“Gesù e i bambini”: ispirato ad un’opera di Vogel

Gesù e i bambiniIl quadro raffigurante “Gesù con i bambini”, presente nella Scuola dell’Infanzia “Asilo San Luigi” è stato recentemente ripulito e risistemato. L’opera è ispirata all’omonima del pittore tedesco Vogel presente a Palazzo Pitti (Firenze), pur con delle evidenti diversità.

L’intervento di recupero ha comportato anche un’interessante scoperta circa l’Autore di tale quadro…

La tela, di dimensioni 131 x 92 cm, è stata oggetto di pulitura e risistemazione sul telaio di legno ad opera del prof. Duilio Franzoi, che lo scorso anno ha effettuato un intervento analogo sui quattordici quadri della Via Crucis del Duomo.

Sul quadro, in posizione centrale, è ritratto Gesù con le braccia aperte benedicenti, nell’atto di abbracciare i quattro bambini presenti ai suoi piedi e sulle sue ginocchia.

La scena raffigura il versetto evangelico “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite” (Marco 10,14).

L’opera, nel suo complesso, risulta di pregevole fattura e d’effetto, sicuramente adatta all’ambiente in cui si trova.

Il riferimento all'opera di VogelQuesto olio su tela, come è indicato da una frase in tedesco sul L'opera di Vogel a Palazzo Pitti (Firenze)

lato inferiore destro,  s’ispira all’opera del pittore tedesco Carl Christian Vogel von Vogelstein (1788–1868) “Lasset die Kinder zu mir kommen”, conservata nel Museo d’Arte Moderna (Palazzo Pitti) di Firenze.

Rispetto all’originale, però, risulta speculare e presenta alcune semplificazioni: mancano infatti due personaggi dello sfondo e un bambino; il piede sinistro di Gesù è completamente coperto dalla veste…

La pulitura ha portato ad una scoperta.

La firma riscopertaSul lato sinistro, in una posizione leggermente più elevata rispetto alla frase in tedesco, è riapparsa una sigla di color rosso, del tutto simile a quelle presenti su altre opere del Duomo: si tratta di una “A” accostata ad una “R“, seguite dalla cifra “924“.

Questa sigla è paragonabile al modo usuale di firmare le proprie opere dell’artista bresciano Alberto Rava, che ha dipinto nel 1923 la Sesta Stazione della Via Crucis (“Gesù incontra la Veronica”) e le dodici tele degli “Apostoli”, presenti sotto il cornicione sul perimetro interno del Duomo.

In particolare, durante l’anno Paolino si era evidenziato con un faro il quadro di Rava del 1922 raffigurante San Paolo, presente sopra l’accesso alla cappella feriale.

“Gesù e i bambini” sarebbe quindi una riproduzione personalizzata del 1924, del pittore Rava, dell’omonima opera ottocentesca del tedesco Vogel, conservata a Firenze…

Quest’opera è stata sotto gli occhi di generazioni di bambini ed insegnanti, praticamente sin dall’apertura dell’Asilo, proprio 90 anni orsono. La piccola e recente “scoperta” va quindi a coronare la felice ricorrenza di quest’anno.

M.F.

“GESÙ E I BAMBINI”: DIARIO DEL RESTAURO

Il 6 gennaio, Festa dell’Epifania 2012, dopo la S. Messa delle 9.30 l’Arciprete mi avvicinò dicendomi di avere una cosa importante da chiedermi. Giorni prima, su segnalazione di una insegnante, la coordinatrice della Scuola dell’infanzia “Asilo San Luigi” gli aveva manifestato il cattivo stato in cui si trovava il dipinto raffigurante “Gesù e i bambini”, appeso alla parete del salone.

Diceva di essere dispiaciuta che tale opera di pregio si logorasse anno dopo anno ed era auspicabile un intervento di restauro. Il Parroco allora assicurò che avrebbe sentito la persona adeguata per porvi rimedio. Alla richiesta di don Gino diedi così la mia disponibilità per l’incarico.

Di primo acchito il quadro mi era sembrato in uno stato precario, con la tela schiodata lungo il lato sinistro, che fuoriusciva dal bordo della cornice; in più, tutta la superficie dipinta era fortemente annerita e impolverata. In alcune zone del dipinto si notavano piccole sgranature della pasta cromatica.

Ho subito staccato la tela dal telaio. Questa operazione era necessaria per ridurre quest’ultimo di alcuni millimetri e poterlo rinforzare nei punti di congiunzione, e anche per avere un maggior margine di tela da inchiodare dopo la sua pulitura.

La pulitura è stata eseguita con ripetute spugnature di soluzioni acquose, per togliere lo strato degli imbratti di sudiciume di mosche, impastati con la polvere accumulata negli anni.

Le miscele adoperate, ricche di microparticelle penetranti nello strato cromatico, hanno ridato la primitiva trasparenza e luminosità alla composizione figurativa e una maggiore compensazione conservativa all’opera.

Duilio Franzoi