80 anni di storia dell’Oratorio don Bosco di S. Donà

 

 

Gli anni ’70: verso il rinnovamento

 

Negli anni settanta San Donà di Piave superava la soglia dei 30.000 abitanti anche se l’incremento della popolazione, rispetto al precedente decennio, subì una flessione che sarebbe diventata più netta successivamente.[28]

Nella società italiana entrata nel pieno del benessere economico si stanno pian piano radicando i tarli della pornografia, droga, divorzio e aborto. In più occasioni, anche la chiesa sandonatese analizza la situazione sociale e richiama ai valori. Il tema della pornografia al cinema viene posto all’ordine del giorno del Consiglio Parrocchiale, di recente composizione (1968). Già da alcuni anni, nel Foglietto Parrocchiale, venivano riportati i giudizi morali sui film proiettati nei cinque cinema cittadini e, in quello del 13 dicembre 1970, si commentava amaramente: “In settimana verranno proiettati sulle quattro sale cinematografiche pubbliche della città (esclusa la sala Don Bosco) 13 films. Di questi, ben 8 sono classificati esclusi. Bella vergogna!

In Parrocchia si fece una riflessione sul Sacramento del matrimonio (è l’anno della legge sul divorzio!), della famiglia e dell’educazione dei figli.

Si evidenziava una stretta sintonia e collaborazione tra Parrocchia e Oratorio in tema di educazione dei giovani e nel cercare di leggere ed interpretare i “nuovi tempi” che avanzavano velocemente. La conclusione della Settimana dei Giovani” 1970 fu posticipata al 15 marzo, con la “Messa dei Giovani” in Duomo. Quel giorno, in cui si tenne la bella e partecipata iniziativa per i giovani di San Donà, sarà però ricordato per un fatto di tutt’altra natura, destinato a segnare indelebilmente la storia di questa comunità: la tragica morte di Marietto, un ragazzino di 9 anni appartenente agli ADS, ucciso da un giovane deviato. Come si commenta in un recente libro, da allora San Donà non è più stata quella di prima…[29]

A settembre del 1970 arrivò il nuovo Direttore don Ettore Andreatti, che in una lettera agli allievi e genitori espresse stima e ringraziamento per il suo predecessore: “Chi vi scrive è il nuovo Direttore: sono stato chiamato a questo difficile compito in sostituzione di don Cesare Destro (…) Saluto e ringrazio anche a nome vostro don Cesare che ha lavorato con tanta bontà e dedizione in questo nostro centro Professionale…

A marzo 1971 si tenne la prima edizione del “Canto dell’Usignolo”, il concorso canoro per ragazzi che, nato per i genitori degli A.D.S. e delle Ragazze 2000, negli anni a seguire avrà notevole sviluppo e coinvolgimento di persone.

Particolarmente attento al mondo della scuola, il nuovo Direttore fu promotore dell’iniziativa, che riprese in Oratorio la formazione “intermedia”, tralasciata a fine anni ’50 con l’avvio del Centro Professionale, ossia la scuola serale di recupero per licenza dalla scuola media. L’Oratorio divenne così sede della sezione CRACIS (Corsi di Richiamo e Aggiornamento Culturale di Istruzione Secondaria) della Scuola Media Ippolito Nievo. La collaborazione si ebbe grazie al Preside Barbuti, ex-allievo e gran amico dei Salesiani.[30] A qualche settimana dall’inizio della scuola serale, domenica 21 novembre del 1971 nella chiesa dell’Oratorio don Bruno Zamberlan, uno dei ragazzi che frequentarono il suo cortile, venne ordinato sacerdote salesiano per mano del Vescovo mons. Cognata.

Il 1972 è l’anno delle nuove Costituzioni salesiane, rinnovate alla luce del Concilio Vaticano II e della beatificazione di don Rua, primo successore di don Bosco.

Nelle norme applicative del Concilio Vaticano II si trovano indicazioni anche circa le disposizioni dell’altare nelle chiese, per celebrare “versus populum.” Già in occasione dell’ordinazione di don Zamberlan fu tolta dal presbiterio della chiesa dell’Oratorio la balaustra; successivamente continuarono gli adeguamenti, con la modifica dell’altare maggiore, su disegno del geom. Leandro Rizzo. La Cronaca registra che la nuova disposizione suscitò consenso il anche del vecchio Direttore don Moretti, in visita all’Oratorio. A novembre, poi, venne collocato nel centro dell’abside il crocifisso artistico, dal peso di due quintali: “Non fu impresa facile, anzi assai faticosa. È dono dell’Ex-allievo Domenico Russo”.

Anche nell’animazione liturgica cominciarono le novità, con l’introduzione dell’italiano e con il canto. Domenica 30 gennaio, fu celebrata in anticipo la solennità di San Giovanni Bosco in una “chiesa gremita di ragazzi e popolo. Moltissime comunioni. Sostennero il canto i ragazzi stessi, con accompagnamento di pianola.

Per un’altra grande festa, l’Immacolata ‘72, “canti con accompagnamento di orchestrina. Questa debutta per la prima volta.” L’introduzione degli strumenti “giovanili” suscitò in qualcuno delle critiche che sempre accompagnano il nuovo. Si era ancora ai primi tentativi che, come tutte le cose nuove, vanno affinate e… accolte. Il Santo “beat” del Giombini (1966) e le canzoni sacre moderne cominciarono comunque a far parte dell’animazione liturgica delle Messe oratoriane, con il decisivo apporto del coad. Bepi Arvotti.[31]

Nell’estate del 1973, tutta la comunità rimase scossa dall’improvvisa morte del giovane ed amato salesiano coadiutore Italo Callegari, annegato in seguito a malore sul litorale presso la Colonia di Caorle. La sua bontà, generosità e dolce sorriso gli avevano attirato la simpatia di tutti. Era stato attivo nel Centro Professionale, nell’animazione degli ADS e in Parrocchia, quale membro del Consiglio Pastorale. Il suo funerale si tenne eccezionalmente in Oratorio. Dopo don Zaio (1939), Callegari è il secondo salesiano che muore nella comunità di San Donà di Piave.

La mattina del 28 maggio 1974 una bomba causò una strage a Piazza della Loggia a Brescia. Alla sera di quello stesso giorno, dopo lunga malattia affrontata con coraggio e fede, si spense mons. Angelo Dal Bo, il Parroco del Duomo, grande amico dell’Oratorio. Come da suo volere, le campane suonate a festa annunciarono a tutta la comunità il suo ritorno alla Casa del Padre.

A qualche mese di distanza in una lettera dalla Bolivia, quale missionario pioniere dell’Ispettoria Salesiana San Marco, don Aquilino Libralon espresse tutto il suo affetto per l’Arciprete: “Quando ci salutammo, prima di partire ambedue sentivamo che era un addio, e lui ebbe il coraggio di dirmelo, con semplicità e con un atto fiducioso d’abbandono alla sua volontà. Mi abbracciò, e ciò che non fece nemmeno il mio Superiore, mi benedì. Credo che S. Donà gli debba molto…

Con la partenza in quello stesso anno di don Libralon si aprirà una nuova stagione di coinvolgimento della comunità, in particolare giovanile, nelle missioni ad gentes. Al suo arrivo il nuovo parroco, mons. Bruno Gumiero, con la promozione di alcuni incontri di studio e riflessione tra i parroci ed i salesiani operanti a San Donà puntò subito ad una stretta collaborazione “per una pastorale d’insieme”.

Egli negli anni, pur ovviamente con stile diverso, continuerà ad esprimere la stima già manifestata dai suoi predecessori verso l’Opera salesiana, inserita nella Parrocchia del Duomo…

Dopo alcuni anni “di studio” ed esperienze “pionieristiche”, come appunto quella dell’“Operazione Bolivia” (già OMG e poi Mani Tese), nella seconda metà degli anni ‘70 venne definitivamente superata l’impostazione originaria di Oratorio maschile, ampliando progressivamente l’offerta educativa anche alle ragazze e sino alla fascia dei giovani. Questo delicato passaggio viene descritto da don Piergiorgio Busolin: “(…) emergono ormai problematiche che domandano risposte nuove. Con la terza media i preadolescenti danno l’addio all’Oratorio e così i giovani risultano i grandi assenti. Inoltre le associazioni stanno sentendo la crisi della contestazione degli anni ’68, che a San Donà arriva un po’ in ritardo, e quindi non riescono ad essere il volano che anima tutta la vita dell’Oratorio, come sarà in seguito.

Il 1976 è ricordato come l’anno del terremoto, il tragico avvenimento che tuttavia fu occasione di un nuovo impulso per il mondo dell’aggregazione giovanile, grazie alle molte azioni di solidarietà che ne scaturirono. Nello stesso anno morirono Lucia Schiavinato e don Zancanaro. A San Donà vennero inaugurati la nuova chiesa della Parrocchia di San Pio X e il Parco Fluviale.

Ma è questo soprattutto un anno di svolta nell’impostazione dell’Oratorio. In occasione della festa di don Bosco, in un articolo sul Foglietto Parrocchiale don Giorgio Marchiori fece un riassunto della situazione associazionistica oratoriana: “Gli A.D.S.: Ottanta ragazzi circa. Il gruppo dell’A.G.E.S.C.I. (scouts) sessanta tra lupetti, esploratori e capi. Gruppo Mani Tese: Trenta giovani circa. Il gruppone degli sportivi: centocinquanta giovani circa. Il gruppo bandistico: Quaranta giovani. A.C.R. (Azione Cattolica Ragazzi): Quaranta ragazzi circa. Altri sono in formazione.

Sono numeri che andranno ad aumentare notevolmente negli anni a seguire anche considerando le altre forme di aggregazione esistenti o di prossima formazione o riorganizzazione, come il Gruppo studentesco (poi CL) e i Cooperatori Salesiani.[32]

Un impulso alla novità deriverà sicuramente anche dai nuovi Salesiani, in primis il nuovo Direttore don Alberto Trevisan. Anni più tardi, don Piergiorgio Busolin, anch’egli protagonista di quella nuova stagione commenterà il passaggio: “Con il cambio di don Nicola, si chiude un’epoca mitica dell’Oratorio, un’epoca durata dodici anni. Quando si entrava all’Oratorio, si incontrava un prete sorridente e indaffarato e attorno a lui una nuvola di ragazzi. Era lui l’organizzatore dei tornei e delle olimpiadi, delle preghiere della sera in cortile e del fioretto del mese di maggio, delle gare di go-kart e delle giornate al mare… Don Nicola era tutto, era l’Oratorio.

Negli anni a seguire si conclusero iniziative tradizionali quali le Olimpiadi, la Funzione pomeridiana della domenica prima del cinema, la Settimana del Giovane in preparazione alla festa di don Bosco e se ne lanciarono di nuove.

Nel 1977, anno di elezione del nuovo Rettor Maggiore don Egidio Viganò, l’Oratorio fu colpito da altri due lutti nella sua Comunità religiosa: muoiono l’anziano don Domenico Trivellato e Sandrino Gottardo, giovane studente friulano, che non aveva ancora professato i voti perpetui.

Nel 1978, l’anno dei tre Papi, ricorreva il 50° dell’arrivo dei Salesiani a San Donà. Ebbene, l’idea partita dagli Ex-allievi di celebrare degnamente l’evento pian piano contagiò anche i giovani, che vennero coinvolti negli incontri di programmazione. Da questo comune fermento nacquero le nuove attività destinate a diventare “tradizionali” per l’Oratorio: la Proposta Estate, la Settimana dell’Oratorio, ma non solo.

A maggio, si proposero degli incontri di preghiera per i ragazzi e giovani appartenenti ai gruppi, cui era affidata la gestione a turno. La felice iniziativa ebbe seguito per alcuni anni sotto forme nuove, quali la “Scuola di preghiera”.

Il culmine e conclusione delle celebrazioni del giubileo oratoriano si ebbero il 14 gennaio 1979 con il festoso arrivo del Rettor Maggiore don Viganò all’Oratorio. In quella bella giornata di sole tutta la Comunità si strinse attorno al settimo successore di don Bosco che benedisse nell’occasione il busto del Santo, nella piazzetta omonima. Nell’occasione si tenne quella che fu la prima “Festa dei Giovani” dell’Ispettoria. Egli stesso rilesse in modo nuovo quella sua frase[33] proposta come motto della giornata: “… continuare per altri 50 anni, per tanti altri anni, per secoli – c’è più futuro che passato – nella nostra vocazione, a fare il bene ai giovani, ad amare i giovani, a stare con i giovani, a difendere i giovani, a purificare e liberare i giovani”.