Guida ai luoghi mariani: Basilica-Santuario di Santa Maria Maggiore (Treviso) – 4

Santa Maria Maggiore (Proponiamo in questa scheda la visita della Chiesa di Santa Maria Maggiore, popolarmente conosciuta col nome di “Madona Granda“, nel centro storico di Treviso. È facilmente raggiungibile entrando nel centro storico da Porta Carlo Alberto.
Questo Santuario, luogo di conversione di san Girolamo Emiliani (1486-1537), è uno dei principali luoghi di culto dei Chierici Regolari di Somasca (Padri Somaschi), nonché sede dell’ordine in città.

Ubicazione: Treviso, Piazza Santa Maria Maggiore

Origini: Le origini di questa chiesa sono antiche. Alcuni resti testimoniano che, già nell’VIII secolo, qui sorgeva un capitello con l’immagine della Madonna. La chiesa fu distrutta dalle invasioni barbariche, probabilmente quella degli Ungari (898).
Fu riedificata nell’XI secolo dai Benedettini e quindi rifatta, in stile tardogotico, dai Canonici Lateranensi nella seconda metà del XV secolo; rimasero comunque inalterate la facciata in laterizio e l’immagine della Madonna col Bambino, realizzata da Tommaso da Modena (metà del Trecento) [1], artista che visse a Treviso tra il 1346 ed il 1358 c.a.
Il presbiterio della basilica con l'organo Mascioni (1955)Agli inizi del XVI secolo parte dei mattoni che costituivano la chiesa furono asportati per la realizzazione delle nuove mura.L'immagine della Madonna con il Bambino
Il transetto e le cappelle absidali furono ricostruite in linee rinascimentali nel 1523 ca., dopo la guerra di Cambrai.
Durante il bombardamento di Treviso da parte degli alleati, il 13 marzo 1945, furono distrutte la navata centrale e oltre la metà della facciata principale [2].
La chiesa divenne cattedrale nel 1932.
Il campanile incompiuto (risalente al 1516) è stato modificato più volte nei secoli ed era sorto come torre destinata ad uso bellico [1].
In origine il campanile di Santa Maria Maggiore non superava in altezza l’edificio religioso: fu solo successivamente, verso la fine del secolo XIX, che la torre campanaria venne in parte ricostruita con l’intento di renderla più alta (progetto che, tuttavia, rimase inconcluso) [3].
Anche il campanile, come la chiesa, sono realizzati in laterizio a parte alcuni fregi in pietra d’Istria [2].
Attualmente il santuario di Santa Maria Maggiore è una parrocchia facente parte del vicariato urbano della diocesi trevigiana, sede dei Padri Somaschi, che la reggono dal 1882.

Evidenze architettonico-artistiche

La facciata è in stile tardo gotico veneziano, con linee vagamente orientaleggianti; si presenta semplice e spoglia, rivestita in laterizio e sormontata da cinque edicolette gotiche in pietra d’Istria a colonne ed archetti trilobi.
Vi sono tre porte di accesso, sempre incorniciate in pietra d’Istria. Ogni porta è sormontata da un rosone e tra i rosoni si notano due alte finestre, che terminano con un arco a sesto acuto.
Quattro lesene affiancate e tra loro equidistanti inquadrano gli elementi architettonici della facciata conferendo a quest’ultima un aspetto di maggior verticalismo.

L’interno, a pianta rettangolare, è suddiviso in tre navate in stile gotico-veneto, con colonne rosso-mattone.
La crociera, il presbiterio e l’abside, ricostruite dopo l’assedio della Lega di Cambrai (1511), sono invece in stile rinascimentale. Le due tonalità formano un ambiente raccolto, che invita al silenzio e alla preghiera.
Alla parete destra del presbiterio vi è un dipinto di E. Marchesini (1996) raffigurante l’antica offerta del Comune “de mense augusti in festo Beatae Mariae Virginis”.
Particolare dell'affresco dell'Ultima CenaDal braccio sinistro del transetto si accede alla cappella del battistero con alle pareti affreschi – tra cui l’Ultima cena – di L. Fiumicelli e G.P. Meloni del 1540.

L’immagine della Madonna (secolo XIV) è evidenziata da un tempietto riccamente decorato [1] ed è opera di Tommaso da Modena.
La Madonna è seduta su un trono di architettura gotica. Il manto regale molto ampio, adorno di fibbia dorata al collo, è di color bianco e nasconde una tunica di color scuro. Il capo della vergine è ricoperto da velo sottilissimo, trasparente, che mostra capelli biondi ed ha per sfondo una luminosa aureola.
Il Bambino Gesù è seduto in grembo alla Madre ed ha una tunica rossa, sopravveste giallognola, le braccia spalancate a croce ed entrambe le mani benedicenti.

Il tempietto con l'immagine della Madonna con il BambinoIl tempietto (probabilmente di Pietro Lombardo, XV-XVI sec.) è un quadrilatero costituito da transenne a tre aperture; è in marmo intarsiato con fregi ed ornamenti. Sulle transenne si ergono pilastrini a sezione quadrata che sostengono una snella e graziosa trabeazione.
Il complesso fu studiato per mettere in evidenza la centralità della Madonna miracolosa intorno alla quale si andavano moltiplicando gli ex voto [4].
Presso l’immagine della Madonna sono conservati i ferri della prigionia (1511) di Girolamo Emiliani (Miani), durante la quale maturò la sua vocazione.
All’interno della basilica-santuario vi è un Crocifisso ligneo, già delle Convertite, del secolo XVI.

Informazioni utili

Telefono: 0422.541.220
Fax: 0422.544.598
Orari Sante Messe: festive 7.30, 8.30, 10.00, 11.30, 19.00; prefestive 19.00; feriali (da lunedì a sabato mattina) 7.00, 9.00, 19.00.

Come arrivarci da San Donà di Piave

Si arriva alla periferia di Treviso percorrendo la Treviso-Mare, immettendosi quindi nella Tangenziale. Si esce all’Ospedale e ci si immette nell’anello stradale a senso unico che circonda il centro storico attraverso il sottopasso ferroviario di Via A. Scarpa. Si entra quindi nel centro storico attraverso Porta Carlo Alberto (la prima che si incontra) e si procede per circa duecento metri per Via G. Bergamo.

Bibliografia/fonti

– http://guide.travelitalia.com/it/guide/treviso/chiesa-di-santa-maria-maggiore-treviso/ [1]
– http://www.trevisoinfo.it/chiesasmmaggiore.htm [2]
– “Guida di Treviso. La città, la storia, la cultura e l’arte (La città medievale – 2. Itinerario V)” – Giovanni Netto. LINT Editoriale Associati, Ronchi dei Legionari (2000) [3]
– “Devotissima la Madonna dei Miracoli” – Opuscolo disponibile all’interno della chiesa [4]

A cura di M.F.