Il Masci e la gestione del bene comune

Gestione del bene comune e cittadinanza attiva. Ne ha discusso il 31 gennaio scorso la comunità di scout adulti Masci di San Donà di Piave, che ha invitato a parlare sul tema Silvia Lasfanti vicesindaca di San Donà e assessore alle Opportunità sociali, Crescita e Cittadinanza, insieme a Paola Fasulo, che ha frequentato il SIBEC (scuola italiana beni comuni) di Trento. Ospite dell’incontro anche la comunità Masci di Monastier.
Gli scout, che fra i loro impegni hanno a cuore la politica come servizio di crescita inclusiva delle comunità nelle quali vivono ed operano, hanno riflettuto innanzitutto sul concetto di “bene comune”, che può essere materiale (come un parco, un bene demaniale, oppure un edificio che ha un valore speciale per un gruppo di persone di uno specifico quartiere o città), ma anche immateriale (un paesaggio, l’aria che respiriamo, il clima in generale, le relazioni fra le persone).
Fasulo ha raccontato l’esperienza di Labsus, l’associazione Laboratorio per la sussidiarietà (www.labsus.org), che lavora proprio per favorire “un nuovo modello di società caratterizzato dalla presenza diffusa di cittadini attivi, cioè cittadini autonomi, solidali e responsabili, alleati all’Amministrazione nel prendersi cura dei beni comuni”, a partire dal principio di sussidiarietà garantito dalla Costituzione italiana, specie agli articoli 2 (doveri di solidarietà), art. 3 (la Repubblica rimuove gli ostacoli alla partecipazione), art. 118 (sussidiarietà trasversale). Infine, ha raccontato alcune esperienze in giro per l’Italia di gestione condivisa di beni comuni, come la cooperativa sociale La Paranza che gestisce le Catacombe nel Rione Sanità a Napoli, oppure la Cascina Cuccagna a Milano, un settecentesco edificio, cadente e abbandonato, che oggi grazie ad un gruppo di cittadini si è trasformato in un luogo di incontro e aggregazione urbana, “un fiore nel cemento”.
La vicesindaca di San Donà di Piave, Silvia Lasfanti, ha descritto il percorso che la Città di San Donà – ispirandosi ad altre esperienze positive a livello nazionale, come Bologna e Trento – ha percorso anch’essa per dotarsi nel 2016 di un Regolamento per la gestione dei beni comuni. “C’era una forte richiesta da parte dei cittadini per dare una mano, arrivando laddove il Comune non riesce (dal sistemare la semplice aiuola del quartiere, all’imbiancare la scuola dei figli). Il Regolamento approvato dal nostro Comune prevede che i singoli interventi, quello che un tempo già si faceva quando era più viva e diffusa la cultura dell’impegno civico, si basino su uno specifico ‘patto di collaborazione’ fra il Comune e i cittadini. Il documento per la gestione dei beni comuni, pur in un clima di fiducia reciproca, assicura altresì che la collaborazione rientri nei limiti della legalità. Infine, ma non ultimo, – ha precisato Lasfanti – forse l’obiettivo primario è un altro: ossia il recupero della capacità di tessere relazioni, evitando di isolarci, poiché l’impegno per il bene pubblico è un modo per ritrovarsi, stare insieme, per fare comunità, prendendosi cura di ciò che è di tutti e quindi di ciascuno di noi”.
Federica Florian