Festa della Patrona – processione con mons. Gardin

Alcuni pensieri colti dalla riflessione del vescovo a conclusione della processione nella festa di Santa Maria delle Grazie:

Durante la processione stavo pensando quale potesse essere il senso del nostro camminare lungo le strade della città, in questo momento della vita della città. Questo forse significa che attraversiamo davvero, finalmente, i vari fossati della vita di tutti i giorni là dove si lavora, si sta insieme, si stabiliscono relazioni, si vivono situazioni di gioia e di dolore, di speranza.

Ecco forse in questo passaggio dalla Chiesa, dalla fede alla vita, qualche volta, fratelli, qualche volta emergono le nostre incoerenze e le nostre contraddizioni.

Guardavo anche ai giovani che aprivano la nostra processione e pensavo che in realtà nella vita i giovani seguono gli anziani, le persone mature. I giovani seguono una traccia che è indicata loro da chi prima di loro fa esperienza della vita, fa esperienza del senso, ma spesso sono proprio i giovani a segnalare le nostre incoerenze e le nostre contraddizioni.

Penso ad un momento stimolante che ho vissuto proprio qui a San Donà, quando sono stato invitato a dialogare con un gruppo di giovani che hanno fatto delle domande provocatorie, su quale senso ha fare parte di una chiesa che mostra anche le sue fatiche.

Vorrei dire alle persone più mature, le persone anziane: dobbiamo consegnare a questi giovani le cose belle, vere e importanti della vita. Non dare loro solo cose che non valgono, che possono avere una certa apparenza di stabilità, ma non parlano alla vita. Loro chiedono cose che diano davvero significato alla vita. Bisogna aiutarli a riconoscere con uno sguardo attento che qualcosa di bello c’è in tante persone: penso alla fede, alla sapienza, allo spirito di sacrificio, alla capacità di lavoro, e di convivenza serena dei nostri padri. Tutto questo dobbiamo consegnarlo ai giovani che accolgono e riconoscono ciò che è essenziale, ciò che importante, ciò che duraturo per la vita. Riconsocono soprattutto il cuore della nostra fede, la persona di Gesù, riconoscono la freschezza e la vivacità del Vangelo che rende la nostra vita sempre nuova.

E’ stato nominato durante la nostra preghiera in chiesa un evento di 50 anni fa: proprio in questi giorni, con una lunga processione di vescovi che entravano in San Pietro iniziava il Concilio Vaticano II. La sera la folla radunata in piazza San Pietro fece uscire alla finestra, e non era previsto, Giovanni XXIII che fece il bellissimo discorso: “Anche la luna pare che sia venuta a partecipare alla nostra storia.”

E’ stato un evento importante che ci ha fatto capire che davvero la vita dell’uomo può migliorarsi per rinnovare, ha aiutato ad esplorare la ricchezza della fede, ha dato la speranza che la vita può attingere dalla fede quello che è il significato profondo al di là di tutto ciò che è apparenza, tutto ciò che è desiderio immediato di soddisfazioni.

E’ richiesta a noi più anziani la capacità di trasmettere ai più giovani una fede, un senso della vita, una capacità di vivere assieme che sia bella, che sia robusta, che sia desiderabile. Dalla fede possiamo davvero attingere tutti insieme cose grandi, significati profondi per la nostra esistenza. La Madonna, come mostra il Vangelo, ci indirizza, ci indica la direzione, ci dice: fate quello che egli vi dirà di fare. Con lei facciamo sì che la nostra vita sia sempre più autentica vita cristiana. Per questo ora con la sua intercessione invochiamo la benedizione del Signore.

(trascrizione del discorso non rivisto e corretto dall’autore)