A Valle di Cadore col gruppo delle medie

Quest’anno, per la prima volta, ho vissuto, insieme con la mia famiglia, l’esperienza di servizio come incaricato della gestione della casa alpina “Villa Letizia”. Per una settimana, il buon funzionamento della casa, il servizio offerto, in fondo in fondo la buona riuscita del turno di camposcuola dipendeva anche da noi.
Siamo arrivati presso la casa il giorno precedente rispetto ai ragazzi; oltre a noi c’erano la cuoca, Primo Cuzzolin, referente del Comitato di gestione della casa, con la moglie. Durante la cena, mio figlio, Giovanni, di 2 anni e mezzo, stanco di stare seduto composto a tavola, inizia a piagnucolare e vuole scendere dalla sedia.
A questo punto, con fare un po’ autoritario, Primo Cuzzolin attira l’attenzione di mio figlio e dice: “Qui, (pausa guardando fisso mio figlio)…bisogna mettere le cose in chiaro”. Giovanni si blocca a metà della discesa e immediatamente si rabbuia in viso; mi guarda preoccupato. Primo continua: “Qui, (altra pausa sempre guardando fisso mio figlio)…comando io!”. Giovanni è sempre più preoccupato, la situazione si fa seria: leggo il timore nei suoi occhi, sembra in procinto di piangere. Infine Primo conclude, rivolgendosi a mio figlio: “Tu, sei il vice-comandante!”. A questo punto sul viso di Giovanni si apre un sorriso, si gira a guardarmi rasserenato, quasi consapevole dell’incarico ricevuto.
Questo episodio rappresenta bene anche lo stato d’animo con cui io e mia moglie, Marina, abbiamo vissuto questa esperienza. Siamo partiti preoccupati, incerti sul fatto che saremo stati in grado di gestire personale di servizio e soddisfare le esigenze del caposcuola. Temevamo sarebbe stato un servizio molto “provante” sia dal punto di vista fisico, che di energie mentali, considerando che c’era anche Giovanni, con le sue esigenze e le sue necessità, da gestire e soddisfare.
Alla fine è andato tutto bene: a ciò ha sicuramente contribuito la bravura e la disponibilità dei volontari che hanno lavorato in cucina, la capacità degli educatori e anche un gruppo di ragazzi davvero educati e probabilmente già abituati a vivere esperienze formative nei gruppi associativi delle varie parrocchie presenti (oltre al Duomo, c’erano ragazzi anche da Fossalta, Mussetta, San Giuseppe, Noventa).
Possiamo dire di tornare a casa molto più sereni e tranquilli di come siamo partiti, abbastanza stanchi ma non distrutti e sicuramente arricchiti nello spirito per essere riusciti a portare a compimento il servizio affidato.

Renzo, Marina e Giovanni