Fatta San Donà, bisogna fare i sandonatesi?

Fatta San Donà, bisogna fare i sandonatesi?

Probabilmente questa, come affermazione, è vera per tutti i contesti ma, nel caso del sandonatese, territorio che ha visto in questi ultimi anni una massiccia immigrazione non solo di stranieri ma anche di “mestrini”, essa assume un significato alquanto problematico e particolare.
Siamo così invitati a pensare a che cosa costituisca il nucleo fondante una comunità cittadina, vale a dire: attorno a che cosa si costituisce (i cristiani direbbero “costruisce”) una città? E, prima ancora: che cos’è una città? E poi: come vogliamo che sia la nostra città?
Sono domande che sembrano banali, ma in un contesto di forte rinnovamento del tessuto sociale, devono essere poste e trovare risposta.
Noi crediamo che una città dovrebbe essere più una comunità di persone che un insieme di case e questa visione ci obbliga a pensare a come sia possibile giungere a ciò.
Per prima cosa appare opportuno chiarirsi sul concetto di “comunità”, visto che un Comune non è automaticamente una “comunità”, al limite esso potrebbe costituire una comunanza anagrafica, vale a dire un gruppo di individui che risiedono all’interno di un comune ambito amministrativo.
A noi, invece, piace pensare al Comune inteso come “comunità” ovvero un soggetto ove più persone possono condividere tempo, incontrarsi, confrontarsi…
Essere comunità non significa pensarla tutti allo stesso modo, non significa rifiutare ciò che ci differenzia ma vuol dire riconoscere che alla base della convivenza vi sono delle regole comuni accettate da tutti, che alla fine, sono più le cose che ci rendono uguali che quelle che ci rendono differenti: la necessità del cibo, di una casa, di un lavoro, di relazioni e, più in generale, della felicità. La città è quella comunità di persone che cercano di trovare risposta a questi bisogni nel particolare contesto in cui vive.

Come è possibile pensare di costruire una “comunità” sandonatese? Quali strumenti possono essere individuati? Quale dovrebbe essere il “collante”? Quale lo “stile”?
Che cosa, da sempre, mette le persone in comune? Intanto la consapevolezza di condividere la stessa avventura umana, poi l’idea che affrontare insieme questa avventura sia meglio che non farlo da soli; effettivamente una delle maggiori paure dell’uomo, l’essere soli, trova la sua naturale soluzione proprio nella relazione con gli altri.

Se questa è una chiave di lettura, allora abbiamo già individuato una modalità (che è anche fine) di essere comunità nella nuova San Donà: creare occasioni di incontro e di relazione vera tra persona e persona e tra persona e comunità. Strumentale a ciò è la creazione di luoghi e di motivi per stare insieme. I luoghi sono sicuramente le piazze e le strade ma anche le Chiese, le sedi delle Associazioni, le aule delle scuole, i parchi…
In merito ai motivi, invece, alcuni sono già stati indicati: incontrare gli altri, confrontarsi, avere relazioni, consapevoli che ogni incontro e ogni vera relazione è motivo e momento di arricchimento per la persona. Un altro motivo è quello della solidarietà (declinazione “civile” della parola “carità”), vale a dire farsi carico di chi non ha le stese opportunità che ho avuto io…

Che cosa ci proponiamo di fare come associazione “Forum della Città del Piave”: al di là delle scadenze elettorali che interesseranno, in tempi più o meno brevi, le amministrazioni del sandonatese, vorremmo impegnarci a riflettere sulle questioni di cui sopra, arrivando ad offrire agli amministratori, a prescindere dalla loro appartenenza partitica, il risultato di queste riflessioni sottoforma di alcune proposte concreta per un’azione amministrativa.
Il tema del fondamento della comunità, infatti, non può essere appannaggio di uno specifico partito ma, necessariamente, riguarda tutti.

A. Cereser