Dom Helder Camara: Ricordo di un Vescovo che sognava una Chiesa “povera e serva”

Dom Helder Camara, arcivescovo di Olinda e Recife nel nordest brasiliano – regione tra le più povere del mondo – è una delle figure più significative della Chiesa del XX secolo.
Nacque a Fortaleza, capitale dello Stato del Ceará (Brasile), il 9 febbraio 1909. Partecipò attivamente al Concilio Vaticano II (1962-1965) e, per oltre trent’anni, girò il mondo in lungo e in largo, dando voce a chi non ha voce. La morte lo fermò, novantenne, il 27 agosto 1999.
Nel centenario della nascita, dom Hélder continua a interpellare la Chiesa. Infatti, egli appartiene alla schiera dei «profeti» che Dio ha suscitato nella stagione del Concilio: testimoni coraggiosi, umili nella loro libertà di parola, fedeli al Vangelo e obbedienti alla Chiesa, per lo più incompresi e guardati con sospetto, ma la cui memoria è una benedizione.…
Un aspetto decisivo della missione «profetica» di dom Hélder fu la sua passione per una Chiesa «povera e serva ».
Quando ne parlava, sconfinava nel sogno: i vescovi dell’America Latina «si liberino delle terre della Chiesa donandole con intelligenza ai poveri; si pongano apertamente, decisamente e senza eccezioni dalla parte delle riforme strutturali; stimolino i movimenti per la nonviolenza affinché esercitino una pressione democratica che aiuti a vincere l’inerzia e l’egoismo dei poteri economici; stimolino lo sviluppo cercando di assicurargli un senso umano e cristiano, al fine di salvaguardare la dimensione umana nei piani d’investimento e di preparare l’uomo allo sviluppo attraverso programmi educativi che portino le masse subumane a trasformarsi in popoli […]».
Provava, perciò, un grande disagio sia per il potere e le ricchezze della Chiesa, sia per ogni apparenza esterna di trionfalismo e di ostentazione, perfino nella liturgia. Il suo sogno era ben diverso: «Così, come nell’ora della Provvidenza Dio liberò il Papa dallo Stato Pontificio (ma Pio IX e i cattolici di tutto il mondo in quel momento non lo capirono bene), verrà il giorno in cui il Padre libererà il Vicario di Cristo dal lusso del Vaticano.
Durante il bombardamento di Roma ero arrivato a pensare che Dio avrebbe agito lasciando che una bomba liquidasse ciò che sembrava impossibile abbandonare in altro modo»; ma si rende conto che quella non sarebbe stata la soluzione: «Non avrebbe funzionato – aggiunge -: Rockfeller avrebbe ricostruito un Vaticano ancor più ampio e lussuoso. La riforma deve venire da dentro. Come sarebbe bello per il mondo se, anziché arrivare il giorno della devastazione, dell’incendio e del saccheggio (come tante volte mi è capitato di vedere), partisse dal Papa il gesto di spogliarsi »…
Ecco perché, a distanza di anni e nella ricorrenza del centenario della nascita, è doveroso rendere omaggio a mons. Câmara. Quanto al sogno di «una Chiesa povera e serva», egli era convinto – e noi con lui – che la sua realizzazione non verrà per decreto dall’alto, ma solo grazie all’effusione dello Spirito Santo e all’azione profetica di «minoranze abramitiche», cioè di gruppi di cristiani animati dalla stessa fede rocciosa di Abramo, che dom Hélder venerava come il «padre di tutti coloro che attraverso i secoli continuano a sperare contro ogni speranza». (
Da p. Bartolomeo Sorge in Aggiornamenti sociali 3/2009)