Don Valerio Caramaschi (1962-1995)

Figlio - opera di don Valerio Caramaschi (fonte: www.sandonadomani.it)Il 4 agosto del 1995 don Valerio ritornava alla Casa del Padre: erano trascorsi poco più di due anni dalla sua Ordinazione Sacerdotale, avvenuta il 20 giugno del 1993.

Don Valerio ha scritto queste parole nella domanda per l’ordinazione (8 aprile 1993):

Conscio da una parte della grandezza di questa vocazione, dall’altra dei miei limiti, invoco dal Padre il dono della sapienza, dal Figlio l’umiltà della purezza, da Maria la sua docilità allo Spirito, specie quando sopraggiungerà la croce.

E mons. Ravignani, all’Ordinazione gli ricordò queste parole: “Diventare prete vuol dire cominciare a soffrire…”

Il confratello coadiutore Giuseppe (Bepi) Arvotti ricorda don Valerio con queste parole:

Entrò giovanissimo a far parte del movimento A.D.S. durante un campo scuola all’età di 9 anni circa. Era un ragazzo come tanti altri. Gli piaceva scrivere, ma soprattutto si è scoperto che aveva un tocco da vero artista nel campo della pittura. Durante l’anno associativo e nei successivi campi scuola era conteso da tutti i suoi coetanei: per il giornale di bordo… per le sue simpatiche vignette… per le sue battute.
Attraverso la pittura lo si scopriva molto più maturo della sua età e di quello che lasciava trasparire. Trascorse così le elementari e le medie all’interno del movimento.
Dopo alcuni anni di sosta e di assenza, facendo parte del movimento C.L., gli si chiese di dare una mano come animatore dell’A.C.R. In questo periodo mise a servizio le sue doti e divenne animatore eccezionale, trascinatore generoso, pimpante, sempre al servizio di chi aveva bisogno di lui. All’Oratorio aveva ritrovato modo di crescere nell’altruismo, di credere nei valori, di donarsi generosamente e di scegliere e raggiungere quel progetto che il Signore gli aveva assegnato fin dalla nascita: diventare Salesiano e prete.

Un altro salesiano, che ha visto crescere don Valerio Caramaschi all’Oratorio, è don Piergiorgio Busolin:

Tra i ricordi più intensi che porto nella mia vita di prete c’è l’incontro con Valerio, giovane adolescente di 17 anni. Quel lontano sabato pomeriggio mi trovavo in chiesa a confessare. C’erano diverse persone. Ad un certo punto arrivò il turno di Valerio. Dopo aver fatta al sua accurata confessione chiese di poter fermarsi a parlare di una questione che gli premeva particolarmente. Aveva appena finito di leggere la biografia di Domenico Savio scritta da Don Bosco ed era rimasto colpito dalla determinazione con la quale il giovane aveva voluto farsi aiutare da lui a diventare santo.
Non nascondo la meraviglia che mi procurò tale richiesta, perché avevo capito che non era un pio desiderio di un ragazzo che sognava cose evanescenti per il suo futuro. No, Valerio era cosciente di quello che voleva.

Don Germano Colombo traccia il seguente profilo di don Valerio:

Don Valerio l’ho incontrato per la prima volta all’Oratorio di Trieste, mi pare nel 1986/87, dove venne, mandato dai suoi superiori, a sostituire me ed altri confratelli della casa occupati in altre mansioni educative.
Siamo stati poco assieme, direi che ci siamo appena incrociati, ma l’impressione che ne ho ricevuto personalmente e gli attestati di lode che ho potuto raccogliere dai ragazzi – soprattutto quelli della strada e del “muretto” – mi hanno veramente colpito.
Semplicità, intelligenza, arguzia e tanta, tanta passione per la missione salesiana, sono state le qualità che più mi hanno colpito di don Valerio, accompagnate, per altro, da una solida e franca spiritualità prettamente salesiana.

Infine, si riporta il ricordo di don Roberto Dissegna:

Ho accompagnato don Valerio per l’intero anno della sua lunga via crucis. Era il primo anno del mio servizio come Ispettore (…)
Tutto mi ha sempre fatto pensare che fin dall’inizio fosse profondamente consapevole della croce che il Signore gli aveva affidato (…) La sofferenza della mamma, credo fosse per lui la più grande sofferenza. Anche qui credo di poter paragonare la sua situazione a quella di Gesù in Croce, alla presenza di Maria.

Dopo alcuni mesi dalla scoperta della malattia incurabile, il 4 agosto del 1995 don Valerio ritorna alla Casa del Padre: sono trascorsi poco più di due anni dalla sua Ordinazione Sacerdotale, avvenuta il 20 giugno del 1993.

Non tutte le persone presenti al suo funerale riescono ad entrare nella Chiesa Parrocchiale di San Giuseppe Lavoratore di San Donà di Piave. Alcuni suoi giovani confratelli porteranno a spalle il feretro fuori dalla chiesa, che si trova vicino al cimitero, dove verrà sepolto assieme agli altri sacerdoti sandonatesi.