Gli stranieri tra noi sono sempre ‘foresti’, o sono anche…(fratelli)?

“Foresto” è uno che viene da fuori. Il fuori può essere un paese vicino, un’altra regione, un altro stato o un altro continente. Foresto è colui che non è nato nel nostro paese, non è vissuto con noi, ma è andato a scuola fuori, ha intrecciato altre relazioni, ha maturato pensieri diversi dai nostri. Foresto è uno, che pur avendo genitori di qui, è nato all’estero, figlio di emigrati. Foresto è uno che non è dei nostri. E’ chiaro che uno straniero, cioè uno che proviene da un altro continente o da un’altra nazione, che ha un diverso colore della pelle, che parla un’altra lingua e magari professa un’altra religione, è un…foresto.
Da noi, come vengono trattati i foresti?

Dipende. Dipende dal grado di diversità e di distanza culturale. Se è uno del paese vicino… se è un veneto… un italiano…oppure se è un albanese,…un marocchino, …un cinese…se è un potente…un politicante… uno con tanti soldi… oppure un pezzente, uno spiantato, un fannullone…un beone, un drogato…un disabile… La diversità può avere radici ed espressioni diverse: etnia, razza, cultura, religione, posizione sociale, prestigio, professione…
I modi di porsi e di agire di fronte al foresto sono pure distribuiti in una gamma variegata di atteggiamenti: indifferenza, opposizione, curiosità, cautela, diffidenza, dialogo, accoglienza, rispetto, collaborazione, amicizia, coesistenza pacifica, fratellanza…
“Ero forestiero e mi avete accolto…” (Mt 25,35). E’ un insegnamento sempre attuale, soprattutto oggi che siamo diventati società aperta e plurale, nella quale il movimento della popolazione anche fisico è sempre più intenso e vario. Lo scambio globale di persone e di merci costringe alle relazioni di tipo commerciale ed economico, apparentemente migliora la situazione ma di pochi… Bisogna che la globalizzazione entri sul terreno propriamente umano e promuova alcuni valori fondamentali, quali la dignità della persona umana, la solidarietà, la giustizia, la difesa della vita. Nella maggior parte delle democrazie non mancano dichiarazioni solenni in questo senso, scritte nelle carte costituzionali. Occorrono movimenti promozionali capaci di avvicinare l’utopia alla realtà.
La chiesa è una di queste correnti calde del golfo che porta il calore dell’accoglienza, della stima, dell’abbattimento delle barriere fisiche, geografiche, culturali, religiose… “Tutti voi siete figli di Dio, poiché quanti siete stai battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è giudeo né greco, non c’è schiavo né libero, non c’è maschio né femmina, perché tutti voi siete uno cosa sola in Cristo” (Gal 3,28). Infatti chi vive la chiesa e chi la incontra scopre la vera fraternità, dove nessuno è più straniero né foresto. Il Natale ha fatto di Dio – per certi versi foresto – uno di noi, è diventato uomo de nostro fratello, perché anche noi accogliamo i foresti come gente di famiglia, come fratelli. Auguri perchè la nostra comunità parrocchiale non consideri nessuno straniero, e nessun nativo, come foresto, ma tutti consideri come figli di Dio e fratelli in Cristo.

d. Gino