Gianna Prata (16.11.31 – 12.09.06)

Mi piace ricordarla in sella alla sua bicicletta, con i suoi cappellini bizzarri e la grinta con cui pedalava verso una delle sue mete….
E la contemporanea attenzione che poneva nel guardarsi attorno con curiosità e nel salutare, con la sua voce “gagliarda”, chi incontrava nella sua strada.

Gianna era così: decisa, convinta, ferma, intransigente per alcuni aspetti, ma sempre attenta e vigile su tutto quello che la circondava, che riguardava la sua città e la sua gente.
A chi come me, l’ha conosciuta tanti anni fa per esperienza professionale, non sono mancate le occasioni di confronto, di scambio acceso, a volte anche di “scontro”: ma sempre leale, franco, aperto e attento, soprattutto da parte sua a salvare e preservare, ad ogni costo e a qualsiasi prezzo, il rapporto e la relazione con chi aveva di fronte. Si sentiva, si percepiva che nonostante i modi a volte un po’ “ruvidi”, sapeva “volere bene” e quindi sempre a lei e non ad altri era concesso qualcosa di più.
Poteva “raccomandare”, “sollecitare”,  stimolare”, “premere” su qualsiasi argomento e sapeva farlo molto bene bussando energicamente a tutte le porte di quelli che contano e facendo sentire la sua voce squillante e inconfondibile. Certamente gli argomenti a Gianna più “cari” erano quelli che riguardavano le persone in difficoltà, con meno possibilità, i più fragili.
Di lei si può senz’altro affermare che “c’è stata” dentro il suo tempo, dentro la sua città e tra la sua gente. Una presenza viva, espressiva, capace di confrontarsi con competenza con gli altri, chiunque fossero e comunque la pensassero.
Alla conclusione di una vita così, non c’è che da invidiare l’energia, la forza, la vitalità con cui ha saputo spendersi e vivere ogni giorno ogni ora e sperare che il suo modo di essere, mai banale e facile, possa contagiare un po’ la vita di tutti noi.

Serenella Manzini