Crisi, povertà e disagio sociale, le Comunità del Basso Piave si interrogano

Vi do una buona notizia, la crisi è finita!”. E’ iniziata con questa frase ad effetto l’introduzione di don Davide Schiavon, direttore della Caritas diocesana di Treviso, alla tavola rotonda che si è tenuta il 23 novembre 2012 al Centro Culturale “Da Vinci” sul tema “Crisi, povertà e disagio sociale, le Comunità del Basso Piave si interrogano”. Don Davide ha spiegato poi la sua provocazione, con il fatto che questa, d’ora in poi, sarà la condizione di normalità che chiamerà tutti a vivere del giusto, abbandonando il superfluo, chiedendo coesione, condivisione e responsabilità.

Le circa duecento persone presenti hanno potuto assistere ad una serie di interventi di qualificati rappresentanti di varie associazioni di categoria, ognuno dei quali ha portato un contributo alla discussione su come il territorio stia attraversando questo periodo di crisi dal proprio particolare punto di vista. 

In particolare, le Associazioni di volontariato che nell’ultimo anno, con grande unità d’intenti, si sono messe in rete con la Caritas vicariale per far fronte all’emergenza di povertà che sta vivendo anche il territorio del Basso Piave, hanno fatto sentire la loro voce attraverso l’intervento di Bianca Pavan, presidente della Conferenza di San Vincenzo de Paoli di San Donà di Piave.

Si tratta di un esercito di persone senza le quali, davvero, il welfare locale sarebbe in grave difficoltà: le associazioni coinvolte, infatti (S. Vincenzo, Avo, Vado, Caritas parrochiali, centro d’ascolto, Microcredito, Cav, Cri, Sportello migranti, Anfas, Aitsam, Acli, Auser, Masci), contano infatti oltre 600 volontari operativi e altrettanti associati.

La lettura della situazione, dati delle associazioni alla mano, è impietosa.

Nell’ultimo anno è stata registrato un 30% di accessi in più nei centri di volontariato, con circa il 10% in più di presa in carico di situazioni di emergenza. Sono oltre 400 le famiglie in crisi nel sandonatese e c’è la comparsa di nuovi poveri al limite della difficoltà o che cominciano ad esaurire i risparmi. A fronte di questo il Banco alimentare da meno aiuti in quanto deve dare a più centri, che registrano tutti maggiori richieste. In tutti i servizi di volontariato e comunali c’è una maggior richiesta di lavoro del 10%. Vi sono meno accessi in case di riposo (ad ogni chiamata una ventina rinuncia al posto anche se era in lista d’attesa): chi non sta più lavorando riesce ad accudire i propri familiari e la pensione fa comodo al bilancio. Per questo molte badanti sono senza lavoro e inoltre, in comune o al volontariato, a sostegno di familiari da assistere, si richiedono volontari e non badanti da dover pagare. Molti stranieri sono tornati a casa dopo aver perso la casa e il lavoro: ciò viene evidenziato, ad esempio, nella scuola o nei centri di cura dove i genitori avvisano il ritiro dei figli. Aumentano le situazioni di uomini stranieri che rimangono qui soli, in quanto è troppo costoso tenere in Italia la famiglia, e mandano i soldi a casa, nel loro paese di origine. 

“L’aumento delle richieste di aiuto, che sempre più numerose provengono alle nostre associazioni, e l’incapacità di farvi fronte – ha affermato la sig.ra Pavan – ci hanno spinto ad unire le forze per far nascere proposte che ci permettessero di reagire positivamente alla situazione”.

Renzo Rossetto