80 anni di storia dell’Oratorio don Bosco di S. Donà

 

Gli anni ’50: il rilancio

 Trascorso il tragico periodo della seconda guerra mondiale, quando San Donà di Piave fu coinvolta nei bombardamenti del 1944-45, nei primi anni ’50 continuò la difficile opera di ricostruzione e rinascita, con timidi segnali di speranza. Nel giugno 1950 venne completata la riparazione delle due campate bombardate del ponte che unisce San Donà e Musile.

Erano però soprattutto il tessuto sociale e produttivo a necessitare di un’opera di ricostruzione. Le sacche di povertà erano ben evidenti e molte le zone della cittadina in cui vi erano ancora le baracche ereditate dalla Prima Guerra Mondiale: così in via Sabbioni, in via Pralungo, in via Nazario Sauro, nel cortile del “Casermone” San Marco e a Ponte Alto, la cosiddetta “Mathausen”.

Uno dei principali problemi da affrontare era la disoccupazione, tra le cui cause si individuavano la carenza d’industrie, l’ormai esuberante forza lavoro agricola, l’afflusso di nuovi abitanti, tra i quali anche i profughi giuliani.

Per superare questa crisi ormai cronica, i rimedi sembravano due. Il primo, veniva individuato nel far nascere nuove industrie, consolidandosi nel frattempo la consapevolezza della necessità della formazione di manodopera qualificata; l’altra soluzione era l’emigrazione. Infatti, nel decennio 1951-‘61 il censimento della popolazione indica per la prima ed unica volta dal 1871 un trend negativo della popolazione sandonatese di quasi mille unità, causato appunto dall’emigrazione.[20]

In questo decennio San Donà aveva ancora un’unica grande parrocchia, gestita da mons. Luigi Saretta, che nel 1958 festeggiava il mezzo secolo di sacerdozio, e dai suoi numerosi cappellani.

Il territorio del nucleo urbano era suddiviso in quattro zone, gestite pastoralmente da altrettanti coadiutori, facenti le veci del parroco. Così, oltre al Centro, c’era la zona “Sabbioni” – competenza di don Piero Bellinaso – la zona “Nord” – affidata a don Marcello Cecchetto e, infine, la zona “Forte ’48”, di cui fa parte l’Oratorio, affidata a don Giovanni Michielan.

Protagonista della ripresa dopo le distruzioni (in tutti i sensi) della guerra fu senz’altro don Domenico Moretti, destinato a rimanere nella memoria collettiva come il Direttore dell’”Oratorio più bello del mondo”. A cavallo tra gli anni ‘40 e ’50 egli operò all’Oratorio, mostrando tutto “l’entusiasmo e la vitalità di un innamorato di don Bosco”. “Avveniva per don Moretti come per don Bosco: ognuno si sentiva il prediletto e lo era realmente”.[21] E così era anche per i terribili ragazzi della zona Forte ’48, ai quali diceva: “voi siete i migliori, senza di voi l’Oratorio non può andare avanti”. Don Moretti “ammoniva con serietà, ma senza umiliare, fornendo sempre le dovute motivazioni”.

Egli era particolarmente capace di chiedere ed ottenere la solidarietà e aiuti materiali di ogni tipo per i suoi ragazzi e l’Oratorio… con una buona dose d’umiltà.

Alla domenica usciva in strada e con un campanellino invitava la gente ad entrare per la Messa; i ragazzi erano spesso richiamati con un fischietto. La frequenza alle funzioni era invogliata per i ragazzi anche con le tesserine, su cui venivano posti i timbri che permettevano l’entrata gratuita al cinema, ottenere qualche premio o frequentare a costo ridotto le gite fuori porta: Motta, Follina, Jesolo…

Nell’Anno Santo 1950 Domenico Savio venne proclamato beato e la comunità sandonatese dedicò all’evento solenni festeggiamenti con un triduo di conferenze, la processione e la Messa solenne celebrata dal parroco mons. Saretta nella chiesa ancora da terminare. Ogni occasione di festa[22] serviva ad alimentare la vivacità di un ambiente che aveva nel suo fine ultimo l’educazione cristiana dei ragazzi.

Nel 1952 aveva finalmente compimento la costruzione della nuova chiesa dell’Oratorio, la cui inaugurazione ufficiale si tenne nella Festa dell’Immacolata.

Intanto “la soddisfazione che anche Monsignor Saretta sentiva crescere in cuore per un sogno finalmente realizzato, era intaccata dal sordo timore di veder disgregarsi l’unità parrocchiale, cui tanto teneva”. La chiesa, che doveva essere secondo le direttive di mons. Saretta solo per la gioventù maschile, in realtà veniva frequentata nei giorni festivi anche da uomini e donne, che accompagnavano i figli, nonostante gli inviti e raccomandazioni del Direttore di partecipare alle funzioni in Duomo.

Per le incomprensioni che ne derivavano, don Moretti e mons. Saretta arrivarono a soffrire fino alle lacrime. Entrambi avevano a cuore il bene dell’oratorio e lavoravano instancabilmente per lo sviluppo della città, ma le modalità adottate non sempre erano in sintonia”…

L’8 dicembre 1954, due anni dopo l’inaugurazione della chiesa, veniva ripetuta la solenne consacrazione alla Vergine Maria.

Nell’agosto del 1955 arrivò l’inaspettata notizia della nuova obbedienza di don Moretti per la Casa di Trieste. L’impegnativo testimone di don Moretti fu consegnato nell’ottobre 1955 a don Giorgio Zancanaro, il Direttore che condusse l’Oratorio nella seconda metà del decennio, caratterizzata dal nuovo impegno del Centro Professionale.

Nel giugno 1957 l’Arciprete evidenziava nel Foglietto che, fra i principali problemi strutturali della città vi era anche “l’apertura di una Scuola Professionale, che già sembra matura nella mente di tutte le nostre Autorità.” Nata su iniziativa dei Sindaci del Basso Piave, la gestione venne affidata ai Salesiani.

Finalmente, il Parroco del Duomo poté scrivere nel Foglietto Parrocchiale del 1 settembre 1957: “Noi, che abbiamo creato l’Oratorio e che abbiamo aperto nell’Orfanotrofio, fin dal 1925, il primo corso di istruzione professionale, con laboratorio di vimini, salutiamo con viva gioia e profonda commozione l’annunzio della apertura di questo Centro di istruzione professionale, al quale offriamo i primi locali nell’Orfanotrofio (…). Siamo lieti che i benemeriti figli di Don Bosco ne prendano la direzione.”

L’attività del “Centro di Istruzione professionale Basso Piave” fu avviata nell’ottobre del ‘57, con i corsi normali di primo addestramento di aggiustatori meccanici, falegnami modellisti (metallurgici), elettricisti installatori, chimici industriali.

I corsi prevedevano sei ore giornaliere d’insegnamento, comprensive di esercitazioni pratiche e lezioni teoriche, da ottobre a maggio.

Il giorno dell’inaugurazione ufficiale (17 novembre 1957), alla presenza tra gli altri del Sottosegretario al Bilancio on. Ferrari Aggradi, con lungimiranza e saggezza il parroco Saretta, oltre a ringraziare l’Amministrazioni di San Donà e dei Comuni limitrofi, per aver preso l’iniziativa, nonché i salesiani per l’impegno ad attuarla, definì questa un’opera ideata “per la salvezza della gioventù e per l’avvenire di S. Donà”. L’Ispettore don Fava, a nome dei confratelli, ringraziò le autorità e la popolazione per la fiducia mostrata verso i Salesiani. Ricordò anche che Don Bosco fu un pioniere in questo settore ed è grazie a lui se i salesiani hanno potuto acquisire una competenza specifica nel settore.

Nel giugno 1958, in condizioni e possibilità ridottissime il “Centro di Addestramento Professionale” concludeva il primo anno, avendo preparato 180 giovani, un promettente contributo alla formazione di lavoratori qualificati, alcuni dei quali saranno gli artigiani ed imprenditori del domani.

Nonostante l’entusiastico avvio, sorsero fin da subito delle difficoltà. Sembrava, infatti, che il Centro Professionale dovesse lasciare spazio ad un’altra realtà simile, l’INAPLI di via Pralongo, verso cui l’Amministrazione comunale aveva nel frattempo volto il suo interesse, e che tra le due scuole non potesse esserci possibilità di convivenza.

Già dai primi mesi del primo anno scolastico non mancavano i disagi legati alla provvisorietà dei locali ed alla contemporanea presenza in Oratorio della Scuola Media. Lo stesso Parroco si interessava all’evoluzione degli avvenimenti raccomandando il Centro Professionale all’Ispettore.

Con il passare dei giorni sembra però sempre più lontana la soluzione del problema legato alla costruzione delle necessarie strutture, per i tentennamenti del Consorzio dei Comuni del Basso Piave.

Prima dell’avvio dell’edificazione dei nuovi capannoni, che ospiteranno la scuola professionale, trascorse un periodo ancora più difficile.

L’agosto del 1959 si presentò piuttosto “caldo”. Infatti, la creazione della nuova scuola professionale cittadina in via Pralongo suscitò delle tensioni.

Mons. Saretta, in un articolo del Foglietto Parrocchiale di domenica 23 agosto, si esprimeva con queste accorate parole: “C’è stato qualcuno, che si è lamentato perché il Foglietto non ha detto niente sopra la situazione dolorosa, che in questi giorni tiene in ansia i buoni cittadini e fedeli di S. Donà. Veramente, a suo tempo, il Foglietto ha deplorato la creazione di un nuovo centro professionale, dopo la solenne apertura di quello dell’Oratorio (…) Nei mesi scorsi, e precisamente verso la fine di aprile, abbiamo potuto incontrarci col Rettor Maggiore dei Salesiani, il Rev.mo Don Ziggiotti, e con le lagrime abbiamo supplicato di non abbandonare il popolo di S. Donà.

Gli abbiamo detto: Forse pochi hanno tanto amato D. Bosco come l’abbiamo amato e lo amiamo noi, che per trent’anni siamo vissuti nel sacrificio, nel lavoro a preparare per i suoi figli il più bel Oratorio d’Italia.

Aggravandosi la crisi, venti giorni or sono abbiamo spedito allo stesso Rettore: «Di fronte all’aggravarsi della situazione voglio rinnovarle la mia completa solidarietà et quella dei miei Cooperatori et tutta la Parrocchia con la cara et gloriosa Famiglia Salesiana che sempre ho tanto amato e per la quale ho dato quasi tutta la mia vita. Supplico Lei venerato Superiore di non permettere nessuna frattura e di suggerire una soluzione che salvi l’Opera. Disposti a qualunque sacrificio.»

Ultimamente, per chiarire la situazione e per salvare l’opera, abbiamo fatto ricorso al Pastore della Diocesi, al Vescovo di Treviso, e abbiamo messo tutto nelle sue mani. Senza raccogliere insinuazioni, critiche, amarezze, fidenti in Dio e nella rettitudine del nostro operato, attendiamo che ritorni la concordia e la pace e risplenda di vita e di giovinezza cristiana il caro Oratorio, per il quale abbiamo dato la miglior parte della nostra vita, con l’unico scopo di assicurare la formazione cristiana dei nostri figliuoli.

Queste righe, furono scritte qualche giorno prima della diffusione del Foglietto. La mattina di quella stessa domenica 23 agosto, infatti, gli avvenimenti evolsero burrascosi, come si legge nella Cronaca dell’Oratorio di quel giorno: Giornata campale: dopo la Messa delle otto facciamo uscire tutti dal cancello di fondo. È stato affisso al portone un cartello: «Oratorio chiuso dalle 9 alle 14» con l’orario delle messe in parrocchia. Alle 10 la piazzetta antistante l’Oratorio è gremita di dimostranti che dopo aver intonato «giù dai colli» sono sfilati per la città facendo poi ritorno all’Oratorio. (…) Alle 11.45 i dimostranti si sciolgono (…) Ritorna la calma.

Nel Foglietto della settimana successiva (domenica 30 agosto) con il titolo “Un episodio doloroso”, da parte del Parroco si commentò amaramente quanto accaduto, soprattutto per alcuni momenti di degenerazione della manifestazione, causati da una minoranza, ma le righe finali non lasciano dubbi circa l’animo di mons. Saretta sull’Opera: “Uno solo è il nostro voto e deve essere la preghiera di tutti: che ritorni la concordia e la pace, che si salvi la Scuola Professionale dell’Oratorio e che si salvi la nostra gioventù.

A fine settembre, quando il caldo dell’estate non riscalda più gli animi, possiamo leggere: “Siamo lieti di annunziare che finalmente è stata firmata la convenzione tra il Comune di S. Donà coi comuni del Basso Piave e i RR. Salesiani, per il Centro Professionale, capace di 400 alunni.

Sia ringraziato il Signore. E un particolare ringraziamento vada a Sua Ecc. il Vescovo di Treviso[23] e il Suo Vicario Generale Mons. Tommasini, che con tanto impegno e sacrificio si sono adoperati per comporre la nota dolorosa vertenza, aggravata da tante calunnie e dolorose manifestazioni.

I genitori cristiani si apprestino, ora, a iscrivere i loro figliuoli ai corsi del provvido Centro Professionale dell’Oratorio.