Buon anno della fede… per riscoprire la profezia

don Gino PerinLa fede è un atteggiamento umano necessario per vivere.Se uno non ha fiducia in se stesso, fa fatica a campare. Se non ha fede in quello che gli vien detto dai genitori ed educatori, se non si fida dell’organizzazione sociale nella quale è inserito, se vuole tutto verificare di persona, vedere, toccare, provare non gli resta gran tempo per un po’ di gioia di vivere. La fede è il tessuto connettivo che sostiene le nostre relazioni quando siamo piccoli, e anche quando siamo adulti. Perfino le leggi economiche, che si dice siano piuttosto rigide, in realtà variano a seconda delle parole e delle informazioni che ispirano più o meno fiducia agli operatori economici.

E che dire della fede scientifica? Sembra una contraddizione parlare di fede in rapporto alla conoscenza scientifica. Si fa sempre una contrapposizione tra scienza e fede: o è scienza, cioè conoscenza rigorosamente razionale o è tutt’altra cosa, cioè credenza, fede. In realtà spesso le conclusioni scientifiche, evidenti e persuasive per chi ha fatto tutto il percorso della ricerca e dell’argomentazione razionale, non sempre sono evidenti e accattabili a chi le riceve come dono. Talvolta è necessario anche il supporto della fede: se lo dice la scienza… allora accetto, mi fido, corro il rischio. La mentalità moderna ci porta fino al confine della razionalità, non va oltre per paura di entrare nel terreno delle pure ipotesi, delle fantasie, delle favole, sulle quali non è saggio né ragionevole fondare le decisioni importanti.

Solo la fede religiosa è quella che si cita senza aggettivi.

Quando il papa ha parlato di un anno della fede, tutti hanno capito che si tratta della fede religiosa e più precisamente della fede cristiana. Quella che divide gli uomini in credenti e non credenti, è una divisione di comodo, perché i confini tra fede e non fede non sono così chiari e definibili. Infatti le fedi sono tante e varie, quasi tutte hanno come oggetto-soggetto il Trascendente, comunemente chiamato Dio, ma molte hanno dei surrogati chiamati idoli. A seconda dei criteri di analisi l’umanità è considerata più o meno credente, gli atei sarebbero pochi e anche in via di evoluzione. Attualmente siamo in una fase nella quale si tende a inglobare qualsiasi credenza, riconoscendo a ciascun popolo e addirittura a ciascuna persona il diritto di ‘credere a modo proprio’, la cosiddetta religione “fai da te”.

La fede che fa la differenza è la profezia. La profezia vede più in fondo e più lontano, vede oltre. Con la fede profetica cambia tutto, nel modo di pensare, di agire, di vivere. L’esistenza acquista un fondamento e un’origine, scopre una prospettiva, un traguardo e una speranza, può contare su mezzi di crescita e di sviluppo, messi a disposizione dalla comunità credente. Il credente si ritrova avvolto da un cumulo di relazioni che alimentano la sua sete di conoscenza e di affetto, che arricchiscono la sua personalità, mettendolo in interazione con il visibile e l’invisibile, con il tempo e con l’eternità. Soprattutto lo collega con il centro che sostiene tutto il sistema della fede che è Gesù Cristo, Figlio di Dio fatto Uomo, morto e risorto e vivente oggi in noi e tra noi. L’esercizio della profezia, personale e comunitaria, lo fa entrare nella storia e nelle sue vicende caotiche con una capacità di penetrare l’opacità della cronaca, scoprire i segreti del disegno di Dio e proiettare i desideri più incredibili nella sponda della piena realizzazione.

Il Sinodo sulla nuova evangelizzazione (7-28 ottobre 2012) parte dalla constatazione di una situazione culturale, molto diffusa oggi anche tra i cattolici che si dicono credenti. Non c’è molta disposizione a far valere la differenza propria della fede cristiana, nel timore di venir meno ad un vero spirito democratico, oppure di cadere in un pericoloso fondamentalismo socio-religioso. Ci si domanda allora quali vie intraprendere per riproporre la singolarità e l’originalità dell’evento cristiano, per farne capire la plausibilità e la preferenziale credibilità, nel rispetto di tutte gli altri cammini già elaborati dalla ricerca dell’umanità (altre religioni). Dice il Sinodo:”Il nostro è un mondo colmo di contraddizioni e di sfide, ma resta creazione di Dio, ferita sì dal male, ma pur sempre il mondo che Dio ama, terreno suo in cui può essere rinnovata la semina della Parola perché torni a fare frutto…. Di fronte agli interrogativi che le culture dominanti pongono alla fede e alla chiesa rinnoviamo la nostra fiducia nel Signore, certi che anche in questi contesti il Vangelo è portatore di luce e capace di sanare ogni debolezza dell’uomo. Non siamo noi a condurre l’opera dell’evangelizzazione, ma Dio” (messaggio finale n.6).

La profezia svela il vero significato delle cose. La fede come profezia, come realtà da credere, come luce sulla vita, fornisce risposte importanti alle domande fondamentali: chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo? Perché lavoriamo, soffriamo, amiamo, moriamo? Come e dove trovare una via di uscita dall’agire egoistico, violento, vendicativo, oppressivo, distruttivo, megalomane, in una parola disumano? La fede come vangelo, cioè buona notizia, mette in contatto con un uomo che non è solo uomo, ma è Dio fatto uomo, Verbo di Dio incarnato, Gesù di Nazareth. “Egli è l’uomo perfetto, che ha restituito ai figli di Adamo, la somiglianza con Dio, resa deforme già subito agli inizi a causa del peccato.” (GS 22). Anche in tempo di crisi come il nostro, i cristiani rimanendo fedeli a Cristo e al suo Vangelo vivono in modo che la loro vita, individuale e sociale, sia compenetrata dallo spirito delle beatitudini, specialmente dallo spirito della povertà. “Chi segue fedelmente Cristo cerca anzitutto il Regno di Dio e assume così più valido e puro amore per aiutare i suoi fratelli e per realizzare, con l’ispirazione della carità, le opere delle giustizia” (GS 72). Questo è il modo profetico di vivere cercando i ‘segni dei tempi’ e interpretandoli come “segni del Regno”. Possiamo così riscoprire la nostra grande avventura profetica : captare i messaggi che lo Spirito di Cristo ci invia mediante gli eventi sia buoni che tristi della storia, per contribuire a far crescere e dilatare il suo Regno già in questo mondo. Con il Verbo Incarnato a Natale siamo in buona compagnia.

BUON NATALE e BUON ANNO a tutti!

don Gino