Figure cristiane del ‘900 a S. Donà

Ci hanno consegnato “il testimone” della fede

Sentiamo il dovere di fare memoria di coloro che “ hanno annunciato il Vangelo dando la vita per amore”
Con questo sentire, si è voluto offrire ai sandonatesi il ricordo di alcuni nostri fratelli nella fede, che durante il XX secolo hanno dato testimonianza di vita evangelica: è una attivazione della memoria, senza enfatizzazione e senza banalizzazione, che può aiutarci a iniziare il nuovo millennio con lo stesso impegno e la stessa fedeltà.
A cura di Arturo e Leandro Rizzo

dott. Pietro Perin
n. a Creazzo (VI) il 16.05.1869
m. a S. Donà di Piave il 20.10.1959

E’ un medico laureatosi a Parma nel 1898. Fino al 1911 resta a Creazzo da dove si allontanerà per recarsi a S. Donà di Piave ad esercitare la professione medica sino al termine della vita. E’ un cristiano integrale che non esaurisce la fede nella ritualità, ma la apre alla concretezza del Popolo di Dio ed alla realtà dei suoi bisogni. Fonda la prima “Lega dei padri di famiglia”, che poi si trasformerà in “Uomini di Azione Cattolica”. Alla disfatta di Caporetto (1^ guerra mondiale), egli resta nel suo territorio, ma la prima linea del fronte lo costringe a raggiungere Mons. Luigi Saretta suo parroco profugo con i sandonatesi a Portogruaro. Lo chiamano “il medico del Piave”, “il medico dei poveri”.
La sua presenza a S. Donà a fianco di Mons. Saretta costituì una integrazione laica efficace per l’attività della parrocchia. Per tale funzione della “laicità” si può dire che il Perin fu un anticipatore del Concilio Vaticano II°.
Aspetti poco conosciuti della sua vita, che destano ancora sorpresa, si possono leggere nel libro di P.A. Martini “Il Dott. Pietro cav. Perin” – Ed. ESCA – Vicenza – 1982.

Mons. Fulgenzio Pasini
n. a S. Donà di P. il 02.04.1897
m. a Gerusalemme il 17.04.1985

Fino a 14 anni visse a S. Donà per entrare poi nel collegio dei Frati Minori a Monselice. Partecipò alla I^ Guerra Mondiale da sottotenente. Nel Marzo 1923 fu ordinato sacerdote a Venezia, ma la sua vocazione era esser missionario in Cina, dove si recò nel 1925. Eletto vescovo di Sanyuan nel 1944, vi rimase fino al 21 Nov. 1953, quando, dopo un processo davanti a quindicimila persone, fu condannato per “attività in un movimento antirivoluzioanrio” ed espulso dalla Cina. Rientrato in Italia, non rinunciò mai alla sua diocesi cinese. Anche quando il papa gli ha chiesto se si sentiva disposto a reggere pastoralmente una diocesi italiana, chiese umilmente che gli fosse permesso di “continuare ad amare i suoi fedeli cinesi senza dividerlo con altro…”. Scelse di essere “missionario in terra di Palestina”, dove morì a 88 anni.
Per maggiori interessanti informazioni leggere il libro: G. Battocchio – Ricordi di mons. Fulgenzio Pasini – Ed. 1988.

Padre Sergio Sorgon
n. a S. Donà di Piave il 12.11.1938
m. ad Ambatoloana (Madagascar) il 07.01.1985;
Carmelitano scalzo, missionario in Madagascar, nel pieno della sua attività aveva 47 anni – stava tornando alla sua missione in motocicletta quando fu fermato, preso, torturato e decapitato, quindi portato sulla sponda della strada vicino alla sua moto Cagiva. Un episodio crudele ma anche misterioso (un avvertimento?) che fece notizia in tutto il mondo. Ma furono i suoi malgasci, cui si unirono i sandonatesi, a rendere più evidente la testimonianza del dolore tradotto in lacrime e preghiere. Della sua attività missionaria restano molte opere in Madagascar. Nel libro “Fino all’ultima goccia”, stampato un anno dopo la morte dai Carmelitani scalzi della Provincia Veneta, si trovano osservazioni, rilievi, indicazioni di vera attualità, in cui è evidente la influenza del Concilio Vaticano II°. Ecco due citazioni: “La adesione (dei malgasci) a Cristo deve essere filtrata dal loro genio particolare. Lingua, riti liturgici, organizzazione della Chiesa e soprattutto il messaggio della Rivelazione, deve essere pensato dai malgasci e alla malgascia”. – “Opere caritative, scuole cattoliche, metodi di apostolato, ecc. sono istituzioni che possono essere comode perché chiare e sperimentate, ma che rischiano di dare anche al missionario una visione statica della chiesa del Terzo Mondo…”. Il suo punto di arrivo? “La giustizia sarà il frutto dello sforzo di tutti”.
E’ sepolto nella Cappella del Cimitero di S. Donà di Piave.

Mons. Luigi Saretta
n. a Montebelluna il 14.08.1885
m. a Treviso il 30.05.1964;
Il ricordo di Mons. Luigi Saretta per 46 anni parroco di San Donà di Piave, è ancora vivo fra i sandonatesi perché, con la fedeltà alla vocazione sacerdotale, egli ebbe doti umane d’ingegno, di organizzazione, di apertura, di carità e di senso della libertà che si manifestarono come atti dovuti per la vita del “suo” popolo cristiano. Molto è stato scritto su di lui, e la sua azione è stata oggetto di analisi e di studio. Ma l’impronta lasciata nella storia della Parrocchia sandonatese da mons. Saretta, trova conferma in fatti che indicano una sola cosa: la sua passione per la salvezza morale e spirituale dei parrocchiani. Egli si servì di tutti gli strumenti a disposizione per lottare contro le in-giustizie, in particolare dei più indifesi tra il suo popolo, di cui condivise anche altre sofferenze, durante la I^ guerra mondiale fuggendo profugo a Portogruaro; ed, al ritorno, per la ricostruzione, con un’attività mai cessata, fino al 1961, quando la malattia lo costrinse a dimettersi. La sua fu una presenza convinta; attiva e generosa, espressione d’una religiosità non disgiunta dalle realtà del vivere. Moltissime sono le opere che realizzò con l’aiuto del suo popolo: l’Oratorio don Bosco, l’Orfanotrofio, l’Asilo S. Luigi, quasi tutte le chiese delle frazioni, ma più di tutto seppe costruire delle coscienze con il Suo amore per la giustizia e per Cristo. Andandosene piangendo da S. Donà, portò con sé un’ampolla con l’acqua del Piave, segno di unione tra lui e tutta la “sua” gente.
E’ sepolto nella Cappella del Cimitero di S. Donà di Piave.

Geom. Attilio Rizzo
n. a Villadose (RO) il 16.03.1891
m. a Mauthausen il 15.01.1945

Si legge in un ricordo di “Attilio Rizzo – Maggiore dell’Esercito – Comandante del Battaglione Partigiano Eraclea – Presidente della Conferenza di S. Vincenzo de’ Paoli”: Anche uomini di doti non straordinarie, non eccedenti le proporzioni normali, attingono dall’abito della fede sinceramente praticata,  vissuta una chiarezza di giudizio, un equilibrio di facoltà, un fervore di iniziativa, un impulso di azione così decisivi che riescono a fare della loro vita un modello di coerenza e di energia. Nulla del loro patrimonio interiore viene disperso. Attilio Rizzo è riuscito a imprese “che hanno il fascino della santità e lo splendore dell’eroismo”. Egli si dedicava ai poveri, i prediletti di Cristo, e per questo fu presidente della Conferenza di S. Vincenzo de’ Paoli di S. Donà. Egli non mirava alla coreografia, ma alla sostanza delle proprie azioni. La sua vita religiosa e la sua vita civile si integrarono in maniera da trovare stima ed apprezzamento da parte di tutti. S’infiammava per le ingiustizie e per le iniquità di coloro che preparavano i lutti della guerra. Per la sua intensa attività contro l’oppressione fu arrestato e internato a Mathausen, dove morì qualche mese il 15 gennaio 1945. Unico segno vivo è una grande quercia, simbolo della sua vita, piccolo arbusto raccolto quaranta anni fa nel Campo di Concentramento di Mathausen e piantato in un giardino di S. Donà. A suo ri-cordo fu intitolata la Piazza Attilio Rizzo. Nel cimitero di S. Donà vi è una pietra di quel campo di sterminio, posta sulla tomba di sua moglie, umile fedele e forte compagna della sua Vita!

Monsigor Angelo Dal Bo
n. a  S. Trovaso di Preganziol, il 15 .10. 1910
m. a S. Donà di Piave il  28.05. 1974

Figura di Pastore buono, fedele ai principi ad all’Autorità, amico di tutti, ma specialmente dei bambini, dei poveri e degli ammalati, don Angelo dal Bo approda a S. Donà come arciprete nel 1961, dopo la rinuncia di Mons. Saretta. Proviene dalla Parrocchia di Loreggia, dove mette in luce la sua “spiccata personalità apostolica”, dopo essere stato per lunghi anni Vicerettore del Collegio Pio X di Treviso. Nel periodo della sua permanenza da’ vita alle nuove Parrocchie di S. Pio X, Mussetta e S. Giuseppe Lavoratore, che meglio rispondono alle nuove esigenze pastorali, intervenendo presso l’autorità Comunale perché nel Piano Regolatore vi siano le aree per le opere parrocchiali e sociali relative. La difficile eredità della grande Parrocchia non lo scoraggia ed è sempre fratello con i sofferenti, al di sopra del dovere di Parroco. Tutto il suo ministero è segnato dalla sua grande umanità, spesso nascosta dalla scorza ruvida che copre il cuore dolcissimo. Le sue sofferenze morali e fisiche non lo fiaccano ed offre tutto per l’amore che ha per l’Eucarestia e la Madonna. Lascia quale suo testamento: “Le campane suonino a festa, quando morirò!” Ed in questo modo tutta la sua Parrocchia seppe che don Angelo era tornato al Padre.
E’ sepolto nella cappella del cimitero di S.Donà. 

Lucia Schiavinato
N. a Musile di Piave il 30 Ottobre 1900
M. a Verona il 17 Novembre 1976

Di questa grande figura di donna fu scritto che il suo fu “un cammino ascensionale, percorso quasi totalmente in solitudine spirituale … con trasparente letizia, intensa preghiera e prolungata adorazione eucaristica”. Per Lei l’amore all’Eucarestia fu vissuto nell’umile e generoso servizio ai fratelli, nella chiesa e nell’impegno sociale, politico e amministrativo. Fondò i Piccoli Rifugi, cominciando dal Campiello di S. Donà, poi a Roma sul monte Mario, a Ferentino, a Vittorio Veneto, a Campocroce di Mogliano, a Verona, a Trieste, per poi andare in Brasile dove la sua opera prolifera. Tutta la sua vita fu un intreccio di spiritualità e di attività ed ancora oggi rimane un mistero in quanto intessuta da un dialogo ininterrotto ed ineffabile con Dio da Lei gelosamente custodito e sconosciuto alle sue stesse “figlie”. Si può dire che “l’attualità del suo carisma va oltre le sue intuizioni e le sue opere caritative e promozionali, perché si incentra nella sua santità di vita, nel suo ardente amore a Gesù Cristo, vivo nell’Eucarestia e presente in ogni fratello bisognoso di cure, di affetto, d’amore sincero” (Alfredo Magarotto Vescovo).
E’ stata recentemente dichiarata “Serva di Dio” ed è in corso la causa di Beatificazione.  
La sua tomba è venerata nel cimitero di S.Donà

Celeste Bastianetto
N. a S. Donà di Piave il 20 Luglio 1899
M. a Venezia il 25 Ottobre 1953

Combattente nella prima guerra mondiale con i “ragazzi del ‘99” fu gravemente ferito nel Grappa, decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare ed iscritto tra i grandi mutilati di guerra. Uomo con una poliedrica personalità ed attività, ebbe a fondamento la sua Fede, vissuta quotidianamente con la partecipazione alla Messa. Fu tra i fondatori della F.U.C.I. prima e dei Laureati Cattolici poi; fu Presidente Diocesano di Venezia della Gioventù di Azione Cattolica, fece parte del Partito Popolare e della D.C. ed ebbe una continua corrispondenza con Luigi Sturzo. Si occupò attivamente della riforma carceraria e del diritto penale; delegato dal Governo Italiano, fu il principale artefice del Trattato di Osimo con la Jugoslavia che regolò la Pesca nell’Adriatico. Fu inviato negli Stati Uniti dal quotidiano “L’avvenire d’Italia”, scrisse un romanzo con cui vinse nel 1937 il premio letterario Savoia Brabante. Partecipò per molti anni dal 1936 alle settimane di studio di Camaldoli e strinse amicizia con Giorgio la Pira, da lui definito “un mistico, un poeta ed un politico che atttende”. Fu attivo nella lotta Partigiana, nella quale rappresentò il Corpo Volontari della Libertà, con Attilio Rizzo, Domenico Sartor ed altri e al Comitato di Liberazione Nazionale per la regione del Veneto. Fu il primo Sindaco eletto di S: Donà dopo la liberazione, lavorò con passione per affrontare e risolvere i problemi più urgenti, in collaborazione con Mons. Luigi Saretta e con Lucia Schiavinato. Convinto assertore dell’Europa unita, partecipò alla formazione della unione parlamentare Europea. Qualche mese prima di morire nel 1953, già malato sentì alla radio la notizia che il primo treno Europeo aveva varcato la frontiera del Lussemburgo. Esclamò: “Oggi è il 10 febbraio, domani è la Madonna di Lourdes. La Madonna ci vuol tanto bene” e scoppiò in pianto. Fu un uomo straordinario che visse la sua fede col nutrimento dell’Eucarestia. Di tutta la sua vita egli scrisse un Diario, conservato da Piergiorgio, uno dei suoi nove figli.