Il futuro della Diocesi di Treviso e le nuove soluzioni organizzative

Come cambia la Diocesi: la questione demografica
La Diocesi di Treviso sta attraversando una fase di forte sviluppo demografico: nel 1961 la Diocesi aveva poco più di mezzo milione di abitanti, oggi ne ha circa ottocentocinquantamila, nel 2021 ci saranno più di un milione di persone. In un arco di circa sessant’anni la popolazione sarà raddoppiata.
Si tratta di una crescita con una natalità piuttosto bassa.
L’aumento di residenti dipende soprattutto dai flussi migratori, provenienti da altre regioni italiane e anche da altre aree europee ed extraeuropee. È in forte aumento la componente anziana della popolazione.
La crescita demografica nella Diocesi di Treviso svilupperà due dinamiche: un rapido aumento del numero di residenti, di abitazioni, di spostamenti, e, allo stesso tempo, una rapida diminuzione delle reti informali, delle relazioni di quartiere e di vicinato. Come cambia la Diocesi: un nuovo rapporto con il territorio
Il sondaggio effettuato due anni fa su tutte le parrocchie della Diocesi ha messo in evidenza che:
Aumentano i movimenti territoriali, anche in campo religioso. Ad esempio molte persone non vanno a messa nella propria parrocchia, ma in altre.
Alcuni riti perdono gradualmente di significato, mentre altri continuano ad averlo molto forte, come ad esempio il battesimo e il matrimonio. Emergono elementi di secolarizzazione, che comportano percorsi di fede sempre più personalistici.
I cittadini chiedono alla parrocchie un ruolo di socialità e di identità comunitaria, non solo liturgica.
Crescono le attività legate all’animazione parrocchiale, al volontariato, ecc. Le persone chiedono inoltre servizi: l’oratorio, le scuole d’infanzia, i centri per gli anziani.

Come cambia la Diocesi: la diminuzione dei sacerdoti
A fronte di un incremento della popolazione, il trend delle vocazioni dei sacerdoti non appare in forte crescita: nel 1959 la Diocesi di Treviso poteva contare su 568 sacerdoti, mentre oggi ce ne sono 462.
Il numero continuerà a diminuire: tra 20 anni la Diocesi avrà 348 sacerdoti, circa 120 in meno rispetto ad oggi.
La carenza di sacerdoti, aggravata dalla crescita demografica, si traduce inevitabilmente in un aumento delle responsabilità e degli incarichi per il clero e per i laici che collaborano attivamente con le parrocchie.

Le nuove strategie per il futuro della Diocesi

Quali sono le possibili soluzioni pastorali di fronte alla crescita della popolazione e alla diminuzione del numero di sacerdoti?

1. La ridistribuzione dei ruoli e degli incarichi dei sacerdoti nelle parrocchie. Questa soluzione è già in atto da diverso tempo: consiste, ad esempio, nell’affidare due parrocchie alla guida di un solo parroco.
2. La riaggregazione di unità territoriali. Questo significa, ad esempio, unire alcuni vicariati.
3. Le collaborazioni pastorali parrocchiali, cioè la creazione di forme di interazione stabili tra parrocchie vicine. Questa soluzione, che non elimina alcuna parrocchia, tiene viva la tradizione, il tessuto sociale e le esperienze comunitarie.

Il lavoro svolto dalla Diocesi di Treviso

La Diocesi di Treviso negli ultimi due anni ha avviato un percorso di riorganizzazione territoriale e pastorale basato su nuove collaborazioni tra parrocchie.

La Commissione incaricata dal Consiglio Presbiterale ha presentato un’ipotesi di riorganizzazione, basata sulla unione di alcuni vicariati e sulla creazione di 73 collaborazioni pastorali parrocchiali.

Le Congreghe vicariali hanno poi discusso l’ipotesi elaborata dalla Commissione ed hanno presentato le loro osservazioni.

Il Consiglio Presbiterale offrirà il suo parere al Vescovo sulle osservazioni inviate dalle Congrege vicariali riguardo alla nuova organizzazione territoriale.

I criteri utilizzati per la creazione delle collaborazioni pastorali

Le collaborazioni pastorali sottostanno a diversi criteri:
1. la vicinanza territoriale: le collaborazioni sono formate da parrocchie confinanti, costituiscono cioè un territorio continuo;
2. in linea generale le collaborazioni sono formate da parrocchie dello stesso Comune (principio generale ma non assoluto); in ogni caso vengono garantite la vicinanza ed omogeneità dei paesi, la coerenza del bacino territoriale;
3. la collaborazione parrocchiale non crea una nuova realtà con popolazione troppo elevata, o che si discosta troppo dal dato delle dimensioni medie delle collaborazioni;
4. la collaborazione cerca di equilibrare il rapporto popolazione/sacerdoti, tenendo conto delle proiezioni sul numero futuro di abitanti e di sacerdoti dell’area.

Conclusioni

In relazione alle collaborazioni parrocchiali è importante segnalare che:
1. con queste nuove soluzioni organizzative non viene cancellata nessuna parrocchia. Le parrocchie vengono anzi potenziate e motivate, tenendo viva la tradizione, il tessuto sociale e le esperienze comunitarie. Rimane dunque inalterata la comunità battesimale ed eucaristica, cioè la parrocchia;
2. le collaborazioni pastorali vogliono essere delle forme di interazione stabili tra parrocchie vicine, che rispondono alle nuove logiche di crescita demografica con concomitante diminuzione del numero di sacerdoti. Sono collaborazioni elastiche, con denominatori comuni, finalizzate anche a rivitalizzare le singole comunità e le esperienze comunitarie.

Intervento del Prof. Paolo Feltrin
all’Assemblea diocesana dei Consigli Pastorali Parrocchiali e dei Consigli Parrocchiali per gli Affari Economici sull’attuazione delle Collaborazioni Pastorali del 30 gennaio 2009