Cent’anni fa arrivava il nuovo parroco di San Donà: don Luigi Saretta (parte prima)

Mons. Luigi Saretta nei primi anni a San Donà di PiaveRaccomandati a Dio e pensa che l’ubbidienza fa miracoli“.
Così scriveva al restio don Luigi Saretta il Vescovo di Treviso, Beato A. G. Longhin, sul finire del 1914, per “convincerlo” o, meglio, “consolarlo” dopo la nuova obbedienza che gli aveva affidato: la responsabilità della vasta parrocchia di San Donà di Piave.

Ad un secolo di distanza, ripercorriamo la cronaca, con alcune testimonianze, dell’arrivo “in sordina” del nuovo parroco, che avrebbe condiviso con la popolazione di San Donà i suoi futuri 46 anni di vita, comprendenti i tragici periodi delle due guerre mondiali.

La nomina ufficiale del ventinovenne don Luigi Saretta a responsabile della Parrocchia Santa Maria delle Grazie di San Donà di Piave – allora la più vasta della Diocesi di Treviso – si ebbe l’11 gennaio 1915.
Tuttavia trascorsero ancora alcuni mesi prima del suo insediamento.

Il giovane sacerdote di Montebelluna non aveva ancora festeggiato i sette anni di Ordinazione, ma vantava già esperienza in diversi campi pastorali: insegnante di lettere al Seminario, assistente diocesano dell’Unione Giovanile Cattolica (Azione Cattolica), direttore della “Vita del Popolo”, fondatore delle Scuole libere di religione, assistente regionale della Gioventù Cattolica Italiana, vicario della parrocchia San Nicolò di Treviso; va ricordato infine anche il suo interesse per il mondo dei lavoratori.

L’affidamento del nuovo incarico lo trovò esitante e restio, perché “non si sentiva fatto per la responsabilità del Parroco, quel giovane prete avvezzo alla lotta, e non voleva lasciare il campo. Ma ubbidì; si raccomandò a Dio, e la ubbidienza fece i miracoli promessi dal Vescovo.”
Quando il Vescovo gli comunicò l’intenzione della nuova destinazione, il giovane sacerdote presentò le dimissioni dai vari incarichi che aveva; allora il Beato Longhin gli scrisse:

Carissimo don Luigi,
Sono dispiacente di non poter accettare le tue dimissioni, e ti prego di non insistere, ma piuttosto continua l’opera tua, fiducioso in Dio, che non mancherà d’aiutarti. Soprattutto ti raccomando l’opera della scuola, alla quale purtroppo io non so come farei a venire materialmente in aiuto con altri Sacerdoti, perché non saprei trovarli.
Ti benedico dicendomi
tuo dev.mo Fr. Andrea, Vescovo” (31 ottobre 1914)

Saretta era deciso nelle sue intenzioni, ma il Vescovo non mancava di forza di persuasione, vista la lettera che seguì di lì a breve:

Caro don Luigi,
Insisto perché non abbia a dare le dimissioni da nessuno dagli uffici che eserciti. Fin dal giorno in cui Mons. Bettamin fu fatto Parroco del nostro Duomo, pensai di affidare al tuo zelo e alla tua attività la vacante importantissima parrocchia di S. Donà.
L’impegno e anche il peso è grave, il danno che ne viene alle opere fondate a Treviso è più grave ancora, ma sono costretto da necessità che non ha legge, perché il vuoto di S. Donà venga riempito, senza neppur nominare il Vicario.
Per questo trovo inopportuno aprire adesso, con una dimissione, un altro vuoto che dovrai lasciar domani.
Raccomandati a Dio, e pensa che l’ubbidienza fa miracoli.
Ti benedico.
Fr. Andrea, Vescovo” (3 novembre 1914)

A circa tre settimane dalla sua partenza da Treviso per San Donà, il Vescovo Longhin inviò a don Saretta una lettera di commiato ed incoraggiamento:

Mio caro don Luigi,
Se vi è una ragione per la quale mi dispiace che tu parta da Treviso, è proprio quella che riguarda la scuola di religione, perché difficilmente io potrò sostituirti.
Rinnovo i miei più vivi ringraziamenti per il gran bene che hai fatto, e mi auguro con la massima certezza che altrettanto e maggiore ne faccia nel nuovo campo che la Provvidenza ti affida, campo vastissimo e non ingrato né infecondo.
Ti benedico di cuore, dicendomi
tuo devotissimo Fr. Andrea, Vescovo” (7 giugno 1915)

(fine prima parte)

A cura di Marco Franzoi