I sessant’anni della chiesa dell’Oratorio Don Bosco

Il pieghevole sulla chiesa dell'OratorioEra l’8 dicembre 1952, Festa dell’Immacolata, quando si ebbe l’inaugurazione ufficiale della nuova chiesa dell’Oratorio, la cui costruzione era iniziata nel settembre 1947 con la posa della prima pietra, con direttore don Domenico Trivellato. Il direttore che portò a termine l’opera era un altro Domenico, don Moretti.
Al freddo di un ambiente ancora grezzo e disadorno, si era celebrata la prima messa aperta ai fedeli (alle 5 del mattino…!), fra la commozione generale della gente che aveva invocato la Vergine con le parole riportate nell’immaginetta ricordo.
“Celebrata la santa messa delle 8 Monsignor Saretta accolto festosamente dalla banda, (…) preceduto dagli Scouts e da molte bandiere, entra nel magnifico tempio stipatissimo di giovani per la solenne benedizione. Al vangelo monsignore rivolge la sua vibrante e commossa parola alla gran massa di giovani (un migliaio), loda don Bosco e i Salesiani. Alle 10 solenne messa cantata con accompagnamento di orchestra di archi perché manca l’organo… Sono presenti l’architetto Brenno Del Giudice che disegnò l’altare e la chiesa, il signor Mario Moretti di Murano che regalò le lampade della chiesa ed altri benefattori…” (tratto dal volantino ricordo a cura dell’Oratorio).
 

Il desiderio di una chiesa nell’Oratorio

Il desiderio della chiesa risale sin dall’avvio della costruzione dell’Oratorio stesso. Nel progetto originario dell’arch. piemontese Valotti era appunto previsto anche l’edificio sacro, come testimonia un articolo di giornale del 9 settembre 1927 (a maggio si era posata la prima pietra dell’Oratorio): “La Chiesa, con elementi gotici alquanto distaccatisi dallo stile predominante, sarà un gioiello nel suo genere”.

Tuttavia il progetto non si realizzò se non vent’anni più tardi. Negli anni della seconda guerra mondiale, pur con grandi difficoltà, si erano avviati i lavori per la costruzione della nuova ala dell’Oratorio (quella che si affaccia sull’attuale Via Don Bosco), che sarebbe dovuta terminare con la chiesa. Ma le difficoltà, causate dal momento storico, per reperire la manodopera (molti giovani erano al fronte) e i materiali, permisero di gettare solo le fondamenta dell’edificio per il culto.

Volantino con la storia della chiesa dell'OratorioIl voto solenne del 1943

Venerdì 24 settembre 1943 i fedeli di San Donà erano radunati nel cortile dell’Oratorio Salesiano per la tradizionale Festa della Madonna del Colera. In quell’occasione si supplicò la Vergine di liberare la città e la popolazione dalla guerra, le cui distruzioni sino ad allora non avevano ancora riguardato San Donà di Piave e il territorio italiano in generale, ma i suoi echi si facevano ormai vicini (proprio il giorno prima Mussolini aveva fondato la Repubblica di Salò):
“San Donà di Piave ha fatto il suo voto alla Madonna; per la bocca del Vescovo, nella solennità del 24 Settembre; tutto un popolo immenso, rinnovato nello spirito della fede e dell’amore, ha presentato con umiltà e confidenza la sua promessa alla Celeste Regina. Lei, che è Madre e che tutto può sul Cuore del Figlio, siamo sicuri che non ci lascerà senza protezione e senza conforto.
In tutte le case sarà recitato ogni sera il S. Rosario (…)
Verrà il giorno della gioia; allora scioglieremo il nostro voto, con tutta la generosità di cui saremo capaci (…)
Siamo certi ormai che il cuore di S. Donà di Piave, in questa occasione sarà pari alla sua fede. Coraggio! La Madonna non ci abbandonerà. E negli anni venturi la festa del 24 settembre sarà per nuove grazie e per nuovi favori la festa della riconoscenza e della gratitudine.” (F.P. 26/9/1943)
Con la fine della guerra, il 13 maggio 1945 si liberò il grido di giubilo:
“Finalmente liberi e riuniti con la nostra Patria! In quest’ora solenne desiderata e conquistata con tanti sacrifici e con tanto sangue, il nostro primo pensiero deve essere di riconoscenza a Dio e alla Celeste Protettrice. La Madonna ci ha salvato! A Lei ci siamo rivolti fino dal 24 Settembre del 1943 e per venti mesi in ogni casa e in tutte le manifestazioni religiose, con gli occhi gonfi di lagrime e le anime sazie di angoscia e di terrore, ogni giorno l’abbiamo invocata: Maria, Madre, salvaci! Salva la Parrocchia, salva i nostri figli, salva la nostra Patria; salva, solleva, conforta i nostri cuori affranti. E Maria ci ha salvato! (…)
Non so quante incursioni siano state compiute contro la nostra Cittadina, dal mese di luglio dell’anno scorso fino all’ultima sera spaventosa, prima della liberazione. Furono sganciate migliaia di bombe e spezzoni. S. Donà avrebbe dovuto esser distrutta. Invece… le sue rovine sono molte, ma la struttura della Cittadina del Piave è intatta e in poco tempo potranno essere cancellate le sue dolorose ferite. Maria ci ha salvato!” (F.P. 13/5/1945)
Nel settembre 1947, abbandonato il progetto (già pronto nel 1944) di ampliare il Duomo, fu quindi avviata la costruzione della chiesa votiva dell’Oratorio salesiano.
Nel 1954, a due anni dalla benedizione della nuova chiesa votiva dell’Oratorio, in seguito alle critiche suscitate dalla nuova proposta dei “lavori di compimento della Chiesa Parrocchiale”, mons. Saretta riaffermò che il voto del 1943 era stato comunque assolto:
“Tutti i Sandonatesi sanno che nella festa della Madonna del Colera, il 24 Sett. 1943 nel cortile dell’Oratorio, davanti alla Immagine della Ausiliatrice, presente il Vescovo e il Podestà (allora c’era ancora il Podestà), con una straordinaria moltitudine di fedeli più con le lagrime che con le parole abbiamo lanciato alla Celeste Regina il grido della nostra supplica e ci siamo impegnati solennemente a recitare ogni sera il Rosario nelle nostre case, a costruire la Chiesa dell’Oratorio e a completare e abbellire la Chiesa Parrocchiale…

Da quel giorno non abbiamo mai cessato dal ricordare le promesse. Abbiamo insistito per la pratica del Rosario, abbiamo assolto il voto della chiesa nell’Oratorio e ora dopo 11 anni ci sembra venuto il tempo di iniziare almeno i lavori per il compimento della Parrocchiale…” (F.P. 9/5/1954)

Modifiche e novità post conciliari

Anche la chiesa dell’Oratorio ha subito alcune modifiche in seguito all’applicazione delle norme del Concilio Vaticano II. Così, nell’occasione dell’ordinazione sacerdotale di don Bruno Zamberlan, nel novembre del 1971, “fu tolta definitivamente la balaustrata” del presbiterio della chiesa dell’Oratorio.
Nel 1972 continuarono gli adeguamenti con la modifica dell’altare maggiore, su disegno del geom. Leandro Rizzo.
L’11 maggio è festa per la Solennità dell’Ascensione e “alle S. S. Messe fu dato il seguente avviso: «Come avete notato si sta sistemando l’altare maggiore secondo le nuove disposizioni liturgiche del Concilio Vaticano Secondo. Si è usato al completo il materiale dell’altare preesistente. E tuttavia non mancano spese di progetto e mano d’opera ecc. Saremo riconoscentissimi a quanti ci verranno incontro nel sostenerle»” (Cronaca Oratorio 11/5/1972)
Finalmente, nella Solennità di Pentecoste si usa “il nuovo altare, finito ieri. La nuova sistemazione, non ancora del tutto completata, in genere non dispiacque. Non mancarono critiche, specie da parte dei conservatori. Il lavoro è ben riuscito” (C.O. 21/5/1972)
Un giorno d’estate del ’72 era di passaggio all’Oratorio il vecchio direttore, nonché “costruttore” della chiesa votiva, il cui giudizio sulle modifiche è quindi importante: “nel pomeriggio, visita di D. Moretti… Rimase abbastanza soddisfatto per la trasformazione dell’altar maggiore della nostra chiesa.”
Al lavoro compiuto, non mancarono altri apprezzamenti autorevoli, anche a distanza di un lustro:
“Stamattina, breve visita di Mons. Silvio Barbisan del Capitolo della Cattedrale di Treviso. Si compiacque per la trasformazione del nostro altare maggiore, che disse indovinatissimo.” (C.O. 31/3/1977)
A novembre del 1972 si effettuò il lavoro di tinteggiatura del presbiterio e quindi nel centro dell’abside della chiesa fu collocato il nuovo crocefisso artistico dalla Valgardena: “Pesa due quintali. Non fu impresa facile, anzi assai faticosa. È dono dell’Ex-allievo Domenico Russo, in ricordo della mamma, Sig.ra Angela.”

“La nuova tinteggiatura dell’abside della chiesa e il nuovo crocefisso soddisfano moltissimo i fedeli.” (C.O. 29/11/1972)

La musica nella chiesa dell’Oratorio

Sempre in occasione della Festa dell’Immacolata di quarant’anni orsono (1972) nella chiesa dell’Oratorio “alla Messa delle 8.45, canti con accompagnamento di orchestrina. Questa debutta per la prima volta.” E, la domenica successiva, “alla S. Messa delle 8.45, ancora canti con accompagnamento di orchestrina.” Si tratta dei primi giovani che, allora come oggi, accompagnano con gli strumenti il canto nelle liturgie, animati da sempre da Bepi Arvotti.
Nella chiesa inaugurata e benedetta nel 1952 fu in seguito installato il primo organo, già utilizzato dai salesiani di Trieste. Dopo altri vent’anni e più di servizio nella chiesa di San Donà, divenne poi inservibile.
Così nell’autunno del 1975 fu smontato il vecchio organo che fu ceduto in acconto alla Ditta Zanin di Codroipo, costruttrice del nuovo organo.” Nell’ottobre dello stesso anno arrivò il materiale e si avviò il montaggio del nuovo organo, ad opera della ditta organaria friulana. I tempi non furono comunque brevi e l’installazione si protrasse al nuovo anno 1976.

Il concerto inaugurale ufficiale del nuovo organo della chiesa dell’Oratorio si tenne la sera del 21 aprile 1976, per mano (e piedi!) del maestro Giuseppe De Donà…

Il ricordo del grande Giubileo del nuovo millennio

Alle soglie del nuovo millennio, con direttore don Germano Colombo, si effettuò una ristrutturazione interna della chiesa, con la collocazione delle nuove vetrate. Gli oblò sono il simbolo scelto per il grande Giubileo del 2000: le cinque colombe colorate simboleggianti i continenti, la croce sullo sfondo e il motto “Christus, heri, hodie, semper”.

Le vetrate dei finestroni dell’abside raffigurano, invece, il logo della XII Giornata Mondiale della Gioventù, tenutasi a Parigi nell’agosto 1997, alla presenza di Giovanni Paolo II: vi è una lunga croce gialla, alla cui base allargata si trova un cerchio rosso, simbolo dell’Eucarestia.

Le reliquie di San Domenico Savio nella chiesa dell’Oratorio

Domenico Savio fece le cose di tutti i giorni con il cuore, cioè per amore: “Gesù e Maria siate voi sempre i miei amici” invocò la sera dell’8 dicembre 1854, la prima festa dell’Immacolata. E con vera preoccupazione missionaria desiderava che tutti i suoi compagni avessero tale aspirazione.
In occasione del 50° anniversario della canonizzazione di Domenico Savio (12 giugno 1954) le sue reliquie furono trasportate – da febbraio ad aprile 2004 – in alcuni luoghi d’Italia, tra cui San Donà di Piave.
Il venerdì 27 febbraio 2004 sera, il direttore don Enrico Peretti e la comunità, accolsero le reliquie arrivate a San Donà, furono collocate nella chiesa dell’Oratorio dove rimasero per due giorni, poiché la neve non permise di portarle in processione, come previsto, nel Duomo.

Con grande emozione, si ridestò la devozione al Santo modello della gioventù. Sul foglio delle presenze rimasero segnate tante firme, ma anche storie di sofferenza, di apprensione e di speranza e San Domenico Savio anche in quest’occasione non ha mancato d’intercedere.

A cura di Marco Franzoi