Il Messaggio di auguri del Vescovo per la Pasqua

Il passaggio dalla morte alla vita di Gesù entri di più nella storia di ognuno di noi

Fratelli e sorelle carissimi, desidero rivolgere a tutti voi il mio augurio cordialissimo di Buona Pasqua.

È un augurio sincero, che nasce dal legame che ci unisce tutti strettamente in Cristo, nel quale riponiamo la nostra fiducia e la nostra speranza.

In questi giorni si sente qua e là ripetere che la Pasqua di quest’anno è per molti inevitabilmente triste, perché ci trova in una stagione segnata da una crisi economica pesante, nella quale fatichiamo ancora ad intravvedere segnali rassicuranti di ripresa. Ho avuto recentemente l’occasione di accostare situazioni personali e familiari rese angoscianti da prospettive di licenziamento; ho potuto anche scambiare impressioni e preoccupate considerazioni con persone che operano in ambito imprenditoriale.

Vorremmo tutti che la Pasqua potesse essere celebrata in una gioia alimentata anche da condizioni economiche migliori: quelle che consentono di vivere con dignità e con serenità, con sguardo fiducioso verso il futuro. Penso ai genitori che hanno figli ancora in età scolare, a giovani che cercano lavoro, a fidanzati che stanno disegnando la loro futura vita coniugale.

Desidero approfittare di questa circostanza per esprimere solidarietà profonda e partecipazione fraterna ai tanti che patiscono i travagli prodotti da questa triste congiuntura. Penso con pietà ai casi di chi, disperato, ha scelto soluzioni estreme; affido la loro anima alla misericordia del Padre, facendomi vicino con discrezione alla sofferenza dei familiari.

Eppure anche in questa situazione noi facciamo Pasqua. Sentiamo più che mai il bisogno di celebrare la risurrezione di Cristo, che succede alla sua morte di croce. Ce lo chiede, per così dire, la nostra povera condizione umana. In effetti, non solo la crisi economica, ma anche altre esperienze negative, che la vita non ci risparmia, ci fanno constatare che siamo portatori di precarietà. Viviamo anche i preziosi momenti lieti che la vita ci regala con il timore che si concludano.

C’è in noi una insufficienza radicale che sembra precluderci una felicità integrale e duratura. E anche se l’economia fosse florida, il futuro ben programmabile, tante esigenze soddisfatte, ci rendiamo conto che non saremmo garantiti del tutto e da tutto: dalla malattia, dai lutti, da tanti problemi di varia natura, dalla morte.

Ebbene, la Pasqua è un vita che spunta, inaspettatamente, da una condizione di morte: il messia aveva fallito, confitto ad una croce; i suoi erano fuggiti; quella che era sembrata una grande luce accesa sull’esistenza umana, si era spenta. Ma in quell’alba primaverile una tomba si è aperta. È singolare il fatto – ma appartiene allo stile di Dio – che nessuno vi fosse presente. Quasi a dire: mettersi in quel cammino di vita che quell’evento dischiude chiede fatica, la fatica della fede. Nessuno è stato messo con le spalle al muro dall’evidenza di una risurrezione spettacolare, ma ha dovuto aprire il cuore all’ascolto della Parola, come i discepoli di Emmaus; ha dovuto riconoscere – forse non senza esitazioni: ricordate Tommaso? – che il Risorto era proprio lui, il Gesù di Nazaret conosciuto prima. Tutto ciò si fa ancora più arduo per noi, che siamo chiamati a credere senza vedere, e che vorremmo vivere con semplicità quello a cui Piero ci invita: «Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui» (1Pt 1,8).

Si dirà: ma che cosa c’entra tutto questo con la crisi economica, che apporto dà il Risorto ad una serie di problemi che esigono non tanto la fede, ma intelligenza progettuale, gestione illuminata della cosa pubblica, oltre che competenza tecnica? Certo, la Pasqua non risolve problemi economici né offre ricette miracolose all’incepparsi dei meccanismi finanziari. Ma questi problemi sono dentro la nostra vita, così come gli altri cui ho fatto cenno. E la Pasqua ci induce ad avere sulla vita uno sguardo che è allo stesso tempo, ampio e profondo.

Uno sguardo “ampio”, perché sa guardare lontano, al di là degli orizzonti ristretti del presente terreno; ci apre ad un oltre-la-morte che non è estraneo all’oggi, ma interessa, eccome, il vivere di questi nostri giorni terreni. Ignorare questo è perdere di vista l’essenziale del credere. Ma la Pasqua, che è l’effetto della donazione totale che Gesù ha fatto di se stesso, sollecita anche uno sguardo “profondo” sul presente: uno sguardo che vede la vita fatta non solo di beni, ma anche di bene; non solo di avere, ma anche di essere. Tutto questo apre agli atteggiamenti “pasquali” della condivisione, dell’attenzione all’altro, della cura delle relazioni, della sobrietà, della responsabilità verso ciò che appartiene a tutti e produce vita buona per tutti.

Buona Pasqua, dunque, a tutti voi, fratelli e sorelle. Con l’augurio che il passaggio dalla morte alla vita di Gesù entri di più nella storia di ognuno di noi, e sappia guidare tanti nostri passaggi, anche piccoli e quotidiani, verso la vita che solo Lui ci dona in pienezza.

+ Gianfranco Agostino Gardin