Essere un vangelo ancora leggibile

Abbiamo raccolto alcune riflessioni di cristiani e cristiane che vivono nella nostra comunità, come documentazione della grande avventura che in quanto “figli nel Figlio” già viviamo sulla terra, in attesa di raggiungere quello che ancora ci manca per raggiungere la “gloria”.

Essere un vangelo ancora leggibile.

Mi ha molto colpito quest’anno una frase pronunciata dal Papa il mercoledì delle Ceneri: “Tutti possono aprirsi all’azione di Dio.

Con la nostra testimonianza evangelica, noi cristiani dobbiamo essere un messaggio vivente. Anzi, in molti casi, siamo l’unico Vangelo che gli uomini di oggi leggono ancora”.

Essere un vangelo mi pare una sfida bellissima e anche oltremodo necessaria in una società che sta diventando sempre più auto referente, arrogante e superficiale ma allo stesso tempo è estremamente fragile, insicura e bisognosa di guida. In questo contesto chi ha il dono della fede e si sforza di basare le sue scelte di vita su Cristo diventa e appare automaticamente una persona diversa.

E io come mi colloco? Trovo difficile remare controcorrente?

Devo dire che senz’altro il paganesimo ha molti modi di insinuarsi tra le pieghe delle mie azioni ma aver consolidato negli anni alcuni punti fermi e soprattutto una meta a cui tendere mi aiuta molto nelle scelte quotidiane, piccole o grandi che siano e mi renda più libera delle nuove mode e tendenze. La messa domenicale certo non basta a qualificare, anche se resta, secondo me, il punto minimo ma indispensabile di partenza, e al lavoro ricordo di essere stata sempre tra le poche mosche bianche che rinunciavano al sacrosanto diritto di dormire, almeno la domenica! Non mi sentivo per questo emarginata anzi credo che sotto sotto i colleghi ammirassero almeno la mia costanza nel farlo. Non mi pare di fare scelte tanto strane se in famiglia rinunciamo a guardare la televisione sempre e a tutti i costi, programmi cretini inclusi, e scegliamo qualche volta un po’ di buona lettura e poi magari commentiamo insieme le varie notizie, cercando di farsi anche un’idea personale su quello che ti succede attorno e nel mondo.

Siamo retrogradi se festeggio quest’anno i 35 anni di matrimonio sempre con la stessa persona?

A me pare di aver appena intrapreso questa strada e di avere ancora tante cose da condividere o da scoprire insieme, ovviamente tra gli alti e i bassi che la quotidianità ed i problemi impongono e senza pretendere le situazioni perfette. Non mi pare di vedere tanta più felicità tra chi ha scelto di cambiare persona alla ricerca della perfezione: forse più delusioni e amarezze. L’uso dei soldi è sempre un grande problema e non dipende dalla quantità. Se ti convinci che è un tuo preciso dovere condividere con l’altro allora una somma annuale destinata alla carità diventa una spesa fissa nel tuo bilancio familiare, senza far mancare niente di necessario alla tua famiglia. In finale io trovo per me necessario e confortante avere un ” Padre” a cui rivolgermi e sui cui fare affidamento; la parola “orfano” mi richiama alla mente solo tristezza non maggior libertà!

F. R.