Competenza e passione

Abbiamo raccolto alcune riflessioni di cristiani e cristiane che vivono nella nostra comunità, come documentazione della grande avventura che in quanto “figli nel Figlio” già viviamo sulla terra, in attesa di raggiungere quello che ancora ci manca per raggiungere la “gloria”.

Competenza e passione.

Cosa significa oggi essere insegnanti cristiani?

Un tempo le lezioni iniziavano ogni mattina con una preghiera recitata in classe; ora non è più così, ma non per questo dobbiamo sentirci meno cristiani. La scuola non può essere un luogo dove si confessa una fede, e abbiamo spesso avuto prova dei fraintendi­menti che nascono quando si scambiano gli ambienti educativi per luoghi di propaganda religiosa o ideo­logica.

Piuttosto la scuola è un luogo di crescita e di formazione culturale e umana, nella quale un pro­fessore cristiano deve essere innanzitutto un bravo professore, proprio come gli altri: preparato, attento, paziente e appassionato. In aggiunta ha solo la consa­pevolezza che gli uomini e le donne che affianca ogni giorno non sono solo allievi, superiori, collaboratori o colleghi, perché secondo l’insegnamento evangelico sono anche fratelli, e fratelli da amare.

Sta tutta qui la ricchezza della testimonianza cristiana, grazie alla quale si illuminano di luce nuova i nostri semplici o ardui compiti quotidiani.

La realtà che affrontiamo ogni giorno rispecchia l’immagine della società dei nostri tempi: una certa fragilità nelle relazioni, la difficoltà a superare gli insuccessi, la scarsa dispo­nibilità ad affrontare fatiche che non diano risultati immediati.

Anche l’istituzione mostra le sue crepe, quando ci imprigiona nella burocrazia, quando riduce risorse essenziali per gli studenti e le loro famiglie, o quando si mostra lontana dalle esigenze reali di chi ogni mattina vive tra i banchi.

Come affrontare que­ste sfide? Un suggerimento manzoniano. Nel capitolo XXV dei Promessi Sposi, don Abbondio viene convo­cato dal suo arcivescovo, il Cardinale Borromeo, che gli chiede conto del suo ministero: con insistenza e con la forza della sua autorità vuole sapere perché ha permesso che i suoi parrocchiani subissero le an­gherie del crudele don Rodrigo. Incalzato dal vesco­vo don Abbondio sostiene di aver sempre cercato di fare il suo dovere, ma tenta di difendersi elencando i problemi del suo tempo, i rischi del suo mestiere e il carattere ostinato della sua gente, e alla fine ammet­te di aver avuto paura. Il Cardinale gli ricorda che il suo dovere, cioè il dovere di ogni cristiano, è “Amare, figliolo, amare e pregare“, e che avrebbe dovuto amarli come cosa sua, come parte preziosa. Oltre alla com­petenza educativa e culturale, all’insegnante cristia­no è chiesto anche di amare davvero i fratelli che gli sono affidati, con la coscienza che il suo lavoro è fatto di serietà e speranza, e darà dei frutti che si vedranno presto, o in un tempo lontano, o forse mai.

E il Signore farà il resto.

M. E.