Attilio Rizzo, una significativa figura cristiana del ‘900 sandonatese

Attilio RizzoSettanta anni fa, il 15 gennaio 1945, Attilio Rizzo moriva nel campo di concentramento di Mauthausen.
(Un documento dal campo di concentramento, ritrovato di recente, segnala però la data effettiva della morte al 5 gennaio)
Era nato a Villadose in provincia di Rovigo il 16 marzo 1891. E’ stato una significativa figura cristiana del ‘900 a San Donà. A lui è dedicata Piazza Rizzo dove era situata la sua casa, ora segnalata da una lapide apposta sul nuovo edificio che sorge in quel luogo.
Giovedì 15 gennaio 2015 verrà ricordato al Centro Culturale Leonardo da Vinci alle ore 18 dai suoi figli, Leandro ed Emilio Rizzo, dalla storica Morena Biason che ne illustrerà il ruolo nella resistenza lungo il Basso Piave. Conclusioni a cura di Giovanni Rizzo, nipote di Attilio.

 

Attilio Rizzo (1891-1945), modello di coerenza ed energia

Attilio Rizzo fu insignito della Medaglia d’Argento, proprio come la città di San Donà di Piave, dove giunse da Rovigo nel 1919, appena terminata la prima guerra mondiale come tecnico del comune. Tenne l’incarico di geometra come dipendente comunale sino al 1923. Poi, non accettando i compromessi del neonato regime fascista, si dedicò alla libera professione. Nonostante le difficoltà economiche incontrate, la libera professione permetteva al geometra Rizzo di perseguire ciò che gli piaceva, la vita sociale e religiosa, e di dedicarsi alla poesia, passione trasmessa anche al figlio Arturo. Divenne presto amico del parroco mons. Luigi Saretta di cui divenne stretto collaboratore.
Progettò vari edifici sacri a San Donà: la chiesa di Calvecchia (1936), la chiesa del Piccolo Rifugio (1941), la chiesetta Rubinato in via Aquileia, la chiesa Ancillotto (1941) in via Noventa a San Donà.

Il geometra Rizzo fu uno dei membri del comitato esecutivo dell’opera Oratorio Don Bosco. Il 24 settembre 1928, giorno della Festa Patronale di San Donà dedicata alla Madonna del Colera, era alla stazione ferroviaria di San Donà, assieme a mons. Saretta ed alle altre persone del comitato di accoglienza per l’arrivo dei primi tre Salesiani (don Riccardo Giovannetto, il chierico Luigi Ferrari e il coadiutore Mauro Picchioni).

Attilio Rizzo ricoprì ruoli di responsabilità nell’associazionismo locale cattolico. Si dedicò all’organizzazione dei padri di famiglia (presidente foraniale degli uomini di Azione Cattolica), nel cui incontro annuale recitava una sua poesia.
Per dieci anni presidente della Conferenza maschile di San Vincenzo de Paoli, si impegnò assiduamente, soprattutto con le visite ai poveri, per aiutare i quali sfruttò le sue competenze.
La legge istitutiva del catasto urbano (1939) prescriveva la denuncia degli appartamenti esistenti per la successiva tassazione. Ebbene, per le baracche (di cui era ancora disseminata la San Donà di allora) non erano previsti particolari privilegi, per cui venivano equiparate alle abitazioni normali. Così, i poveri dovevano prima pagare i tecnici per la valutazione catastale e quindi le relative tasse. Questa evidente sperequazione fece sì che il geometra Rizzo si prodigasse con vari esposti al Ministero, purtroppo con esito scarso.
Il figlio Leandro conserva ancora queste lettere scritte dal padre alle autorità.

Antifascista, partigiano

Attilio Rizzo fu sempre un fervente antifascista e ciò gli procurò non poche difficoltà. Per esercitare la libera professione era necessario essere iscritto al partito, cosa che fece per necessità, ma sicuramente con forte dissenso, continuamente ed apertamente manifestato ai suoi famigliari.
Fu maggiore di complemento dell’esercito e il podestà di San Donà lo nominò capo del servizio di coordinamento (una sorta di protezione civile), che interveniva per esempio dopo i bombardamenti.
San Donà fu sottoposta ai drammatici bombardamenti degli Alleati a partire dalla seconda metà del luglio 1944: tra i punti nevralgici da colpire c’erano i due ponti sul Piave (uno era il ferroviario) e la Caserma San Marco.

Attilio Rizzo si dimise dal servizio di coordinamento quando seppe che il suo nome era compreso nella lista nera, che i capi fascisti compilavano per indicare chi condannare come rappresaglia in caso di uccisione di tedeschi (con il triste rapporto di 10 ogni tedesco ucciso): “Un condannato a morte non può avere questo incarico”, contestò Rizzo al Podestà e, poiché questi si offrì di cancellare dalla lista il suo nome ma non gli altri, egli lasciò l’incarico.

Fin dal 1940, Rizzo cominciò a riunire i primi antifascisti, che erano cattolici, comunisti, azionisti o monarchici. La prima riunione di questo gruppo, poi impegnato durante la Resistenza, si tenne nella canonica di Passarella nel marzo del 1940.
Mario Pettoello al convegno del 2004 su monsignor Saretta, circa l’attività partigiana dei Rizzo diceva: “La canonica era il luogo dove (Attilio) e altri si ritrovavano con Saretta per una partita a scopone, dove le notizie ed i fatti del regime passavano al vaglio della critica e maturava la consapevolezza che bisognava passare all’azione.
Fu proprio all’ombra del campanile che negli anni trenta si formò un forte nucleo d’antifascisti; d’altra parte appare impossibile supporre che il primo incontro di esponenti antifascisti sandonatesi, nella canonica di Passarella, possa essere avvenuto non solo a insaputa di Saretta, ma senza il suo esplicito consenso.
A quella riunione con Attilio Rizzo, c’erano Beniamino Feruglio, Alessandro Janna, Romualdo Boccato ed altri di cui non si conoscono con certezza i nomi. Si tenne il 4 marzo, tre mesi prima dell’entrata in guerra dell’Italia.

Come sottolinea Leandro Rizzo, l’azione da cattolico di suo padre fece sì che qui da noi ci siano stati pochissimi morti o casi gravi di violenza; il suo operare riuscì, infatti, a placare gli animi e ad evitare azioni cruente.
Marilisa Orlando nella sua “Breve storia dell’Azione Cattolica in Italia e a San Donà” scrive che “in Italia, dopo l’8 settembre 1943, si apre il periodo della Resistenza, cui partecipano anche membri dell’AC sia da un punto di vista militare e politico-organizzativo, sia come impegno morale in difesa di valori considerati assoluti, come la libertà.
Anche a San Donà l’Azione Cattolica è attiva sotto questo aspetto; l’esempio più illustre è sicuramente quello del maggiore Attilio Rizzo, presidente foraniale degli uomini di AC e delle Conferenze di San Vincenzo de’ Paoli, comandante del Battaglione partigiano “Eraclea”, poi “Piave” e punto di collegamento con il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) di Venezia.”

Arturo, il maggiore dei sei figli di Attilio, fu molto vicino al padre nell’organizzazione e gestione della Resistenza nel Basso Piave, negli anni del “periodo clandestino” (iniziato già nel ’40). Egli scriveva i proclami contro il regime con una Olivetti e poi, di nascosto, anche tramite ciclostile dell’Oratorio salesiano. Quando lo scoprì, l’amico direttore (dal 1942) don Domenico Trivellato commentò: “Mi non go visto niente!
Nel dicembre 1943 Attilio fu arrestato a Venezia e condotto a Padova, dove rimase incarcerato fino al 28 gennaio 1944.
Uscito dal carcere, riprese i collegamenti con le dirigenze provinciali e regionali della Resistenza veneta, occupandosi della propaganda. Partecipò alla “Missione Argo”, grazie alla quale i partigiani di San Donà ottennero un importante lancio da parte degli Alleati nei primi giorni di luglio 1944.

Il secondo e definitivo arresto

Nel suo dettagliato libro sulla resistenza nel Basso Piave, la prof.ssa Biason riporta i ricordi dei figli di Attilio Rizzo.
In particolare, il figlio Tiziano, a distanza d’anni, ricordava ancora perfettamente quel buio lunedì del 14 agosto del 1944, quando i repubblichini arrestarono suo padre. Scriveva in un articolo de La Nuova Venezia del 1983: “… l’ultima volta mio padre tornò a casa, scortato dai brigatisti neri che lo avevano arrestato nel suo studio. La casa fu perquisita. A me (non avevo ancora nove anni) fu chiesto se possedevamo una radio: risposi di no, anche se poco tempo prima avevo scoperto, lungo il muro di cinta del vecchio cimitero dietro casa, avvolta in una tela cerata azzurra, una radio trasmittente…
Inutilmente, seppi più tardi, il cappellano militare dei lagunari aveva avvisato mio padre, alcuni giorni prima, dell’imminente arresto, invitandolo a fuggire.”
La casa dei Rizzo era dove è ricordata da una lapide, nell’allora foro boario, ora Piazza Rizzo. Il ventenne Leandro (partigiano come suo fratello Arturo e il padre Attilio) riuscì a rifugiarsi sul tetto, dietro ad un camino; la milizia risparmiò suo fratello Arturo, poiché nella carta d’identità aveva ancora la foto con la veste da chierico (che aveva già lasciato).
Mario Rizzo ricordava, poi, come dal cortile dell’Oratorio il fratello Leandro, trepidante sul suo rifugio, fu visto dal salesiano don Simeone Iovich; egli allora raccolse attorno a sé quanti più ragazzi poteva per distrarre i militari presenti, che tuttavia lo videro e cominciarono a indicarlo.
Fortunatamente di lì a poco i fascisti uscirono portando via suo padre Attilio e Leandro si salvò.
La prima cosa che fecero fu di far sparire la ricetrasmittente usata dal padre, che i fascisti avevano cercato invano: era infatti ben nascosta tra i rami della siepe di ligustro.
Mario la portò subito al Piccolo Rifugio, a Lucia Schiavinato (collaborava con la Brigata “Piave” e nascondeva ebrei perseguitati nel suo Piccolo Rifugio che era anche centro di smistamento e nascondiglio del materiale reperito con gli aviolanci alleati), la quale la consegnò poi al partigiano Piva di Musile.
Mario Rizzo ricordò quando, verso mezzogiorno e mezzo, portò da mangiare al papà incarcerato presso i carabinieri.
Attilio riuscì allora a consegnare furtivamente al figlio quindicenne un biglietto, che egli nascose nella scarpa. Era per il tenete partigiano Angelo Agostinetto di Musile (l’artista che ha prodotto alcuni quadri della Via Crucis del Duomo di San Donà e il ritratto di mons. Saretta nella sacrestia). Gli disse poi di avvisare del suo arresto i fratelli Toffoletto, vicino alla filanda, e di fuggire. Tutti si salvarono.
Tiziano Rizzo scrisse ancora: “L’ultimo saluto (a mio padre) fu davanti alla caserma dei carabinieri; eravamo là noi tre più piccoli, Mario, Emilio ed io…
Il loro papà veniva prelevato dal carcere e fatto salire su una camionetta fascista.
Attilio fu dapprima detenuto nel carcere di Santa Maria Maggiore di Venezia fino al 5 ottobre. In seguito fu trasferito a Bolzano in un campo di concentramento per civili e quindi deportato a Mauthausen, in Austria.

Profughi a Calvecchia

Dato il pericolo di rimanere in centro città, la famiglia Rizzo si trasferì poi a Calvecchia, nella casa cantoniera della famiglia Gazin, vicino alla casa della famiglia Montagner, in cui si rifugiarono invece i salesiani dell’Oratorio (trasformato nel frattempo in caserma militare).
Durante i giorni feriali i salesiani vollero garantire ai ragazzi la scuola (elementare e ginnasio), così nella casa Basso, presso Villa Zingales, Leandro e suo fratello Arturo insegnavano rispettivamente disegno ed italiano-latino.
Arrivò Natale e l’inizio del nuovo anno. A marzo del nuovo anno 1945 arrivò a San Donà e nella piccola comunità profuga di Calvecchia la tragica notizia della morte di Attilio Rizzo a Gusen, uno dei quarantanove sottocampi di concentramento di Mauthausen. Aveva 54 anni.
Leandro Rizzo conserva ancora le lettere di partecipazione che i suoi alunni gli scrissero in seguito alla notizia della morte del padre.
Attilio Rizzo fu uno dei 5.750 italiani e dei complessivi oltre 130 mila internati che morirono in quel campo di sterminio dal giugno 1938 al 5 maggio 1945, come ricordato da una lapide affissa all’entrata di Mauthausen.

Il ricordo nel Foglietto parrocchiale

La notizia della morte di Attilio Rizzo giunse a San Donà solo il 6 marzo 1945. Saretta annotò: “Primo annunzio ufficiale della morte del mio caro fratello e amico geom. Attilio Rizzo a Mauthausen, ivi avvenuta il 15 gennaio p.p. alle ore 5.50 antimeridiane per bronco polmonite. Mio Dio! Quanto deve aver sofferto“.
Nel F.P. dell’8 aprile 1945 veniva ufficialmente comunicata la notizia della sua morte: “È giunta la dolorosa notizia della morte del geom. Attilio Rizzo, già maggiore dell’Esercito, da dieci anni Presidente delle Conferenze di S. Vincenzo e uno dei primi fondatori degli Uomini Cattolici di S. Donà (…)
Uomo retto, probo, stimatissimo, carattere fiero e diritto, lascia larga eredità di virtù, di esempio e di affetto nella sua famiglia e nella sua Parrocchia…
Le scarne righe dedicategli non sembrano essere proporzionate alla grande stima ed amicizia di mons. Saretta nei suoi confronti. Ma il parroco era mosso dalla prudenza necessaria in quel delicato momento, in cui – ricordiamo – la Liberazione non era ancora compiuta. Gli Alleati sarebbero arrivati a San Donà solo tre settimane dopo, come ricordato dall’omonima via della nostra città e da una lapide nel porticato del Municipio.
Il 12 agosto 1945, però, il parroco di San Donà dedicò finalmente quasi un’intera pagina del Foglietto (composto da due sole pagine!) al caro amico estinto, scrivendo righe molto belle di ricordo ed elogio. Ne riportiamo solo alcuni stralci:
Il 14 Agosto p.v. si compie un anno dal secondo arresto di Attilio Rizzo, morto il 15 gennaio di quest’anno, nel campo di Mauthausen, uno dei più infami creati dalla barbarie tedesca.
La sua memoria ci ritorna più frequente in questi giorni e ci fa rivivere nei più minuti particolari gli ultimi colloqui avuti con lui.
Perché la figura di questo Campione della fede e della Patria è una di quelle che il tempo non distrugge e la distanza non (r)impicciolisce (…)
Siamo certi che gli amici e gli estimatori suoi non mancheranno di celebrarne la memoria in forma austera e solenne, quale si conviene. Essi dovranno mettere in luce il contributo generoso e audace che Egli ha recato alla preparazione della riscossa contro la tirannia del giogo fascista e tedesco (…)
E luminosa risplende al nostro sguardo in questi giorni la figura di Attilio Rizzo, per confortare, per ammonire, per insegnare a tutti come si serva la patria e come si possa spendere nobilmente la vita.”
Nel Foglietto del 21 ottobre 1945, si dedica un ulteriore trafiletto di commemorazione, riportando il programma della dedicazione dell’omonima piazza:
Oggi la Parrocchia si raccoglie fiera e pensosa alla memoria del patriota Cristiano Attilio Rizzo, per rievocarne le gesta eroiche, per offrire al Suo Spirito il tributo divino del suffragio cristiano, per temprare alla sua scuola gli animi desiderosi di giustizia e di libertà (…) Fra queste, risplenderà per sempre nella storia della nostra città, la figura di Attilio Rizzo, che ha combattuto senza tregua il tedesco e il fascismo, e ha offerto consapevolmente la sua vita per l’avvento di un mondo migliore (…)
Subito sotto il trafiletto di commemorazione viene riportato il programma della celebrazione di commemorazione del nostro concittadino:
Ore 9.15 Cerimonia di suffragio in Duomo.
Ore 10 Il prof. Giovanni Ponsi, Sindaco di Venezia terrà l’orazione commemorativa al Cinema Progresso.
Ore 11 Inaugurazione della Piazza Attilio Rizzo (già foro boario)“.

Nel 1945 San Donà rinominò “Piazza Attilio Rizzo” l’ex foro boario. Negli anni ’80 del Novecento, dopo l’abbattimento della casa originaria, la lapide posta in quell’occasione fu salvata grazie all’interessamento della famiglia Rizzo.

Il ricordo dei figli

Arturo e Leandro, due dei sei figli di Attilio, così ricordavano il padre nel Foglietto Parrocchiale del settembre 2000:
«Si legge in un ricordo di “Attilio Rizzo – Maggiore dell’Esercito – Comandante del Battaglione Partigiano Eraclea – Presidente della Conferenza di S. Vincenzo de’ Paoli”: Anche uomini di doti non straordinarie, non eccedenti le proporzioni normali, attingono dall’abito della fede sinceramente praticata, vissuta una chiarezza di giudizio, un equilibrio di facoltà, un fervore di iniziativa, un impulso di azione così decisivi che riescono a fare della loro vita un modello di coerenza e di energia. Nulla del loro patrimonio interiore viene disperso. Attilio Rizzo è riuscito a imprese “che hanno il fascino della santità e lo splendore dell’eroismo”. Egli si dedicava ai poveri, i prediletti di Cristo, e per questo fu presidente della Conferenza di S. Vincenzo de’ Paoli di S. Donà. Egli non mirava alla coreografia, ma alla sostanza delle proprie azioni. La sua vita religiosa e la sua vita civile si integrarono in maniera da trovare stima ed apprezzamento da parte di tutti. S’infiammava per le ingiustizie e per le iniquità di coloro che preparavano i lutti della guerra. Per la sua intensa attività contro l’oppressione fu arrestato e internato a Mauthausen, dove morì qualche mese dopo il 15 gennaio 1945…»

Una pietra e una pianta di quercia

La moglie di Leandro Rizzo, quando andarono nel 60′ a visitare l’ex Campo di Mauthausen, raccolse una piantina, che poi trapiantata nel loro giardino è divenuta la grande e rigogliosa quercia tuttora vivente: unico segno vivo, simbolo della vita di Attilio Rizzo.
Nel cimitero di San Donà c’è poi una pietra di quel campo di sterminio, posta sulla tomba della moglie Tecla (1893-1973), umile fedele e forte compagna della vita di Attilio.

A cura di Marco Franzoi

La memoria di Attilio Rizzo all’Uniper (13 gennaio 2015) a cura di W. Perissinotto

In una sala gremita del Centro Culturale, martedì 13 gennaio 2015 si è celebrata la memoria di Attilio Rizzo, a 70 anni dalla morte a Mauthausen. Le parole di Primo Levi: Meditate che questo è stato, a premessa del capolavoro letterario “Se questo è un uomo”, hanno fornito la provocazione forte da cui partire.
La figura di Attilio Rizzo è stata tratteggiata con poche pennellate che hanno cercato di mettere in rilievo le sue qualità eroiche ma anche la sensibilità umana, artistica e poetica affinata in famiglia.
Due le poesie presentate: Tramonto autunnale e la Strage. La prima, scritta nel 1909, presenta numerosi flash figurativi e musicali che invitano alla contemplazione, a prestare ascolto alle voci e ai rumori del paesaggio rurale; la seconda trasporta il lettore direttamente nel teatro di guerra, lo fa assistere ad una scena cruenta, fotografata nei minimi dettagli, in cui la sofferenza umana viene condivisa dalla natura “che spegne le sue luci“. La lettura dei versi è stata accompagnata dalla musica melodiosa composta e interpretata da Giovanni Rizzo.
Toccanti le testimonianze portate dal figlio di Attilio, Leandro, che ha rivissuto con tono accorato il suo contributo alla lotta clandestina, l’arresto del padre, l’intervento a favore del processo di Liberazione.
La conversazione si è chiusa con l’ascolto dell’inno ufficiale dei patrioti del Veneto: “Giustizia e Libertà“, scritto nel 1944 da Attilio Rizzo, musicato dal fratello Aldo Rizzo e interpretato dal coro di San Donà di Piave. Il disco in gommalacca rossa inciso forse a Venezia nel 1945, e custodito gelosamente da Leandro, non era mai più stato ascoltato, da allora, per mancanza di strumentazione adatta.
Ora Giovanni ha trovato il modo di riversarlo su file audio e lo ha presentato al pubblico dell’Uniper in anteprima assoluta.
Dar voce dopo 70 anni ad un pezzo di storia tanto importante e sofferta ha commosso la platea, al pari dell’invito finale lanciato da Leandro: “accogliere l’eredità del padre per essere capaci di salvaguardare e di proteggere i valori fondanti della Costituzione: giustizia e libertà“.

Wally Perissinotto

Fonti
– “Foglietto parrocchiale della Parrocchia Santa Maria delle Grazie di San Donà di Piave” – Nn. vari 1945; n. settembre 2000
– “Bollettino Salesiano” – N. 11 del novembre 1928.
– “S. Donà di Piave e le succursali di Chiesanuova e di Passarella” C. Chimenton (1928, 1981)
– “Storia cristiana di un popolo” D. S. Teker (1994)
– “Ancora un giro di Giostra” W. Perissinotto (2006)
– “Monsignor Luigi Saretta” Atti del convegno per il 40° della morte (2004)
– “Storia dell’Azione Cattolica a San Donà” M. Orlando, W. Pavan, in http://duomosandona.netsons.org
– Testimonianze orali di Leandro Rizzo (2005) e Arturo Rizzo (2006)
– “Un soffio di libertà. La Resistenza nel Basso Piave” M. Biason (2007)
– Articolo di W. Perissinotto in occasione della commemorazione di Attilio Rizzo all’Uniper il 13 gennaio 2015.
Siti web: www.sandonadomani.it; duomosandona.netsons.org.