Caro Diogneto: un’esperienza antica, che è sempre attuale

Enzo Bianchi, priore del monastero di BoseNegli anni in cui erano redatti gli ultimi libri del Nuovo Testamento, un autore a noi sconosciuto indirizzava un breve scritto a un tal Diogneto, un pagano cittadino dell’impero romano, per spiegargli la novità del cristianesimo, chi erano i cristiani, minoranza ormai presente in tutto il Mediterraneo.
Quegli anni erano un tempo di semina per la chiesa, una stagione in cui i cristiani erano a volte osteggiati, talora anche perseguitati, tuttavia essi sapevano nutrire nel loro cuore la macrothymia, questa capacità divina che consente di “sentire in grande”, di leggere la storia e vedere l’umanità con grande amore e forte speranza.

– I cristiani erano sì minoritari, ma non certo insignificanti: anziché essere angosciati per questa situazione, scorgevano in essa una possibilità di manifestare la propria fede, un’occasione di essere fedeli al vangelo traducendolo nella vita personale e societaria. Questi nostri padri e madri nella fede erano consapevoli che il cristianesimo portava dentro di sé un messaggio di umanizzazione, sentivano la fede cristiana come un’arte del vivere umanamente e comunitariamente, sapevano che la vita cristiana è una vita bella, buona e beata…

– In questo scritto non troviamo posizioni arroccate, sulla difensiva, né pensieri di disprezzo verso i non cristiani.
Ecco come i credenti si descrivevano: “I cristiani vivono in città greche e barbare come a ciascuno è capitato e si adeguano alle consuetudini del luogo nel vestire, nel cibo e nel resto, testimoniando però una forma di vita sociale ammirevole seppur paradossale… Vivono nella loro patria ma come forestieri, partecipano a tutto come cittadini ma da tutto distaccati come stranieri. Ogni terra straniera è loro patria e ogni patria è straniera… Si sposano come tutti, generano figli ma non gettano i neonati, mettono in comune la tavola ma non il letto… Sono nel mondo ma non vivono mondanamente. Dimorano sulla terra ma hanno la loro cittadinanza nel cielo” (A Diogneto, V, 1-9). – Questa la “differenza cristiana” che emerge nella “indifferenza” degli abitanti dell’impero: una differenza che si vede emergere nell’atteggiamento verso i beni che sono da condividere, verso la vicenda dell’amore da viversi con fedeltà, nell’atteggiamento nei confronti della vita degli indifesi, degli ultimi… Ma in questa lettera A Diogneto c’è anche un’espressione che può sorprenderci: “i cristiani sono nel mondo come l’anima è nel corpo… essi sostengono il mondo… Dio li ha messi in luoghi che ad essi non è lecito abbandonare” (VI, 1.7.10)

-I cristiani anima del mondo?
Non è questa una pretesa, un’espressione arrogante? A dire il vero, quando la sento ripetere oggi a basso prezzo e con troppa facilità, mi provoca disagio. Per sostenere un’affermazione simile occorrerebbe essere credibili, condurre concretamente una vita che renda visibile, e non solo proclamata, questa differenza cristiana. Ci sono troppi cristiani ai quali basta mettere la parola “Dio” nello spazio pubblico, magari nelle costituzioni, per concludere rapidamente che i cristiani sono anima del mondo. Tuttavia credo resti vero che il cristianesimo ha un messaggio che può dare soffio, dinamismo alle nostre società in ricerca di cammini di senso e di umanizzazione. Il cristianesimo ha un messaggio sulla vita comunitaria degli uomini, sul rispetto di ogni persona, sulla possibilità di una vita nella giustizia e nella pace, sul cammino da percorrere per costruire storie d’amore autentiche… Davvero può essere letto come anima del mondo, soffio vitale che aiuta a sostenerlo.

– Solo il cristianesimo può fare questo? I non cristiani vivrebbero nel vuoto, senza possibilità di avere una morale, un’etica? No! Affermazioni come quelle che si sentono qua e là – “Senza Dio, tutto è permesso! Senza la fede in Dio non c’è fondamento all’etica…” – non appartengono al messaggio cristiano: il cristianesimo insegna che ogni essere umano, cristiano o no, è creato a immagine e somiglianza di Dio, dunque è capace di fare il bene e ripudiare il male. Sì, chiunque combatta alienazione e idolatria offre il suo contributo affinché il mondo abbia un’anima, una vita autentica. Nei testi fondanti del cristianesimo troviamo che la fede cristiana mira proprio a sperare per tutti, a portare a tutti una buona notizia, quella dataci da Gesù Cristo. Quando i cristiani non disertano, quando restano saldi al loro posto e assolvono la funzione assegnata loro da Dio, è allora che sono anima del mondo, di un mondo che Dio ha tanto amato fino a dare suo Figlio.

Enzo Bianchi