“Dov’è l’altra metà della Chiesa?” Una donna al Concilio: Alda Miceli

C’era voluta l’osservazione del cardinale di Bruxelles, Léon-Joseph Suenens, perché le donne facessero il loro ingresso al Vaticano II. Il padre conciliare, rivolgendosi agli altri 2.500 vescovi, aveva esclamato: «Dov’è l’altra metà della Chiesa?». Sarà poi all’inizio della terza sessione del Concilio, martedì 8 settembre 1964, che Paolo VI annuncerà ufficialmente la presenza di uditrici al Concilio. Il 25 dello stesso mese la francese Marie-Louise Monnet entra per prima in aula.

Tra il 1964 e il 1965, sono state 23 le donne che hanno partecipato come uditrici alle ultime due sessioni conciliari: 10 religiose e 13 laiche, provenienti da 14 nazioni. 

Alda Miceli, a sinistra fonte: http://www.toscanaoggi.it/Vita-Chiesa/L-altra-meta-del-ConcilioI nomi. Uditrici religiose: Mary Luke Tobin (USA), Marie de la Croix Khouzam (Egitto), Marie Henriette Ghanem (Libano), Sabin de Valon (Francia), Juliana Thomas (Germania), Suzanne Guillemin (Francia), Cristina Estrada (Spagna), Costantina Baldinucci (Italia), Claudia Fiddish (USA), Jerome M. Chimy (Canada). Uditrici laiche: Pilar Belosillo (Spagna), Rosemary Goldie (Australia), Marie-Louise Monnet (Francia), Amalia Dematteis vedova Cordero Lanza di Montezemolo (Italia), Ida Marenghi Miceli vedova Grillo (Italia), Alda Miceli (Italia), Luz Marìa Lngoria (Messico), Margarita Moyano Llerena (Argentina), Gertrud Ehrle (Germania), Hedwing von Skoda (Cecoslovacchia-Svizzera), Catherine McCarty (USA). L’olandese Anne Marie Roeloffzen e l’uruguaiana Gladys Parentelli sono tutt’ora viventi.

Tra queste le più conosciute sono l’australiana Rosemary Goldie, segretaria esecutiva del Comitato permanente dei congressi internazionali per l’apostolato dei laici e l’italiana Alda Miceli tra le figure più rappresentative del laicato cattolico del Novecento, presidente del Centro italiano femminile (CIF).

di Ernesto Preziosi  fonte: Segno 10/2012

 

Alda Miceli, collaboratrice di padre Gemelli e Armida Barelli partecipò come “uditrice” ai lavori del Vaticano II. Una protagonista del movimento cattolico italiano, nel quale operò anche grazie alla vocazione e formazione maturate entro le fila dell’Azione Cattolica.

Quando il Concilio si inaugura, Alda Miceli ha esattamente 54 anni, essendo nata a Longobardi, in provincia di Cosenza, il 10 ottobre 1906. La sua vita era stata segnata dall’incontro, giovanissima, con la Gioventù femminile di Azione cattolica e, attraverso di essa, con Armida Barelli, infaticabile presidente e figura di riferimento per migliaia e migliaia di donne nell’Italia fra le due guerre. L’incontro con la GF e con la Barelli segnano anche la scelta di frequentare l’università presso la Cattolica di Milano fondata da Agostino Gemelli e di cui la stessa Barelli è stretta collaboratrice. Nella sua terra d’origine, sul finire degli anni Venti, Miceli si dedica alle “aspiranti”, cioè alle più piccole di cui si prende cura la Gioventù femminile ed è in quel contesto che apprende, attraverso la rivista nazionale Squilli di Resurrezione, che tutta la Gioventù si doveva mobilitare nella Giornata universitaria per sostenere la nuova istituzione culturale che era nata a Milano ne11921. Alda Miceli sarà la terza presidente della Gioventù femminile in un decennio impegnativo, dal 1949 al 1959, sostituendo Carmela Rossi che, per tre anni, era stata presidente dopo la lunga presidenza della stessa Barelli. Dopo l’università, tra il1939 e il1941, Miceli dirige il Collegio Marianum, e segue, entrando tra le Missionarie della Regalità, la strada aperta da Gemelli e dalla Barelli per quanti intendevano consacrarsi restando nel mondo, secondo la formula degli istituti secolari. Dal 1952 sarà membro dell’Istituto Giuseppe Toniolo di studi superiori, ente fondatore e garante dell’Università Cattolica, nonché membro del Consiglio di amministrazione dell’ateneo del Sacro Cuore di Milano.

All’interno del collegio universitario svolge un compito formativo, partecipando anche alla individuazione di studenti meritevoli, da sostenere per costituire poi un “lievito di crescita culturale e spirituale”. In quegli anni il collegio ospitava circa 180 ragazze provenienti da tutte le regioni italiane, quasi tutte aderenti alla Gioventù femminile.

Tra gli impegni associativi, accanto alla partecipazione all’Ac, Alda Miceli spende una lunga militanza nel Centro italiano femminile (Cin, di cui sarà, tra il 1963 e il 1980, presidente nazionale. In questo ruolo solleciterà la formazione sui temi della promozione della donna e su quella civico-sociale, con un preciso riferimento all’evoluzione legislativa nelle materie sensibili alla condizione femminile.

Ricordo che Alda Miceli mi disse una volta, parlando di padre Gemelli e della Barelli, che per lei erano due figure con un sottofondo comune del talento, delle virtù, della operosità del popolo milanese. Il padre – come lei chiamava Gemelli -, scienziato, uomo forte, geniale, lungimirante. La Barelli, immediata e semplice, realizzatrice di un disegno di Dio: «S’incontrarono nella stessa spiritualità francescana, e le doti e la fede dell’uno furono sostegno alle doti e alla fede dell’altra. Possiamo però ritenere che padre Gemelli senza l’aiuto della Barelli non avrebbe potuto fare tutto quello che ha così mirabilmente realizzato, e la Barelli senza l’acume, la creatività, l’intuizione profetica e psicologica di padre Gemelli non avrebbe potuto dar vita a tante molteplici attività».

Nel lungo servizio all’interno dell’Università Cattolica, la Miceli ebbe modo di partecipare anche ai primi passi per la costruzione della nuova facoltà di Medicina a Roma. Una volta mi raccontò un aneddoto. L’archi tetto investito da padre Gemelli del progetto della facoltà era lo stesso che aveva ideato la Domus Mariae: Antonio Poma di Pavia. Quando il progetto fu pronto, «l’architetto Poma lo mostrò a padre Gemelli. Eravamo presenti io e il dottor Brasca. Nel rettorato di Milano padre Gemelli era disteso su un divano e mostrava sul volto contratto i segni di una sofferenza contenuta ma lancinante, per le piaghe aperte e sanguinanti delle gambe che ormai muoveva a stento. L’architetto dispiegò le carte col disegno sul pavimento dell’ampia stanza che ne fu totalmente ricoperto e c’invitò a percorrere idealmente le varie parti della gigantesca struttura. Padre Gemelli ne seguì minuziosamente il percorso, soffermandosi a commentare, correggere, suggerire modifiche via via che prendevamo contatto con le diverse parti della costruzione».

Alda Miceli, che fu poi l’unica donna italiana a partecipare come “uditrice” ai lavori del Concilio vaticano Il, va ricordata dunque come una protagonista del movimento cattolico italiano nel suo insieme, nel quale operò anche grazie alla vocazione e formazione maturate entro le fila dell’Ac.