Credenti italiani, soci fondatori dello Stato unitario

Alimentare la cultura dello stare insieme…  Niente, nel bagaglio che ci distingue, può essere così incombente da annullare il nostro vincolo nazionale

150 anni Unità d'ItaliaCredenti italiani, soci fondatori dello Stato unitario. L’espressione sintetizza il ruolo storico del cattolicesimo italiano nella lotta per l’indipendenza e la creazione dello stato nazionale unitario. La storia cambia e i ruoli anche mutano: l’esserci e continuare a dare il proprio specifico contributo, rimane la missione per raggiungere traguardi di rinnovata solidarietà nazionale.
“C’è all’orizzonte un evento di cui si sta discutendo, a tratti anche animatamente, e che ci interessa molto da vicino. È il 150° anniversario dell’Unità d’Italia…
L’anniversario è significativo non perché l’Italia sia un’invenzione di quel momento, ossia del 1861, ma perché in quel momento, per una serie di combinazioni, veniva a compiersi anche politicamente una nazione che da un punto di vista geografico, linguistico, religioso, culturale e artistico era già da secoli in cammino…

Se oggi si ringrazia Iddio per l’assetto conseguito e la pacificazione ormai raggiunta, non si può espungere quello che, nella religione, si presenta come un elemento connaturato al nostro umanesimo e concorre a definire la nostra missione nel mondo…

Certi che i credenti in Cristo continueranno a sentirsi, oggi come ieri, oggi come nel 1945 all’uscita dalla guerra, oggi come nel 1980, nella fase più acuta del terrorismo, sentirsi – dicevo – tra i soci fondatori di questo Paese. Desideriamo, per la nostra parte, contribuire a far sì che i 150 anni dall’unità d’Italia si trasformino in una felice occasione per un nuovo innamoramento dell’essere italiani, in una Europa saggiamente unita e in un mondo equilibratamente globale.

L’Italia contenta di sé, cerca spontaneamente di superarsi e di stringere relazioni mai anonime con tutti. Bisogna per questo alimentare la cultura dello stare insieme, decidere di volersi reciprocamente più bene. Niente, nel bagaglio che ci distingue, può essere così incombente da annullare il nostro vincolo nazionale. Occorre, nello stesso tempo, essere lucidi quanto allo «strumento» moderno dello Stato che, per i compiti oggi esigiti, va non solo preservato ma affinato e reso sempre più efficiente.

Per questo servono visioni grandi per nutrire gli spiriti, vincendo paure o resistenze, e recuperando il gusto di pensarci come un insieme vivo e dinamico, consapevole e grato per la propria identità, e per questo accogliente e solidale con quanti approdano con onestà e impegno alla ricerca di un futuro più umano.
card. Bagnasco, presidente CEI