E’ deceduto don Armando Durighetto

Don Armando DurighettoDon Armando Durighetto, parroco di Caposile “sine die”, è tornato alla casa del Padre. Preghiamo per lui e per tutta la comunità di Caposile.

La celebrazione delle esequie sarà presieduta dal nostro vescovo mons. Gianfranco Agostino Gardin lunedì 19 dicembre alle ore 15.00 a Caposile.

Domenica alle ore 18.30 nella chiesa di Caposile c’è una veglia di preghiera.

Un ricordo da La vita del popolo del 5 maggio 2011

L’ultima volta che ho incontrato “il parroco più anziano d’Italia”, come lui ama definirsi, è stato poco più di un anno fa, ad inizio 2010, in occasione dell’ingresso in diocesi del nuovo vescovo di Treviso, mons. Gianfranco Agostino Gardin: di anni ne aveva ancora solo 98!

Gli feci un’intervista sui suoi ricordi degli ultimi vescovi di Treviso: vista la veneranda età siamo arrivati fino a Longhin! Che però non ha fatto in tempo ad ordinarlo sacerdote, nel 1936.

Quasi 75 anni di sacerdozio: chissà quante esperienze pastorali da raccontare. Neanche tante, invece: direttore del patronato di San Nicolò a Treviso, cappellano a Pederobba, Tombolo, Monastier, fino a Caposile, trasferito nel 1956, proprio nell’ultimo anno di cattedra del vescovo Mantiero (nei suoi ricordi “un bon papà, che ne voea tant ben a tutti… un santo”).

Sono andato a trovarlo anche per questa occasione così particolare del centenario e ho trovato lo stesso quadretto familiare di un anno fa: il fidato Ettore, un volontario che ha scelto di dare parte del suo tempo a don Armando, e Genoveva, una signora rumena, che gli tengono compagnia assistendolo durante il giorno e la notte. Gli anni però passano per tutti e lucidità e memoria si sono sbiadite ancora un altro po’.

Ma con l’aiuto di Ettore, abbiamo recuperato memorie e persone e ne è nata una “intervista” commovente, che ha spaziato dalla fede ai ricordi pastorali, dalla comunità parrocchiale alla famiglia, al suo essere prete.

Alla prima domanda di rito su come si sente in prossimità del suo centesimo compleanno, la risposta è: “Me par de no ver niente, mi sento libero, ma sono cento!”, e il pensiero va poi a Dio (“Signor, fa’ ti quel che te pol co’ un poro vecio”) e alla Vergine Maria a cui don Armando si è sempre affidato: “Con la Madonna ho fatto un patto: tienimi qui più che puoi e io ti vengo a trovare a Lourdes”. E il risultato eccolo qui: cento anni e talmente tante visite a Lourdes da essere stato nominato cittadino onorario e cappellano d’onore della Basilica di Lourdes.

Poi ricordiamo la visita e l’intervista che gli avevo fatto l’anno scorso sui suoi 7 Vescovi e finiamo a parlare di… Papi, vista anche la beatificazione di Giovanni Paolo II.

“Oltre ai sette Vescovi… ho visto anche ben nove papi – ci tiene a precisare! I miei preferiti sono stati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, ma anche Paolo VI, che ho avuto il piacere di incontrare quando ero cappellano a Tombolo”.

Della sua comunità di Caposile dice: “Sono arrivato che ero un giovane prete e sono venuto loro incontro e loro mi hanno voluto tanto, tanto bene”.

Un ricordo anche alla sua famiglia, in particolare alla mamma: “Eravamo 10 fratelli, poveri fino all’osso, ma sempre contenti. Mia madre, santa donna, ci ha dato una grande testimonianza cristiana; a noi fratelli diceva sempre: Ricordatevi di essere bravi e buoni come vostro papà!”.

Conclusione sui suoi 75 anni di sacerdozio, festeggiati in Cattedrale con il Vescovo e i confratelli il Giovedì santo: “Ho cercato di vivere la mia vita di prete, prete (ripete scandendo bene la parola), felice e contento di essere prete. Ringrazio il Signore della vita che mi ha dato!”.

Al momento del commiato ci salutiamo e ne nasce un siparietto memorabile, in cui rivedo il sagace don Armando abile raccontatore di barzellette.

“Allora, grazie don Armando, ci vediamo il prossimo anno”, dico io.

“Magari” – dice lui. E io: “Ma magari se glielo dico ogni volta, tiriamo avanti altri dieci anni. “E lui chiosa prontamente: “Ah, allora va ben, al prossimo anno!”. Che forza! Tanti auguri, buon compleanno, don Armando!