80 anni di storia dell’Oratorio don Bosco di S. Donà

Bibliografia

  • AAVV – “L’Oratorio”- Inserto speciale del periodico Sandonadomani (n. 1 gennaio 1988)
  • Berengo Luigi – “L’Opera Salesiana: Profilo storico-geografico” (manoscritto inedito, 1981)
  • Chimenton Costante – “S. Donà di Piave e le succursali di Chiesanuova e di Passarella” (1928; rist. 1981)
  • Franzoi Marco – “Più futuro che passato. Biografia di un ambiente educativo” (2009)
  • Perissinotto Wally – “Ancora un giro di giostra. Trent’anni di Oratorio nella memoria dei sandonatesi” (2006).

 


[1] Il fatto è riportato in una nota del Foglietto Parrocchiale del 4/2/1979.

[2] A fine anni ’20, la parrocchia, che coincideva con l’intera San Donà, contava 18.000 persone.

[3] Il terreno, già di proprietà Saccomani, nell’intenzione iniziale del parroco doveva in realtà essere destinato alla costruzione di un “terzo fabbricato”, in aggiunta cioè all’Orfanotrofio e agli adiacenti laboratori. Nell’atto di compravendita, di qualche mese dopo, viene tuttavia definita la destinazione d’uso della proprietà immobiliare: “ricreatorio e campo sportivo, nonché scuola professionale”.

[4] La promessa, per  il settembre 1927, in realtà si concretizzò per l’anno successivo.

[5] Sarebbe collocata nella parte centrale dell’edificio: atrio o presso l’attuale direzione?

[6] È la parte ristrutturata a fine 2010, con sostituzione delle capriate in legno e risistemazione della soffitta.

[7] In un’altra ala isolata del medesimo Istituto, gestita dalle Suore di Maria Bambina, c’erano anche le orfanelle.

[8] La preziosa testimonianza è stata trovata in occasione della Fiera del Rosario di San Donà il 7 ottobre 2007.

[9] Corrisponde al corpo centrale con l’entrata e all’ala lungo l’attuale via 13 Martiri.

[10] Corrispondente agli attuali refettorio e aula magna.

[11] Don Del Favero nel dopoguerra fu uno dei soci fondatori del gruppo alpini sandonatese e per lungo tempo ne rimase l’amato cappellano.

[12] Il costo complessivo di 3.300 lire corrispondeva a più di tre mesi di stipendio medio di allora.

[13] Queste le parole di don Farina riferendosi a se stesso.

[14] Queste sue propensioni trovarono ulteriore compimento negli ultimi suoi anni di vita, vissuti all’Oratorio (1968-1977), quale rettore della chiesa e scrupoloso redattore della Cronaca.

[15] Una settimana dopo la firma dell’Armistizio da parte di Badoglio, il 3 settembre, le truppe tedesche occuparono l’Italia Centro-settentrionale. Proprio il giorno precedente alla Festa patronale di San Donà, il 23 settembre 1943, Mussolini fondava la Repubblica Sociale Italiana (di Salò).

[16] Mentre la cappella Zingales è tuttora presente, casa Montagner è stata demolita nel maggio 2009. Rimane invece ancora il capitello della riconoscenza, ora privo della statua dell’Ausiliatrice, trafugata la notte dell’Immacolata 2010.

[17] Come annota W. Perissinotto nel suo libro, l’atto di accettazione della donazione venne redatto dal notaio e quindi firmato dallo stesso don Trivellato solo 11 anni più tardi.

[18] Tuttora, dopo anni, la sua vista suscita ancora questo saluto da parte di qualcuno di quegli allora ragazzi.

[19] La lettera è del 5 luglio 1949.

[20] La popolazione di San Donà passa infatti da 25.536 persone nel 1951 a 24.614 nel 1961 (fonte ISTAT).

[21] Così scrive don D. Stefani ne “Il Bearzi storia di ieri e di oggi” (2006).

[22] In quello stesso anno si ebbe ad es. il 25° di sacerdozio di don Moretti, il 20° anniversario dell’apertura dell’Oratorio e la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione.

[23] Mons. Antonio Mistrorigo.

[24] Cfr. Mario Pettoello in “Monsignor Luigi Saretta. Atti del Convegno per il 40° della morte”, pagg. 71-72.

[25] Le nuove Parrocchie, nell’ordine di fondazione, sono: Mussetta di Sopra (1963), San Pio X (1966), San Giuseppe Lavoratore (1971) e poi Calvecchia (1978), quando sarà Parroco del Duomo mons. Bruno Gumiero.

[26] Cfr. F.P. 11 giugno 1978.

[27] Il primo direttore fu don Tonolo.

[28] I Censimenti ISTAT su San Donà di Piave mostrano i seguenti dati: l’incremento della popolazione nel decennio 1971-81 è del 10% (contro il 18% degli anni ’60), 4% nel 1981-91 e 6% nel 1991-2001.

[29] Cfr. “Non vedo l’ora che venga domenica. La storia di Mario Rorato” di Giulia Depentor (2010).

[30] L’esperienza di questa scuola di recupero svolgerà il suo apprezzato servizio in Oratorio per una decina d’anni.

[31] Un’interessante e piacevole storia del canto religioso dal Concilio ai giorni nostri si può leggere nel libro “La chitarra va in chiesa” di don Paolo Baldisserotto (2008).

[32] Sono da menzionare per questo periodo, oltre ovviamente alle associazioni di adulti (GAM-ADMA, Ex-Allievi, Cooperatori adulti) altre forme di aggregazione giovanile, che coinvolgevano appartenenti ad altre associazioni, quali il CDM, il SIC, l’Operazione Bolivia.

[33] “… una Famiglia (Salesiana) che ha più futuro che passato” detta durante il XXI Cap. Gen. SDB, il 7 gennaio 1978.

[34] Cfr. C.O. del 7 gennaio 1980. è stato questo il destino di molti altri “reperti” storici dell’Oratorio!

[35] Cfr. “Cristiani nella società: il valore dell’uguaglianza”, Ed. TEM (Modena, 2007).

[36] Alla fine del 2010 si è effettuata la sostituzione delle capriate in legno della prima ala (le originarie sono di fine anni ’20) e la ristrutturazione delle camere all’ultimo piano del corpo centrale d’entrata.