“Chi è il mio prossimo”: prima viene la relazione.

Sono ormai venti i giovani di gruppi scout o di Azione cattolica che hanno prestato servizio al Piccolo Rifugio di San Donà nell’ambito dell’iniziativa “Chi è il mio prossimo”, il progetto di educazione e di pratica del servizio proposto dalla Caritas di Treviso è arrivato al decimo anno di esperienza.

L’aspetto positivo sta nel fatto che di questi venti, sono stati ben sette i ragazzi che hanno condiviso le loro giornate con gli ospiti del Piccolo Rifugio nell’anno scolastico appena concluso: Mara Paneghel ed Aurora Bellinaso, Giulia Marcuzzo, Emiliano Roccomani e Federico Fortunato presso la comunità residenziale, Beatrice Belluzzi e Francesca Pavan al centro diurno.

Da quanto si legge nella newsletter informativa realizzata dal Piccolo Rifugio, a ciascuno sono stati proposti servizi pratici diversi, affiancando gli ospiti.

“Ma il fondamento – spiega Federico Mucelli, referente di «Chi è il mio prossimo» per il vicariato di San Donà – rimane la relazione vivificante con l’ospite. Questa è la linea del progetto, che incontra anche le linee pedagogiche del Piccolo Rifugio. Ogni anno, prima di cominciare il servizio incontriamo i vari giovani e con l’aiuto di coordinatrice ed educatrici cerchiamo di delineare quale sarà il loro ruolo, quali gli atteggiamenti più favorevoli alla relazione, quali i possibili dubbi che emergono da un giovane che per la prima volta si trova ad incontrare il vario e complesso mondo della disabilità. Durante il servizio i ragazzi non vengono lasciati soli: oltre agli educatori della struttura, un’èquipe territoriale composta da me, Mauro Spadotto capo scout e Angela Biasi, educatrice, incontra i giovani volontari, dando la possibilità di una formazione in itinere e di una verifica costante”.

Ma cosa lascia ai giovani l’esperienza di “Chi è il mio prossimo?”. “Quest’anno – racconta Mucelli – nell’incontro conclusivo del 20 maggio, i giovani hanno comunicato, anche con una forte emozione, l’importanza che ricopre questa esperienza nella loro vita in crescita. Dover fare esperienza del limite li ha messi a contatto con i loro limiti personali. Sentire che persone li aspettano ogni settimana per poter condividere un paio d’ore, ha permesso loro di riflettere su come gestiscono il tempo. E su come si sta perdendo il gusto dell’incontro, e come molti incontri di massa (dallo spritz hour al social network) si connotino come momenti ad alto impatto emotivo, ma lascino poco o nulla sul piano dei valori, del contenuto. Il saluto, un grazie, un contatto fisico sono modalità in fase di riscoperta: modalità che nel quotidiano si sono perse. L’essere importante per qualcuno ha permesso loro di pensare alla logica della responsabilità, dell’impegno, come conquista nel loro percorso di vita”.

Partecipare a “Chi è il mio prossimo” richiede un impegno di un pomeriggio alla settimana per ben due anni scolastici. Mara, Aurora e Francesca hanno completato con maggio 2011 il loro secondo anno, mentre continueranno anche l’anno prossimo Giulia, Emiliano, Federico e Beatrice.

Inoltre potrebbero esserci anche nuovi arrivi: a favorire questa eventualità potrà contribuire l’esperienza che l’Azione Cattolica del vicariato propone ai giovanissimi di terza e quarta superiore come camposcuola estivo. Infatti si tratta di un campo di servizio che si appoggia proprio al progetto “Chi è il mio prossimo”.

Oltre al Piccolo Rifugio, i partecipanti al campo scuola, che si svolgerà durante la prima settimana di agosto, presteranno servizio anche presso altre realtà del territorio, come il centro Casa del Girasole di Isiata, che si occupa della riabilitazione e inserimento socio-lavorativo di persone con disabilità, o “Il Giardino di Hana”, comunità di tipo famigliare che accoglie bambini in affido.

Renzo Rossetto