Giubileo del 2000. Il simbolo ufficiale di questo evento, scelto tra i molti dallo stesso Giovanni Paolo II, è raffigurato nelle vetrate della chiesa dell’Oratorio. A livello di Chiesa locale (diocesana e parrocchiale) si fa un discernimento che evidenzia la necessità di una nuova evangelizzazione a tutti i livelli.

Anche a San Donà si accentua la situazione descritta da Enzo Bianchi, priore della Comunità Monastica di Bose: “Un novum molto appariscente è la sopravvenuta condizione di minoranza da parte dei cristiani, minoranza numerica di fronte a una gran massa di indifferenti e di agnostici rispetto alla fede; in Italia tale condizione è però difficile da misurare, perché il 90% dei cittadini si dichiara cattolico, ma solo il 25% ha una prassi almeno domenicale di partecipazione alla vita cristiana… Questa condizione di minoranza è inoltre accentuata dal pluralismo delle religioni e delle culture ormai vistosamente presenti nella nostra società, un fenomeno che caratterizza in modo crescente la popolazione delle nostre città. Tale situazione di pluralismo di fedi, di visioni del mondo e, soprattutto, di etiche diverse, investe i vari livelli del rapporto tra fede e ragione, compreso il concetto di uguaglianza, causando reazioni di paura, sospetto, scontro…[35]

Nei primi anni del Terzo Millennio San Donà di Piave supera la soglia dei 40.000 abitanti, circa il 10% dei quali sono stranieri appartenenti ad una settantina di nazionalità diverse, anche se prevalgono Rumeni, Albanesi e Bengalesi. La parrocchia Santa Maria delle Grazie, in cui ricade l’Oratorio ha una popolazione di circa 11.000 abitanti.

Nel territorio vengono terminati importanti interventi nella viabilità con l’apertura della “Brettella” e del “secondo” ponte sul Piave (un altro era già stato costruito a Chiesanuova). Anche il centro urbano di San Donà subisce importanti interventi, quali il sottopasso della ferrovia, l’estensione delle aree urbanizzate (area ex Papa, zone della Parrocchia di Pio X, Mussetta…), la costituzione del Parco Fellini.

All’Oratorio le attività, il personale, i mezzi pastorali sono in gran parte mutati rispetto a cinquant’anni prima. Il numero dei membri della comunità salesiana è circa la metà di quella degli anni ’80 ed è venuto meno l’aiuto degli obiettori di coscienza, poiché il nuovo servizio civile è solo per volontari. All’Oratorio feriale si ha un drastico calo della presenza dei ragazzi ed il cortile si anima di giovani immigrati.

In occasione del 50° anniversario della canonizzazione, da febbraio ad aprile 2004, le reliquie di San Domenico Savio sono trasportate in alcuni luoghi d’Italia, tra cui San Donà di Piave.

Il venerdì 27 febbraio 2004 sera le reliquie arrivano con l’apposito furgone proprio all’Oratorio di San Donà. Nella chiesa dell’Oratorio rimarranno per due giorni, poiché la neve non permetterà di portarle in processione in Duomo, come previsto. Sul foglio delle presenze rimarranno segnate tante firme, ma anche storie di sofferenza, di apprensione, di speranza e San Domenico Savio anche in quest’occasione non ha mancato d’intercedere…

Con l’arrivo a settembre del nuovo Direttore don Carlo Busana, gli ambienti e strutture dell’Oratorio avranno alcune modifiche e manutenzione straordinaria, quale la ristrutturazione interna dell’ala più vecchia lungo Via XIII Martiri[36], ed il rifacimento del campo da calcio con manto sintetico.

A qualche mese dalla sua presenza a San Donà il nuovo Direttore, don Alberto Maschio (2007) descrive la mutata situazione: “Ritorno dopo 7 anni e la prima cosa che balza agli occhi è la presenza quotidiana di giovani immigrati, la maggior parte albanesi, rumeni o marocchini (…)

L’Oratorio non è più luogo di ritrovo durante la settimana per i ragazzi di elementari e medie. I giovani italiani sono straimpegnati: il genitore deve far spola tra attività sportive, catechismo, doposcuola, rientri. Ma il momento ludico e tranquillo quasi non esiste più o è vissuto solo a casa.

Anche l’adesione ai gruppi è dimensionata e l’Oratorio non è più per i giovani l’unico polo di attrazione e luogo di incontro. Parimenti, si consolida la presenza attiva di genitori, molti dei quali “rientrano” grazie ai figli, dopo l’esperienza giovanile nelle associazioni.

In questi primi dieci anni del Terzo Millennio ritornano alla Casa del Padre alcuni salesiani protagonisti della storia dell’Oratorio: don Aldo Recluta (2001), coad. Angelo Bissolo (2002), coad. Pio Caon (2003), don Paolo Penzo (2003), coad. Carlo Burattin (2004), coad. Antonio De Munari (2004), don Ivo Ferrari (2005), don Piergiorgio Busolin (2006) e, infine, don Giuseppe Scaranto (2010)…

Infine ricordiamo che in questi anni si sono scritti i due primi libri sulla storia dell’Oratorio, “Ancora un giro di giostra” e “Più futuro che passato”, che queste pagine hanno riassunto per sommi capi, con qualche piccola integrazione.

Marco Franzoi, 28 febbraio 2011