80 anni di storia dell’Oratorio don Bosco di S. Donà

 

 

Gli anni ’90: il riadattamento

 La San Donà degli anni ’90 era ormai parte della “società del benessere”, inserita in quel territorio definito il “ricco Nordest”, punto nevralgico riconosciuto dell’economia italiana.

Uno degli effetti fu che, anche nella città del Basso Piave, cominciò e gradualmente si consolidò il flusso, contrario a quello degli anni ’50, dell’immigrazione di cittadini stranieri provenienti dall’Europa, Africa, Asia, America. Insomma, prese avvio quella che si potrebbe definire la “società multietnica sandonatese”.

Don Piergiorgio Busolin focalizzò le nuove complessità che mettevano in gioco anche l’“agenzia educativa” dell’Oratorio nell’ultimo decennio del Millennio: “è il periodo della complessità sia nel mondo giovanile che nel mondo sociale. Anche l’Oratorio nel suo interno si vede cresciuto, ma accanto alla vitalità è cresciuta anche la complessità. L’età degli animatori è lievitata e l’oratorio aggrega in maniera sempre più consistente più adolescenti che preadolescenti (…)

Altri punti di ritrovo dei giovani esercitavano una sempre maggiore attrattiva sul mondo giovanile: “L’Oratorio comincia a sentire la concorrenza delle altre agenzie del tempo libero: lo sport, le discoteche, le sale giochi. Anche il numero dei preadolescenti tende a diminuire a causa della denatalità e del sovraffollamento di impegni nel tempo libero. In questa fase delicata avvengono anche i cambi di alcuni animatori salesiani.”

Già in occasione del Centenario di don Bosco, don Busolin aveva delineato questa nuova prospettiva, che avrebbe avuto maggior conferma negli anni a venire: “Per molti anni l’Oratorio è stato l’unico posto frequentato dai ragazzi, sia perché in città non c’erano altre attrattive, sia perché l’oratorio con le sue iniziative (sport, cinema, teatro, gite, musica, ecc.) era in grado di attrarre l’interesse dei ragazzi. Oggi il contesto sociale è cambiato (…) sembrerebbe che non ci fosse più bisogno dell’Oratorio. In realtà esso conserva tutta la sua attualità che gli deriva dalla caratteristica principale, quella di essere un ambiente con chiare finalità educative e con una precisa proposta cristiana”.

Nel 1991 morirono tre Salesiani particolarmente legati a San Donà: don Tarcisio Del Fabro (San Carlos, 31 gennaio), don Alessandro Feltrin (Mogliano Veneto), don Nicola Pelizzon (Gorizia, 31 agosto). Ad inizio autunno un altro lutto colpì direttamente la comunità di San Donà.

Il 24 settembre il coad. Vincenzo Rivolta, allontanatosi dall’Oratorio come abitudine con la sua bicicletta, fu colto da infarto in un luogo isolato della campagna. Dopo alcuni giorni di inutili ricerche, che coinvolsero persino i giovani oratoriani, il corpo di Rivolta fu trovato casualmente da un cacciatore nella campagna di Ponte Alto.

Pochi giorni prima questa morte che sconvolse l’intera comunità, ritornata con la mente al simile episodio della scomparsi di Callegari nel 1973, si era inaugurata la nuova Cappellina delle confessioni.

Nel settembre 1992 arrivò da Trieste il nuovo Direttore don Germano Colombo e don Busolin, per sedici anni a San Donà si trasferì all’Istituto Bearzi di Udine. Con don Piergiorgio si chiuse la stagione dell’Oratorio “sempre aperto”, senza interruzione dalla mattina presto (quando don Giuseppe Scaranto apriva i cancelli) sino ad almeno le undici di sera; questo “stacanovismo” non sarà più possibile negli anni a seguire, per la progressiva riduzione di personale.

In occasione della Festa di Don Bosco del 1993 si ebbe l’inaugurazione dei locali del Centro Professionale, completamente rinnovati in tempo record nell’estate precedente.

Negli anni che concludono il Millennio, i Salesiani dell’Oratorio cominciarono a chiedere ancor più collaborazione, al fine direndere questa struttura educativa sempre più preziosa ed adeguata ai ragazzi e giovani della città, senza tradire l’originale carisma consegnato da don Bosco.

In questa epoca di “riadattamento” nacquero nuove iniziative (il “Dopo la campanella”, la “Cena del Povero” e il concorso letterario “Un racconto per settembre”) e si adattarono le esistenti, quali la Settimana dell’Oratorio, ridimensionata nella durata.

Nel 1998 don Bruno Gumiero lasciò per raggiunti limiti di età, dopo 24 anni, la direzione della Parrocchia: don Gino Perin diventò il nuovo Parroco. Don Enrico Peretti divenne invece il primo Direttore sandonatese  dell’Oratorio.

A fine decennio si inaugurò infine la nuova Casa di Caorle, dopo l’avvenuto rinnovo dei locali interni della colonia Don Bosco, trasformata in casa per ferie.

Sul finire dell’anno, e del Millennio, moriva don Piero Prez. “Avrebbe voluto vivere sino al Grande Giubileo del 2000… lo vivrà in Cielo”, affermerà il nuovo Direttore don Peretti.