Don Natale Luigi Barosco, con la musica nel cuore

don Natale Luigi BaroscoIl 13 settembre 2010, dopo due settimane di ricovero nell’ospedale di Treviso, è morto don Barosco, a 85 anni d’età, 63 di professione religiosa salesiana e 56 di sacerdozio.

Secondo di cinque figli, come ricordato dal nome di battesimo, nacque a San Donà di Piave il giorno di Natale del 1924 da Tranquillo, commerciante, e Maria Bardellotto.

Fu battezzato nel nuovo Duomo, completato nella ricostruzione l’anno precedente e consacrato di lì a qualche mese (settembre 1925). Tra le poche cose recuperate dalla precedente chiesa distrutta dalla guerra ci fu proprio il fonte battesimale. Natale Luigi ricevette la Cresima, a nemmeno 7 anni compiuti, per mano del Vescovo Longhin nel 1931.

Egli visse gli anni della giovinezza nel clima di ricostruzione materiale e morale del primo dopoguerra, quando c’era l’attivo parroco mons. Saretta, che l’avrebbe voluto in seminario, anche perché lo zio, don Giuseppe Barosco, morto in guerra da suddiacono, era incamminato al sacerdozio diocesano.

Ma nel 1936, a 12 anni, Natale Barosco entrò nell’Oratorio Don Bosco, dove respirò l’entusiasmo dei primi salesiani, tra i quali don Zaio, l’anziano sacerdote testimone a Valdocco del miracolo di don Bosco della moltiplicazione delle noci.

pagellaNatale Luigi frequentò all’Oratorio i primi tre anni del ginnasio, appassionandosi alla vita salesiana ed alla musica.

Dopo gli anni di scuola a San Donà (1929-1936), frequentò la quarta e quinta ginnasio al Collegio salesiano Astori di Mogliano Veneto. Mentre il papà era in Africa, studiò al seminario di Treviso per il Liceo (1942-45), continuando ad avere la direzione spirituale di don Gerli, direttore dell’Astori. Terminato il Liceo, chiese di entrare nel noviziato salesiano. Prima di questo passo, davanti al parroco, mons. Luigi Saretta, fece la vestizione clericale nel Duomo di San Donà.

Tra i documenti richiesti per l’entrata in noviziato, allora vi era anche il consenso dei genitori. Così, dall’Africa, il papà inviò una lettera tuttora conservata: “Caro Gigino… vedo che proprio sei votato per un figlio di Don Giovanni Bosco; sia fatta la volontà di Dio. Vai pure, ma ricordati sempre dei tuoi genitori per tutto il tempo del tuo apostolato e per tutta la vita“.

Il 15 agosto 1945 entrò in noviziato all’Istituto salesiano Manfredini di Este (PD). Dopo la prima professione religiosa nel 1947, continuò il cammino di formazione con il tirocinio a Castello di Godego (1947-50), gli studi di teologia a Monteortone (1950-54), sino all’ordinazione sacerdotale, il 29 giugno 1954.

I primi anni di sacerdozio li visse a Venezia-Alberoni (1954-55), Este (1955-57), Trieste (1957-59), Gorizia (1959-60), Venezia-Castello e San Giorgio (1960-68), per arrivare nel 1968 all’Astori di Mogliano, dove è rimasto sino alla morte.

ICoron un verbale di ammissione ai primi voti si scrive su di lui: “Ama il lavoro e la scuola; ha doti assai spiccate per la musica. Legge molto bene al pianoforte ed ha fatto eseguire delle sue composizioni che lasciano intravedere indubbie possibilità di buon gusto. Se potrà in seguito perfezionare le sue cognizioni riuscirà assai utile in questo campo“.

Infatti, ottenne al Conservatorio di Venezia il Diploma di musica corale e direzione di coro e fu maestro di musica in molte case salesiane. Il suo curriculum riporterà sempre nelle varie case la mansione di “insegnante di musica”. All’Astori di Mogliano, per più di 40 anni, oltre all’insegnamento nella scuola, intervallerà impegni musicali a livello diocesano e nazionale.

In questo campo, fu tra gli incaricati della CEI per il rinnovamento della musica, voluto dalla riforma conciliare.

CoroChiamato tra i membri del Direttivo dell’Associazione Nazionale Santa Cecilia, collaborò con esperti maestri compositori per cinque mandati triennali.

Don Barosco fu un compositore molto prolifico, specie nella musica sacra (messe a più voci, mottetti, laudi popolari), ma non disdegnava la musica ricreativa. Egli collaborò con varie case editrici musicali.

L’opera cui diede con passione tutto l’animo suo musicale di sacerdote è stato il libro “Cantiamo al Signore”, contenente le melodie e le salmodie delle Lodi, dei Vespri e di Compieta della prima settimana della nuova liturgia delle Ore.

Presentando le sue opere, don Luigi così si esprimeva, con semplicità. “Non penso di aver prodotto dei capolavori… penso però di aver preparato per il canto sacro lavori appropriati e utili per le Parrocchie“.

Con papa Paolo VINegli ultimi anni don Barosco aveva lasciato poco a poco tutte le sue attività musicali. Di rado suonava il pianoforte: toccava leggermente la tastiera quasi a voler distaccarsi con un addio flebile dal suo mondo. Aveva cominciato a smarrire progressivamente la memoria. Girava per l’Astori e sentiva il bisogno di incontrare le persone e parlare loro. Si interessava di ciò che di bello avveniva in comunità, come pure dei suoi problemi e delle difficoltà.

Fedele alla celebrazione quotidiana dell’eucarestia e alla recita della liturgia delle ore, si faceva aiutare con tanta umiltà, lui che ne era stato maestro.

(Testo tratto prevalentemente dal libretto curato dalla comunità salesiana del Collegio Astori di Mogliano Veneto TV)