Eleonora Simonato

Suor Eleonora Maria di Gesù Crocifisso e RisortoLa comunità parrocchiale del Duomo di San Donà di Piave è in festa…ma forse non lo sa!
Non sono in molti infatti a conoscere Eleonora Simonato, giovane trentenne che domenica 9 maggio scorso ha profuso la professione religiosa perpetua come carmelitana nel monastero del Sacro Cuore di Torino, alla presenza del cardinale Mons. Poletto (originario di Salgareda).

La sua è una storia vissuta, e possiamo dire contrassegnata, dal “nascondimento“.
Nei suoi anni di adolescente ha partecipato agli scout, ed è sempre stata vicina alla vita della comunità parrocchiale, continuando nella sua formazione religiosa.
La frequentazione di Venezia per motivi di studio, l’ha avvicinata ad alcune esperienze di vita consacrata, tra cui quella della vita monastica delle carmelitane scalze.
Il desiderio di approfondire quella che era la sua vocazione, la chiamata che il Signore aveva pensato per lei, l’ha portata a conoscere varie realtà di clausura, per orientarsi infine verso quella delle carmelitane di Torino.
Come dicevamo, il “nascondimento” della sua vita si è trasformato in una scelta religiosa non di servizio attivo, ma di vita consacrata alla preghiera nella clausura.

È una scelta radicale di sequela del vangelo, a cui ha voluto partecipare con gioia e affetto anche il parroco Don Gino Perin, che ha inviato una lettera ad Eleonora in occasione della sua consacrazione definitiva al Signore.
“Ti ho sempre seguita con la preghiera – scrive don Gino – e con una speciale riconoscenza al Signore per il dono della tua vocazione, che non è solo tuo, ma anche per noi, famiglia e comunità parrocchiale.”
La concomitanza delle prima comunione dei bambini della parrocchia ha trattenuto in parrocchia Don Gino, che però ha voluto assicurare la preghiera di tutti: “con i bambini e le loro famiglie – scrive ancora don Gino ad Eleonora – pregheremo per te e per la tua comunità, affinché la vita carmelitana rimanga sempre nella chiesa un segno del fascino della radicalità evangelica anche per i giovani di oggi.”
Una preghiera che accompagna anche i genitori, che pur nella gioia grande di una figlia donata alla Chiesa, vivono, comprensibilmente, anche la sofferenza del distacco e della lontananza che comporta la scelta della clausura.

Nei giorni scorsi, facendo visita ai genitori, abbiamo avuto la possibilità, in via del tutto eccezionale, di parlare telefonicamente con Suor Eleonora Maria di Gesù Crocifisso e Risorto (questo il nome assunto al momento della professione solenne dei voti). Ne abbiamo approfittato per farle qualche domanda, innanzitutto su come abbia colto che questa era la strada a cui il Signore la chiamava.

“La vocazione l’ho colta grazie e per la grazia alla Parola di Dio – ci dice -. Sono entrata nel Carmelo il 14 ottobre del 2004, la vigilia della festa di Santa Teresa d’Avila, (fondatrice dell’ordine delle carmelitane scalze) e lo stesso giorno in cui vi entrò anche Edith Stein, una figura che da sempre accompagna il mio cammino come un angelo custode. Ho iniziato a conoscere questa santa moderna per la maturità, ne ho approfondito la conoscenza all’università per la tesi. Quando nel 2000, in occasione dell’Ostensione della Sindone siamo venuti in visita con la mia famiglia, siamo stati ospitati proprio nel monastero del Sacro Cuore, con cui siamo rimasti in contatto. Nella celebrazione eucaristica di quel giorno, il vangelo era quello in cui Gesù passava lungo il lago e chiamava i primi discepoli. Vedi come, proprio nella Parola di Dio, tutto mi appariva più chiaro.”
Sul giorno della consacrazione religiosa e sulle emozioni vissute ci dice: “La mia è una gioia piena, pacata, che sta nel profondo del cuore e viene dal Signore. Non è che vengono eliminate le sofferenze, come ho voluto ricordare anche nel mio nome religioso: come Gesù e con Lui, ci sono momenti della vita in cui anche noi possiamo vivere la “crocefissione”, ma poi viene la sua presenza salvifica nella Resurrezione”.
“Ai giovani voglio dire – conclude – che nella vita non c’è solo il divertimento, ma che la gioia è ancora più grande e sovrabbonda la dove sono maggiori le difficoltà e le sofferenze”.

Renzo Rossetto