Il messaggio del nostro parroco per la Pasqua

Duomo di San Donà - Resurrezione “LA MORTE DI GESÙ È LA SOLENNITÀ DEL MONDO!”

Così si esprime sant’Ambrogio in un libro sulla morte del fratello Satiro. Gesù, infatti, si è donato sulla croce per tutto il mondo e non appena per un gruppo di privilegiati. E la sua morte è una solennità perché, attraverso di essa, ha sconfitto il male e la morte per gli uomini e le donne di ogni tempo e di ogni area geografica, inaugurando una vita radicalmente nuova.

Questa vita nuova si chiama “vita spirituale” che, badiamo bene, non va intesa come il contrario della vita umana concreta; anzi, si tratta proprio della vita umana normale, quotidiana, vissuta però “nello Spirito di Cristo risorto”, cioè illuminata e plasmata, penetrata e condotta dallo Spirito Santo, realizzata secondo i criteri di Dio.

Quando dunque parliamo di “vita spirituale” non intendiamo appena la vita di preghiera o le pratiche devozionali, ma la vita di ogni giorno. Questa Vita nuova ha iniziato a pulsare in noi il giorno del nostro battesimo, ma ha dimostrato la sua efficacia quando abbiamo cominciato a sceglierla, imitando Gesù. E questo può essere accaduto anche molto presto, quando eravamo ancora bambini. E scegliere la vita spirituale significa scegliere la via dell’amore, del dono di sé, come ha fatto Gesù.

In altre parole significa scegliere di morire a noi stessi, al nostro egoismo per dare la precedenza al bene degli altri. Scelta non facile, come ben sappiamo, anzi, piuttosto impegnativa, specialmente oggi, tentati quotidianamente di mettere al centro noi stessi e i nostri interessi personali. Scelta però necessaria se vogliamo non solo salvare la nostra vita, ma anche offrire un contributo importante per cambiare questo mondo. Gesù, oltre a dimostrarcelo con la sua Pasqua di morte e risurrezione, ce lo dice in più parti del vangelo: se noi continuiamo a pensare solo a noi stessi e a salvare la nostra vita, la perderemo; se al contrario, perderemo o doneremo la nostra vita fino alla morte, la salveremo.

Questa è la logica nuova inaugurata da Gesù: donare, dare, perdere…, per ricevere, trovare, guadagnare…! Celebrare la Pasqua di Gesù Cristo, fare festa per la sua vittoria sulla morte, significa certamente rinnovare la nostra fede in lui, ma anche rinnovare l’impegno ad amare in maniera molto concreta e seria là dove viviamo, sostenuti dallo Spirito Santo.

In altre parole significa decidere di far morire il nostro egoismo che, a volte, si manifesta nel rapporto con il coniuge, con i figli, con i genitori e i fratelli o con le altre persone che incontriamo nella nostra giornata.

Ma può significare anche far morire il nostro egoismo che si manifesta nel modo di vivere la nostra professione, nella gestione dei nostri beni economici, ecc. per porre sempre più al centro il bene dell’altro e non il mio. Impegno che ha bisogno di “energia nuova”, cioè della grazia dello Spirito del Risorto per essere realizzato. Grazia che posso trovare solo nella relazione fedele con il Signore, ascoltando la sua parola e attingendo al suo amore che mi offre nei sacramenti della Confessione e dell’Eucaristia.

Altrimenti ci risulterà impossibile compiere passi nuovi, di vita nuova. E allora buona Pasqua nel Signore risorto! In altre parole: che l’amore vinca sempre più nella nostra comunità cristiana di S. Donà, sia con le parole che con i gesti!

Don Paolo Carnio

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