80 anni di storia dell’Oratorio don Bosco di S. Donà

PARTE SECONDA: Sino agli inizi del Terzo Millennio

Gli anni ’60: la modernità

A livello internazionale, molti stati africani acquistarono l’indipendenza. Non mancarono conflitti e tensioni in un po’ tutto il mondo (guerra in Vietnam, Palestina, crisi di Cuba ecc.), in piena “Guerra Fredda”. Il fermento sociale de finito “il 68”, ebbe echi postumi in Italia. Si ebbe anche l’epopea delle grandi imprese spaziali, con l’apice nello sbarco sulla Luna (1969).

In questi anni di profondi cambiamenti sociali, la Chiesa Cattolica visse il suo grande rinnovamento con il Concilio Vaticano II (1962-1965), più un punto di partenza che di arrivo…

Nel 1960 a San Donà fu avviata la distribuzione capillare dell’acqua potabile e s’intensificò l’elettrificazione del territorio comunale; venne aperta via Risorgimento e si asfaltarono le vie Brusade, Carbonera, Venezia e Verdi; furono costruite le Scuole Elementari S. Trentin.

Lo sviluppo urbanistico fu tale che, già a fine 1960, l’Arciprete Saretta si domandava: “Chi, tornando a S. Donà, dopo qualche tempo di assenza, non resta preso da ammirazione e quasi non riconosce più la sua vecchia borgata, che arieggia ormai a una cittadina piena di movimento e di vita?

A febbraio del 1960 arriva “provvisoriamente” all’Oratorio di San Donà il coadiutore salesiano Giuseppe (Bepi) Arvotti.

Dopo i difficili inizi, finalmente, nel terreno dell’Oratorio cominciò la costruzione della nuova sede del Centro di Addestramento Professionale, che meritò la visita dello stesso Rettor Maggiore dei Salesiani, don Ziggiotti il 15 settembre: “Visita straordinaria del Signor Don Renato Ziggiotti, Rett. Magg. che visitò tutto l’oratorio e si intrattenne con i Salesiani dalle ore 18.30 alle ore 19.30. Ai Salesiani, ai Cooperatori, agli Exallievi, allievi, Benefattori lasciò il suo paterno saluto ed impartì a tutti la Benedizione di Maria Ausiliatrice”.

L’Arciprete compì 75 anni e nei suoi scritti compariva in varie occasioni il tentativo di fare un bilancio sulla situazione della cittadina, che stava entrando nel pieno del boom economico, ma anche sui suoi quarantacinque anni di gestione della Parrocchia madre, alla cui unità faceva continuo appello. In questi suoi interventi nel Foglietto Parrocchiale egli richiamava vari aspetti della morale e della pratica religiosa, con riferimenti particolari anche all’Oratorio Don Bosco: “L’ultima domenica di gennaio, festa del grande apostolo dei giovani, deve vedere raccolta tutta la gioventù sana di S. Donà risoluta di affacciarsi all’avvenire con il programma luminoso della fede e della legge del Signore.” “Ci sorride la speranza di vedere tutti i nostri figliuoli alla Santa Comunione del mattino e, nel pomeriggio, nel trionfale ingresso, fra il popolo fedele di S. Donà, nella Chiesa Parrocchiale, sotto la protezione del grande Apostolo dei giovani, S. Giovanni Bosco.

(…) Cari giovani, cura, tormento, passione, amore del nostro sacerdozio, nella bella festa di S. Giovanni Bosco, che abbiamo tanto onorato e invocato fin dai primi anni del nostro ministero, accogliete l’invito del vostro Arciprete e, oggi, davanti a tutto il popolo di S. Donà, promettete che sarete fedeli alle solenni promesse del vostro Battesimo, che tornerete spesso ai Santi Sacramenti, che sarete perseveranti ogni festa alla S. Messa e ai Vespri solenni, nella vostra Parrocchia (…) Questi sono i nostri sentimenti, questi i desideri, i propositi dell’animo nostro nella festa dei giovani. È la festa della primavera cristiana! È la festa più bella di S. Donà di Piave.”

In un articolo del Foglietto, mons. Saretta commentava un intervento dell’Arcivescovo di Milano, Card. Montini (futuro Paolo VI) sugli Oratori: “Non si poteva meglio dipingere la grande e santa opera degli Oratori. Con questa visione è nato anche il nostro caro oratorio e ci sorride la speranza che esso sarà veramente la salvezza dei nostri figliuoli”.

Ma con l’inizio estate apparvero sul Foglietto avvisi perentori, che culminarono nel divieto per ordine del Vescovo, dal 1° luglio, per gli “uomini, donne e fanciulle” di frequentare la Chiesa dell’Oratorio, al fine di osservare “quanto era stato stabilito nel decreto della erezione dell’Oratorio nel 1930” e confermato nella visita pastorale del 1955. Questa dura presa di posizione portò ad una sorta di “silenzio” sull’Oratorio nei Foglietti dei mesi successivi e ad un periodo di incontri e discussioni, anche a livello di Diocesi e di superiori salesiani.

Nel 1960, Saretta vuole mettere definitivamente fine all’annosa disputa sulla frequentazione della chiesa dell’Oratorio e per far questo chiama in causa il decreto di erezione dell’Oratorio, vecchio oramai  di trent’anni (…) ma la gente non riesce a capire, magari fraintende, troppo vicina è la vicenda del Centro professionale. Tuttavia, a distanza di tempo, si comprende che l’ostinazione di Saretta va ricondotta alla sua concezione del Duomo come emblema dell’unità parrocchiale”.

Nel suo elogio funebre, nel trigesimo della morte di Saretta, Don Piero Bellinaso proferì queste parole: Monsignor Saretta aveva come tutti, i suoi momenti difficili, causati da un temperamento irrequieto, ma ancor più dalla malferma salute (…) ma non si voglia valutare tutto l’operato di un uomo dal solo suo inoltrato tramonto, senza conoscere o volendo ignorare quello che è stato il suo splendente mattino e il suo fulgido meriggio qui e altrove, fino agli stessi confini del Veneto.[24] 

Il censimento del 1961, per la prima volta evidenziò un arresto della crescita demografica, che aveva caratterizzato da almeno un secolo il Sandonatese e il Veneto. Dopo l’andamento negativo del decennio precedente, negli anni ’60 riprese decisamente l’incremento della popolazione sandonatese, che arriverà a sfiorare i 30.000 abitanti nel 1971.

In occasione della Festa di don Bosco 1961, il Vescovo di Treviso, mons. Antonio Mistrorigo, visitò l’Oratorio. Un paio di mesi dopo mons. Luigi Saretta si congedò dalla sua amata Parrocchia, dopo 46 intensi anni. Nell’ultimo periodo di vita trascorso a Treviso, fu più volte presente nella sua città d’adozione e, soprattutto, non mancarono gradite visite al suo amato Oratorio.

Arrivando nel settembre di quell’anno, il nuovo parroco mons. Angelo Dal Bo trovò una Parrocchia con oltre 18.000 abitanti. Sarebbe spettato a lui, negli anni successivi, il delicato compito del suo frazionamento per la creazione delle attuali parrocchie cittadine.[25] Egli fu un grande amico dell’Oratorio e dei Salesiani, favorendo una nuova stagione di stima e collaborazione reciproca.

Tra i cambi, ci fu anche quello del Direttore dell’Oratorio. Al termine del sessennio, don Giorgio Zancanaro venne sostituito da don Alessandro Feltrin.

Tra il nuovo Direttore ed il Parroco nacque subito un rapporto di stima. Egli rimase a San Donà soli tre anni, ma ebbe spesso modo di ritornarvi in seguito, con l’occasione dell’attività del Centro di Orientamento psicopedagogico.

Il 1962 è l’anno in cui furono ordinati sacerdoti salesiani tre giovani sandonatesi: don Severino De Pieri, don Giancarlo Botter e don Siro Pellizzaro (in Colombia).

L’anno successivo in via Risorgimento fu ultimato il Grattacielo ed avviata la prima sezione dell’Istituto Tecnico Commerciale per Ragionieri, con sede provvisoria presso la Scuola Media sul Corso Trentin.

Sono gli anni in cui il cortile dell’Oratorio, solo maschile, era vivacemente ed energicamente animato da don Nicola Pelizzon, promotore di attività destinate a diventare “mitiche” nella memoria di quanti le vissero. Egli stesso, assieme ad un gruppo di laici, fondò la Polisportiva Don Bosco (1963).

Intanto, ormai libero dal ruolo di Parroco, mons. Saretta faceva delle visite a San Donà e, in particolare, all’Oratorio, ospite nei pranzi. Tra i Salesiani e l’anziano sacerdote il legame si rinsaldò ancor di più, come testimoniato dallo “scambio” delle visite. Fu ancora presente per il Convegno Ex-Allievi nel maggio 1964 e, per l’ultima volta nel “suo” amato Oratorio, il 24 di maggio, in occasione della processione mariana che si snodò nel cortile. Attendendo sotto il porticato l’arrivo della statua, “parlò di Lei come poche volte aveva fatto.[26] Di lì ad una settimana il sacerdote, sandonatese d’adozione, spirò sull’uscio della casa a Treviso. Una lapide all’entrata dell’Oratorio, benedetta dal Vescovo di Treviso mons. Magnani, esprime la riconoscenza dei Salesiani verso il presule.

Ad ottobre don Feltrin venne sostituito dal nuovo Direttore dell’Oratorio don Cesare Destro.

Nel 1965, anno di conclusione del Concilio Vaticano II, la Parrocchia del Duomo (che ancora coincideva praticamente con la città di San Donà) vantava 26 aspiranti al sacerdozio. In Oratorio si effettuarono alcune migliorie, quali l’asfaltatura del cortile, la costruzione di nuove camere per i Salesiani nell’ala nord e la predisposizione dell’ingresso del cinema in via Tredici Martiri.

A luglio un fortunale provocò danni in tutta San Donà e l’abbattimento degli alti pioppi che contornavano il campo da calcio dell’Oratorio. Nel pieno di quell’estate venne quindi ultimata la sistemazione della Colonia di Vigo di Fassa, grazie al lavoro del coad. Venier coadiuvato da alcuni allievi.

Nei giorni della disastrosa alluvione del 1966 l’Oratorio offrì il suo contributo nella gestione dell’emergenza, allestendo la mensa per i vari reparti di vigili del fuoco, polizia e militari affluiti a San Donà da altre zone ed alloggiati nelle Scuole di via Carbonera. In questi drammatici giorni, i sacerdoti furono senz’altro protagonisti nell’assistere e prendere iniziative, coinvolgendo le comunità parrocchiali ed i gruppi giovanili. Il salesiano don Ottorino Cariolato, mobilitò gli Scout del Gruppo Asci San Donà 1°, di cui era assistente.

Nell’anno scolastico di fine decennio (1968-69) si ebbe il massimo numero d’iscritti alla scuola professionale dell’Oratorio.

Nell’estate 1969 viene fu avviato il soggiorno per ragazzi nella Casa marina, da poco completata. La comunità Salesiana di San Donà in un consiglio di dicembre accettò la gestione in proprio della Colonia. Due giorni prima i Salesiani festeggiarono l’approvazione e quindi l’avvio del COSPES (Centro di orientamento Psicopedagogico) che avrà in don Paolo Penzo il suo instancabile direttore per più di trent’anni.[27]

In questo ultimo scorcio di decennio veniva costruita l’ultima ala dell’Oratorio. Il 29 dicembre 1969 si svolse l’inaugurazione ufficiale e solenne, pur nella sua semplicità e brevità, per mano del Rettor Maggiore dei Salesiani, don Luigi Ricceri, sesto successore di don Bosco.