80 anni di storia dell’Oratorio don Bosco di S. Donà

PARTE PRIMA: I primi trent’anni

 

Gli anni ’20: la fondazione

La storia dell’Opera salesiana di San Donà di Piave, l’Oratorio Don Bosco appunto, non può non iniziare richiamando il nome di mons. Luigi Saretta, l’arciprete che guidò il popolo sandonatese per 46 anni (1915-1961), attraverso due guerre mondiali.

Da giovane insegnante a Treviso Saretta aveva conosciuto con interesse ed ammirazione il metodo educativo di don Bosco. Dopo le distruzioni della prima guerra mondiale, combattuta nel territorio nell’anno 1917-18, il parroco di San Donà era pressato dall’esigenza di raccogliere e educare i tanti ragazzi orfani,  privi di adeguata istruzione e spesso anche di una casa.

Già nel 1916 Saretta sarebbe stato ricevuto assieme a tre giovani dal Rettor Maggiore don Albera, a Torino, per il suo progetto per una Casa per i giovani[1].

Il 13 settembre 1920 il parroco scrisse un’accorata lettera ad un superiore salesiano, probabilmente l’Ispettore don Giraudi: “(…) Confidando nella provvidenza divina ho stanziato subito la costruzione di un orfanotrofio, dove raccogliere i fanciulli orfani per mantenerli ed educarli cristianamente e dove nello stesso tempo aprire un rifugio alla gioventù maschile della vasta parrocchia[2] seminata più che da rovine materiali, di spavento e miserie spirituali in causa della guerra.

L’edificio, bello e grandioso, volge al suo termine e io non so a chi meglio rivolgermi per affidare l’istituzione che ai benemeriti Figli di don Bosco, verso i quali ho avuto sempre la più grande venerazione (…)

L’iniziale idea dell’arciprete era quella di far convivere la realtà oratoriana con quella dell’Orfanotrofio, attuale Casa Saretta.

La risposta concreta all’appello però tardava, nonostante i contatti, le richieste garbate ma pressanti, le visite e le promesse. L’arciprete acquistò nel frattempo (1925) un appezzamento di terreno edificabile, presso il cimitero, da destinarsi al futuro edificio dell’Oratorio[3].

Infine, la tenacia ed insistenza di Saretta, che faceva propri i bisogni e le aspettative della popolazione, vinsero la prudenza dei superiori della Congregazione, favorevolmente colpiti dalla sua “preziosa benevolenza per i Salesiani” e dalla sua “mirabile attività di illuminato zelo”.

Nel 1926 il Rettor Maggiore, il beato don Filippo Rinaldi, in visita all’Orfanotrofio, rimase positivamente colpito e promise la presenza dei Salesiani a San Donà[4], esortando l’ispettore don Festini ad accontentare le richieste del parroco e della popolazione sandonatese, “…anche a costo di sacrifici”.

Il primo disegno dell’edificio, a cura dell’ing. salesiano Giulio Valotti di Torino, nel dicembre 1926 arrivò a Saretta, che non mancò di fornire alcuni suggerimenti.

Con la protezione di Maria Ausiliatrice, tanto invocata per il buon fine dell’Opera, la posa della prima pietra[5] avvenne con solennità il 15 maggio 1927. Tra le autorità civili e religiose ricordiamo il Vescovo salesiano di Nepi e Sutri, mons. Luigi Olivares, proclamato Servo di Dio.

I lavori, diretti dall’ing. Ennio Contri, iniziarono il 3 agosto dello stesso anno; ad inverno appena inoltrato la struttura di mattoni della prima parte dell’edificio aveva già la copertura dei coppi.[6] Finalmente, con festosa e trionfale accoglienza, nel giorno della festa patronale lunedì 24 settembre 1928, arrivarono in treno a San Donà i primi tre Salesiani: il direttore don Riccardo Giovannetto, il chierico Luigi Ferrari e il coadiutore Mauro Picchioni.

Provvisoriamente, per alcuni mesi, furono ospitati nell’Orfanotrofio, gestendo in questo primo periodo il collegio per i 67 orfani maschi.[7]

Recentemente[8], in un banchetto di antiquariato è stata recuperata un’importante testimonianza di quegli anni. È la cartolina con  l’immagine dell’Orfanotrofio, scritta dal coad. Picchioni con inchiostro blu (ora tinta seppia), in fine calligrafia: “San Donà di Piave. 13-10-28. Zia carissima, ti scrivo dalla mia nuova residenza, qua mi trovo assai bene, e sono contento (…) Scrivimi se puoi, dandomi tue notizie: Orfanotrofio, Salesiano. San Donà di Piave (Venezia) (…) P. Mauro.

Seguì l’inverno del grande freddo, che fece ghiacciare il Piave, e dei Patti lateranensi (11 febbraio 1929). Con la bella stagione si ebbe la proclamazione di don Bosco beato (20 giugno 1929) e poi l’arrivo di altri quattro Salesiani, tra cui il chierico Piero Prez.