È nelle città che Dio mette la tenda

Enzo Bianchidi Enzo Bianchi

Ogni città è insieme Babilonia e Gerusalemme.

Il messaggio biblico insegna che in esse le chiese non sono solo luoghi di culto: trasformano in realtà l’idea che siano metafore della presenza della Chiesa di Dio nelle comunità degli uomini…. Vi è un messaggio biblico sulla città che, se compreso nella sua interezza, è certamente una fonte di senso anche per conoscere il ruolo dell’edificio “chiesa” in una città. Se la città nei testi biblici appare in alcuni casi sotto un giudizio negativo, se si registra qua e là diffidenza verso il suo sorgere e il suo attestarsi come forma di vita umana sociale, non è tuttavia intravista in opposizione a una vita nomade o agreste di segno positivo. In profondità, la Bibbia non oppone civiltà urbana negativa a civiltà pastorale-agreste positiva….

Ogni città è insieme Babilonia e Gerusalemme, e per questo è parabola dell’umanità nella sua dimensione sociale, collettiva: è la nostra città, Babel ieri, e poi Ninive, quindi Roma, Berlino, Mosca, New York… La nostra città oggi è città secolarizzata, molteplice, eterologa, luogo comune di tutti, campo della vita pubblica, spazio in cui trovare i valori comuni. Qui s’incontrano e si scontrano uomini e donne cristiani, non cristiani, non credenti, che devono trovare il modo di dare alla città un ordine, un volto in nome di un umanesimo che afferma che ciò che fa l’uomo è l’uomo!

Certamente, nella nostra città sono presenti anche la violenza, l’odio e soprattutto il misconoscimento, la dimenticanza, l’ignorare chi sta alle soglie della città o addirittura sullo stesso pianerottolo del nostro medesimo condominio…

Ma è in questa città, e non in un’altra immaginaria, che anche i cristiani vivono! Ricordiamo la lettera ‘A Diogneto’ (sec. II): «I cristiani non abitano città loro proprie abitano città greche o barbare, come a ciascuno è toccato in sorte», e dunque stanno nella polis, ne fanno parte, sono cittadini e, senza esenzioni e in solidarietà con gli altri uomini, possono decidere di assecondare la costruzione di una città come Babel oppure tentare di edificare la città con un altro volto.

Tra la prima città, il cui nome è Enoch, figlio di Caino (cfr Gen 4,17), e la città promessa da Dio, il cui nome è “il Signore è là” (cfr Ez 48,35), c’è un cammino da compiere da parte dell’uomo: un cammino lungo e tortuoso nella storia, ma un cammino che può predisporre quanto è necessario alla discesa della città celeste il cui nome è “sposa dell’Agnello” (cfr Ap 21,9). Il messaggio biblico sulla Città c’invita a pensare che progettare ed edificare una chiesa non significa semplicemente dotare la comunità cristiana di un luogo di culto, ma significa trasformare in realtà l’idea che ogni chiesa è metafora della presenza della Chiesa di Dio nella città degli uomini, in quanto la Chiesa si rende pubblica e si rappresenta nelle sue chiese che sono forma alta e altra di linguaggio.

Disseminate nel tessuto urbano, nelle piazze o lungo le strade, le chiese sono l’immagine al tempo stesso della prossimità e dell’alterità di ciò di cui sono segno. Più sono luoghi di bellezza e più testimoniano un ethos che ispira e plasma relazioni belle e legami umani buoni, così che non solo per i cristiani ma per i credenti di ogni religione costruire i propri luoghi di culto significa partecipare alla costruzione etica di una città. Accanto ai luoghi e agli spazi pubblici e in mezzo alle case degli uomini, le chiese rivelano lo stile della presenza dei cristiani nella società che è sempre al tempo stesso vicinanza nella differenza e presenza nella diaconia, nella logica della piena comunione e mai della separazione o peggio ancora della contrapposizione. La facciata di una chiesa è il volto della Chiesa che nella prossimità agli uomini dice accoglienza, dono gratuito, condivisione e consolazione. Se sono questo, le chiese sono il sacramento della presenza di Dio in mezzo agli uomini.

Ogni uomo, sia esso credente o cercatore di senso, potrà così far sue le parole del testo biblico che la liturgia canta nel rito di dedicazione di una chiesa: «Locus iste a Deo factus est, inestimabile sacramentum» (Esd 8,21), «questo luogo è stato fatto da Dio, è sacramento che supera ogni valore».

(da Vita e Pensiero, marzo 2010)