Il campanile e gli angeli del Duomo di San Donà

L'angelo cadutoLa vecchia statua lignea dell’Angelo

A completamento del campanile fu collocata la statua dell’Angelo. La posa in opera – a carico dell’Impresa Veneta – avvenne un paio di mesi dopo il termine della costruzione del campanile: il 26 ottobre 1922 l’Angelo svettava “quale messaggero di pace, che provvede al popolo che gli sta d’intorno; (…) che richiama a tutti il pensiero del cielo (…)” (C. Chimenton, 1928).

La statua, alta 5 m,  fu disegnata dallo stesso architetto del Duomo e del campanile, G. Torres, e fu eseguita in legno (rinforzata con elementi metallici) dalla ditta Ferdinando Demetz di Ortisei (Val Gardena). La statua fu poi rivestita a San Donà – pare dall’artista sandonatese Striuli – con lamierini di rame, battuti secondo le forme del legno scolpito e quindi fissati con chiodi.

L’Angelo era ritto, con una mano sull’impugnatura della spada, appoggiata con la punta presso i piedi; l’aspetto di nobile veneziano e l’atteggiamento del volto severo.

Ebbene, quella statua è rimasta lì al suo posto sino al 1966, quando:

Alle ore 23,30 di lunedì 8 agosto, durante un nubifragio, un fulmine di grande potenza si è abbattuto sul nostro campanile scaricandosi regolarmente sul parafulmine, ma dando fuoco alla grande statua dell’Angelo che internamente era di legno.

La statua bruciò, lassù, fino alle ore 3,30 del martedì 9 agosto, quando con uno spettacolo veramente impressionante a vedersi, fu visto l’Angelo aprire le ali come per prendere il volo, sfasciarsi in un grande globo di fuoco e precipitare al suolo dalla parte di Piazza Rizzo. Presenti in piazza ad osservare, impotenti ad impedire il disastro, vi erano i Sacerdoti, i Vigili del Fuoco, i Vigili Urbani e tanta gente, tutti trepidanti non sapendo come sarebbe andata a finire.

E così l’angelo è disceso dal suo trono senza recar danno, né al campanile, né al Duomo o agli edifici circostanti. Era lassù da 44 anni (…)

Aveva resistito all’infuriare del ciclone del 4 luglio dello scorso anno, non si sarebbe certo pensato di vederlo ora cadere così miseramente per un fulmine dopo chissà quanti ne avrà veduti abbattersi ai suoi piedi!”  

Segue a questa cronaca dell’evento (F.P. 28/8/1966), l’auspicio dell’arciprete mons. Dal Bo per la ricostruzione, con l’aiuto di tutti:

È certo che ora per rifare una statua come quella e fissarla lassù ci vorranno milioni. I Sandonatesi sono decisi a voler che l’angelo ritorni in cima al campanile che veramente ora si presenta mutilato e incompleto. Per desiderio unanime il Consiglio di Amministrazione della chiesa ha aperto una sottoscrizione di offerte affinché l’opera si compia (…)

Intanto per rimuovere i resti, pericolosi per i passanti in via del Campanile, per riparare le cornici della cuspide del campanile deteriorate dal tempo, e per riporre una statua dell’angelo in cima ad esso, il Consiglio di Amministrazione lavora per trovare la Ditta che si assuma l’impegno dei lavori e un laboratorio artistico che esegua la statua. L’Arciprete è certo che anche in questa circostanza la generosità sandonatese non si smentirà”.

L’abbattimento naturale della statua fu quasi un lugubre presagio di un altro fenomeno naturale che colpirà tutto il territorio (e non solo Sandonatese) di lì a tre mesi: l’alluvione.

Rimane una foto che ritrae le golene ricolme delle acque del Piave con, sullo sfondo, la cuspide del campanile avvolta dalle impalcature per il restauro… La spesa per la nuova statua e per il dovuto restauro della cuspide ammontarono a 12 milioni di lire.

Della statua originaria dell’angelo non è andato tutto perduto. Rimane infatti oggi un importante reperto, solo parzialmente danneggiato, conservato in un locale di Udine, acquistato a suo tempo dal proprietario da un rigattiere: è la testa dell’Angelo, avente dimensioni circa pari a 45 cm di larghezza per 50 cm di altezza. Quel fulmine – suo malgrado – permette ora di osservarla da vicino…