Il campanile e gli angeli del Duomo di San Donà

Il nuovo campanile

Terminata la guerra, tra immense difficoltà si avviò la ricostruzione del nuovo Duomo e del campanile.

La delibera ufficiale della “fabbriceria della chiesa parrocchiale di San Donà di Piave” (composta da mons. Saretta, G. Pasini, G. Sgorlon, A. Biancotto) per la richiesta di esecuzione (e quindi il finanziamento) dei lavori per la ricostruzione del campanile, fu presentata al Commissariato per le Terre Liberate di Treviso il 9 febbraio 1921. L’approvazione fu firmata il 3 giugno dello stesso anno.

Il progetto del nuovo campanile (come quello della chiesa) fu affidato all’architetto veneziano Giuseppe Torres, così pure i lavori,  all’Impresa Veneta di ricostruzioni.

Si procedette con grande velocità e, nonostante gli intoppi burocratici legati agli errori delle perizie per l’ottenimento dei finanziamenti, il campanile “massiccio, grandioso” (sic C. Chimenton) fu ultimato nell’agosto del 1922, sullo stesso sito del precedente.

Nel complesso la nuova torre campanaria acquistò una migliore eleganza rispetto agli “anacronismi stilistici” (sic C. Chimenton) del precedente, fatto brillare dall’esercito italiano.

Dopo la loro fusione, da parte della ditta De Poli di Udine, il 18 febbraio 1922 (il sonello invece 12 luglio 1923), le campane furono collaudate il 10 maggio dello stesso anno, per essere poi collocate nella cella campanaria nel marzo 1923: il Sabato Santo di quello stesso anno suonarono a festa, benedette solennemente dal Vescovo di Treviso mons. Longhin.

L’attuale campanile, situato tra la chiesa e la canonica (che si trova dove un tempo c’era l’Istituto San Giuseppe), fu costruito sullo stesso sito del precedente.

Il basamento è lo stesso del campanile distrutto, che sprofondò parzialmente nel terreno, in seguito al crollo causato dalle mine: come si può osservare è infatti più basso dalla parte del Duomo.

Il campanile presenta uno zoccolo a muratura di mattoni a finte bugne. Sopra l’alta canna, in mattoni a faccia vista con due finestroni e l’orologio (della ditta Giuseppe Ballasso di Piove di Sacco), si trova la cornice in pietra artificiale e quindi la torre campanaria, con aperture a forma di trifora romana fiancheggiata da lesene sormontate da teste di leone, per un totale di otto.

Sopra si trova una balaustrata, quindi il tamburo ottagonale su cui poggia la cuspide, sostenuta da un’ossatura di travi in cemento armato.

Sempre secondo gli scritti di Chimenton (che si è basato anche sui suggerimenti dell’amico ing. Leonardo Trevisiol dell’Ufficio Tecnico Speciale del Commissariato di Treviso), “la cuspide, tronco-conica in cemento armato, posantesi sull’ottagono e rientrante un po’ troppo nelle smussature, appare assai ristretta in rapporto all’aspetto massiccio della canna e al gigantesco angelo”.

Gli elementi del campanile ritenuti provvisori poco dopo la costruzione, di fatto, sono presenti ancora ai giorni nostri: “alle parti in marmo e stucco, parti decorative, sono state sostituite opere provvisorie in cemento; alle parti in pietra naturale sarà provveduto a tempi migliori, quando la fabbriceria avrà fatto fronte agli impegni finanziari da cui oggi è vincolata, sostenuti per abbellire maggiormente gli edifici del culto”. E ancora, ai quattro angoli della balaustra sopra la torre campanaria “dovranno essere posti quattro stemmi, e, sopra i quattro pilastri d’angolo, quattro vasi, ornamenti necessari al raccordo della cella con la guglia” (C. Chimenton, 1928). 

Rispetto al progetto originario, poi, il campanile è rimasto privo del semipronao, che doveva essere sistemato sulla facciata della porta di accesso, “iniziante le decorazioni che si dovranno completare nella prima parte della canna”.