Dossier IRC: Il calendario e l’album del cielo

Le feste dei santi e il ricordo dei defunti del 1° e 2 novembre sono un’occasione importante, non solo in famiglia, ma anche a scuola, per parlare della morte, anche ai più piccoli.

Conversando a catechismo con i ragazzi di quarta e di quinta del Duomo di S. Donà, ho chiesto i nomi dei santi ricordati nella settimana tra settembre e ottobre.

Bella la conversazione che ne è uscita in un’assemblea di più di cento ragazzini attenti e partecipi. Ho scoperto che diversi a scuola avevano ricordato i nonni e, andando più a fondo, sapevano che questa festa era legata a quella degli angeli custodi e che a San Donà, sopra il campanile, è collocata la statua dell’arcangelo Michele, custode dell’intera città.

Altri hanno riferito che il giorno successivo, festa di san Francesco, con vacanza straordinaria, la Regione Veneto con i suoi rappresentanti civili e religiosi, avrebbe offerto l’olio che alimenta la lampada sempre accesa sulla tomba di san Francesco ad Assisi. Ne avevano parlato a scuola con i loro insegnanti, doverosa questa sottolineatura e mirato anche il titolo di questa pagina, “Il calendario”.

Che la scuola si ponga in sintonia con le feste e le tradizioni del territorio, che se ne parli, anche spiegando il perché di un giorno di vacanza, è ben sottolineato nei programmi della scuola dell’infanzia e primaria. Accenno solo che la programmazione del- l’Insegnamento della religione cattolica nella scuola primaria è collocata nell’area linguistica ed espressiva per porsi in sintonia con la lingua, la letteratura, l’arte, i valori di sempre.

Tutto questo, seguendo il calendario, per presentare alcuni suggerimenti, in preparazione alla festa dei santi e dei morti che non può tradursi nella scuola ad un semplice accenno dell’insegnante di religione, ma richiede uno spazio più vasto che abbraccia altre discipline scolastiche a partire dalle domande degli alunni. Nelle risposte è la scuola nel suo insieme che ne è coinvolta. Chi legge come genitore, comprende che alla famiglia è richiesto quanto suggerito e forse molto di più.

A questo punto sono molteplici le strade che si aprono.

L’attenzione al calendario.

Averne uno a scuola ben curato, con belle immagini, aiuta a vivere il tempo, i giorni e le feste “in buona compagnia”, a comprendere, ad esempio, il senso della domenica come giorno del riposo, della ricarica, dell’incontro, giorno del Signore. E poi i santi, frammento forte di una umanità realizzata. I santi collegati ai nomi degli alunni, dei genitori, i santi patroni… E con essi, incontrandoli, conoscere meglio la storia dei nostri paesi, dell’Italia.

Festa di tutti i Santi.

Viene spontaneo rifarci al rapporto religione-arte.

Quante immagini, dipinti, statue, ci sono nelle nostre chiese. Accompagnare figli e alunni a visitarle, raccontare la loro storia. Dalle immagini a quella realtà grande che è la “comunione dei Santi”: legame forte e indissolubile che definisce la Chiesa nella sua identità più grande. Talvolta mi capita di osservare nel Duomo di San Donà, genitori o nonni che passano in rassegna in dodici bellissime vetrate i santi che vi sono rappresentati e i piccoli osservano, interrogano…

Conoscere di mese in mese i Santi più significativi, individuare alcune brevi biografie da testi adatti all’età degli alunni. Accenniamo solo a quelle redatte dal nostro Ufficio scuola sui santi locali: San Liberale, San Pio X, Santa Bertilla, il Beato Enrico, il Beato Longhin, e al testo di Maria Vago “Piccole storie di grandi Santi” edizioni Messaggero. Senza dimenticare i santi bambini. Ricordando il 150° anniversario delle apparizioni di Lourdes, abbiamo in Bernardetta un esempio molto bello da far incontrare ai nostri bambini e ottimi i sussidi disponibili.

L’album del cielo.

Valorizzare con gli alunni quello che qualcuno chiama l’album del cielo: ascoltare, far raccontare, comprendere con i più piccoli che veniamo da una lunga storia: i genitori, i nonni, i bisnonni. Oggi si usa raccogliere nelle case ben allineate sopra un mobile le foto di famiglia: dal matrimonio dei genitori, ai bambini quando erano piccoli, ma non mancano le foto dei nonni. E i bambini fin dalla più tenera età, imparano ad osservare e imparare i nomi delle persone care, a riconoscersi parte di una famiglia più grande.

E se i bambini ci interrogano sulla morte?

Nella mia lunga carriera scolastica diverse volte ho accompagnato i miei alunni al funerale dei nonni, ma anche di papà e mamme. Prima o dopo ne abbiamo parlato a scuola in un ambiente affettivamente accogliente, ricco di sentimenti, nella fiducia grande che gli alunni hanno verso i propri insegnanti. Nel momento più opportuno, con le parole adatte all’età, è bene parlare e rispondere agli interrogativi che i bambini si pongono sulla morte. Ne parlano alla televisione, molto spesso con poco rispetto per i più piccoli. Perché non dovremmo farlo noi quando la morte entra nelle nostre famiglie? Com’è giusto che il bambino conosca tutte le realtà della vita, così è giusto che trovi risposta alla realtà più certa, la morte. Prima o poi qualcuno della famiglia morirà: un nonno, uno zio, un parente. Allora il bambino si accorgerà che qualcosa ha toccato il mondo affettivo del papà, della mamma, ma anche il suo. Ci sarà un vuoto da riempire, una presenza da scoprire in modo diverso.

Come farlo?

Ci aiuta anche la natura: il trascorrere delle stagioni, le foglie che cadono e marciscono per terra, la storia del chicco di grano… La morte ha fatto piangere anche Gesù davanti all’amico Lazzaro; ma aggiungiamo che la fede ci assicura che dalla morte in poi c’è il cielo; la vita dei nostri cari, come quella del chicco di grano si è trasformata. Alla sepoltura della nonna, Luca di 5 anni dice al papà: “Non piangere, la mettono sotto terra, ma rispunterà”. In una letterina di auguri per Pasqua un bambino di 7 anni scrive ai genitori: “Vi auguro di volervi bene fino alla morte, e dopo ancora di più”.

L’altra faccia della vita.

C’è un’attenzione in più da curare anche con i più piccoli: parlare della morte come dell’altra faccia della vita. Della vita che “comprende la morte”. A questo proposito ho letto una bellissima favola che consiglio a genitori e insegnanti dove si chiama “mare d’acqua” la vita con tutto il suo luccicare di pesci e “mare del cielo” l’oltre, la morte con tutto il suo luccicare di stelle. La parola mare per tutti e due gli aspetti della vita (il qui e l’oltre) conferisce un’unità simbolica e immaginifica che vale più di mille parole astratte. Chi parla al bambino della morte deve custodire dentro di sé questa unità simbolica che diventa anche il come parlarne, grande problema dell’adulto che ha “dissociato” la morte dalla vita. (“Il mare del cielo” di Cosetta Zanotti – ed. San Paolo).

Cimiteri di montagna.

Un’altra immagine può aiutare i bambini a comprendere la comunione che continua tra i vivi e i defunti ed è quella dei cimiteri di montagna che di solito circondano le chiese. Mettono in luce questa fraternità che unisce la Chiesa in cammino, tutti noi, a quella celeste. Le famiglie con i loro bambini entrando e uscendo da messa fanno memoria viva di una comunione che continua.

La visita al cimitero.

Qualcuno si pone il problema della visita al cimitero. Mi pare di poter dire che è bene che il bambino viva questa esperienza. Sentire il papà che dice: “Conoscevo quel signore, abitava vicino a casa nostra”; oppure la zia che racconta: “Qui sono sepolti i nostri nonni”, è un modo per attrezzare il piccolo ad affrontare le ore tristi e le ore serene della vita a rafforzare i legami con le persone. Quanto sarebbe più freddo il nostro vivere quotidiano se, morta una persona conosciuta e cara, non si dicesse più una parola su di lei. Quanto corta sarebbe la nostra storia!

Il senso dell’invisibile.

E’ importante educare i bambini fin da piccoli al senso dell’invisibile… ma presente: le persone care continuano a volerci bene e a pregare per noi. Per alcuni, ancora in cammino verso il Signore (è l’esperienza del Purgatorio che i bambini possono capire), siamo noi ad accompagnarli con la nostra preghiera e li ricordiamo ad ogni messa, il sacerdote li chiama anche per nome. Noi siamo in comunione con loro con gli occhi del cuore.

La scuola può fare egregiamente la sua parte senza banalizzare il tema della morte e qui ci vengono in aiuto pagine significative del Vangelo, suggerimenti dall’arte, tradizioni locali, racconti, poesie, filastrocche, canti, libri sull’argomento. Da anni ormai Popotus, inserto di Avvenire per i bambini, pubblica in questo periodo articoli sulla festa dei Santi e dei morti. All’Ufficio scuola sono disponibili quelli degli anni scorsi.

Dal “DOSSIER IRC” su LA VITA DEL POPOLO di  Domenica 26 ottobre 2008

Franco Filiputti