Giornata del migrante e del rifugiato: per una cultura dell’incontro

Domenica 18 gennaio è la 101sima giornata del migrante e del rifugiato.
Forse non abbiamo molta voglia di sentirne (ancora) parlare. Pensiamo magari di aver già ben chiaro in testa tutto quanto ci serve su questi temi. Da parte mia sono convinto che dovremmo continuare ad informarci, senza accontentarci di slogan gridati o di passaggi superficiali al telegiornale. Ma qualsiasi siano i nostri pensieri al riguardo, perlomeno come cristiani non possiamo smettere di interrogarci, anche come Chiesa, su quanto Dio ci dica oggi attraverso un fenomeno così rapido nei suoi mutamenti. Fino a qualche anno fa sembrava che le famiglie di migranti giunte in questo territorio stessero avviandosi ad un inserimento sempre più stabile: lavoro, una casa che avevano iniziato ad acquistare, figli a scuola … Con l’allungarsi della crisi è invece ripresa una forte precarietà ed una conseguente mobilità: non tanto un ritorno generalizzato al paese d’origine, quanto il capofamiglia che va in giro per l’Europa cercando altre possibilità, pezzi di famiglia fatti rientrare per periodi più lunghi presso i genitori in patria, semipendolarismo di chi viene dai paesi più vicini… E l’aprirsi della “stagione dei profughi”: l’arrivo di persone che provengono da nazioni in guerra o con forti conflitti civili.
 
Un quadro che cambia, quindi, rispetto al quale è necessario discernere una Parola che sempre ci interpella da dentro la storia in cui viviamo. E il messaggio di papa Francesco, dal titolo: “Chiesa senza frontiere, Madre di tutti”, ci aiuta a porre attenzione su alcuni punti decisivi: nessuno può essere considerato “inutile, fuori posto o da scartare”. Eppure, in una situazione difficile per tutti, le paure e le diffidenze vanno prese sul serio. E’ vero che in questo territorio, nel quale un tempo si richiedeva a gran voce manodopera, oggi è molto difficile trovare lavoro, pur adattandosi al ribasso. Ma questo ci provoca a cercare nuove soluzioni, che rendano possibile una “cultura dell’incontro”, la sola che possa favorire un reale progresso e una maggior sicurezza per tutti, anche di fronte ai tanti fanatismi che oggi agitano il mondo. Prendendo atto che l’attuale sistema socioeconomico riduce sempre più le possibilità di lavoro e la qualità della vita, non solo nei Sud del mondo, forse è ora davvero di mettere insieme “il coraggio e la creatività necessarie a sviluppare a livello mondiale un ordine economico-finanziario più giusto ed equo insieme ad un accresciuto impegno in favore della pace, condizione indispensabile di ogni autentico progresso”. Un impegno enorme. Eppure necessario. Se prendessimo sul serio tale prospettiva, cercando come cristiani e come Chiesa con chi iniziare questa “avventura”, potremmo aver la sorpresa di inaspettati compagni di strada. A partire dai migranti giunti in mezzo a noi.

don Bruno Baratto, direttore dell’ufficio diocesano Migrantes

 
La riflessione è tratta dal sito diocesano e pubblicata nel numero della Vita del popolo del 18 gennaio
 
Il Messaggio di papa Francesco per la Giornata
“Alla globalizzazione del fenomeno migratorio occorre rispondere con la globalizzazione della carità e della cooperazione, in modo da umanizzare le condizioni dei migranti. Nel medesimo tempo, occorre intensificare gli sforzi per creare le condizioni atte a garantire una progressiva diminuzione delle ra-gioni che spingono interi popoli a lasciare la loro terra natale a motivo di guerre e carestie, spesso l’una causa delle altre”. Così Papa Francesco nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2015, in calendario per domenica 18 gennaio, sul tema: “Chiesa senza frontiere: madre di tutti”.