Il Papa al Santuario Nostra Signora di Aparecida all’apertura della XXVIII GMG

Santuario di Nostra Signora AparecidaPapa Francesco giunge oggi 22 luglio 2013 a Rio de Janeiro in occasione della XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù. Mercoledì sarà al santuario di Nostra Signora di Aparecida (tra la città di San Paolo e Rio de J.), patrona del Brasile, dopo le visite di Giovanni Paolo II (1980) e Benedetto XVI (2007). Il santuario – il secondo più visitato al mondo dopo quello di Lourdes – in un solo mese è capace di accogliere un milione di pellegrini.
La Vergine Aparecida (Apparsa), sotto il nome di Immacolata Concezione, divenne patrona della città di San Paolo in seguito ad un episodio risalente al XVIII secolo, quando alcuni pescatori, gettando le reti nel fiume Paraiba, portarono in superfice una statua decapitata della Vergine Nera (come il colore di chi era stato costretto in schiavitù) e in un secondo momento la testa.
La devozione alla Vergine Immacolata Concezione “Aparecida” con il passare degli anni divenne sempre più grande, tanto da suggerire nel 1737 la costruzione di una cappella per accogliere i numerosi fedeli che iniziavano a provenire da ogni parte del mondo.
Fu Papa Pio XI, il 16 giugno del 1930, a dichiarare Nostra Signora Aparecida patrona del Brasile, mentre nel 1946 iniziarono i lavori di costruzione dell’attuale Basilica, consacrata il 4 luglio del 1980 da Giovanni Paolo II, il quale ricordò nella prima storica visita: “Che cosa cercavano gli antichi pellegrini? Che cosa cercano i pellegrini di oggi? Proprio quello che cercavano nel giorno, più o meno remoto, del battesimo: la fede e i mezzi per alimentarla. Cercano i sacramenti della Chiesa, soprattutto la riconciliazione con Dio e l’alimento eucaristico. E ripartono fortificati e riconoscenti alla Signora, Madre di Dio e nostra“.

Nel famoso Santuario sono ancora conservate due rose d’oro: una dono di Paolo VI (inviata nel 1967 per commemorare il 250° anniversario del rinvenimento dell’immagine) e una di Benedetto XVI (personalmente offerta durante la visita del 2007).

La V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi
Nel maggio 2007 anche Papa Benedetto XVI si recava in Brasile per venerare il simulacro della Vergine Aparecida e per inaugurare la V Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi, che proprio in quei giorni avrebbe dovuto tracciare le linee guida del futuro decennio pastorale.
Nel corso della sua visita Benedetto XVI aveva offerto delle indicazioni forti per la stesura del documento finale che sarebbe stato redatto dal suo successore, il cardinale Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, chiamato a presiedere il comitato di redazione del documento finale. “Nel mondo di oggi – ricordava Papa Ratzinger – c’è il fenomeno della globalizzazione come un intreccio di relazioni a livello planetario”. Esso comporta “il rischio dei grandi monopoli e di trasformare il lucro in valore supremo. Come in tutti i campi dell’attività umana, anche la globalizzazione deve essere guidata dall’etica, mettendo tutto al servizio della persona umana, creata ad immagine e somiglianza di Dio“.
Davanti al fallimento di tutti i sistemi che mettono Dio tra parentesi” bisogna imparare a riconoscere Dio, per conoscere la realtà e per risponderle in modo adeguatamente umano.
Benedetto XVI indicava, così, all’episcopato latinoamericano, i fondamenti evangelici che bisognava percorrere:
educare il popolo alla lettura e alla meditazione della Parola di Dio, perché diventi il suo vero alimento; i pastori si sforzino di trasmettere, in forma semplice e sostanziosa, il messaggio di Cristo; si intensifichino la catechesi e la formazione nella fede, tanto dei bambini quanto dei giovani e degli adulti, attraverso il contributo del Catechismo della Chiesa Cattolica, e la celebrazione eucaristica domenicale diventi l’appuntamento principale di ogni famiglia. “In questo campo – osservava il Pontefice – non bisogna limitarsi solo alle omelie, conferenze, corsi di Bibbia o teologia, ma si deve ricorrere anche ai mezzi di comunicazione: stampa, radio e televisione, siti di internet, fori e tanti altri sistemi per comunicare efficacemente il messaggio di Cristo ad un gran numero di persone”.
Bisognava anche dare risposta alla grande sfida della povertà e della miseria, a quelle molteplici e complesse situazioni di ingiustizia (in America Latina come nel resto del mondo) che non è possibile affrontare con programmazioni generiche, e verso le quali le promesse ideologiche del capitalismo e del marxismo si sono dimostrate false. “I fatti lo hanno evidenziato. Il sistema marxista, – afferma il Papa – dove è andato al governo, non ha lasciato solo una triste eredità di distruzioni economiche ed ecologiche, ma anche una dolorosa oppressione delle anime. E la stessa cosa vediamo anche all’ovest, dove cresce costantemente la distanza tra poveri e ricchi e si produce un’inquietante degradazione della dignità personale con la droga, l’alcool e gli ingannevoli miraggi di felicità”.
Fra le altre priorità messe in luce dal Pontefice: l’attenzione verso la famiglia – “patrimonio dell’umanità, scuola della fede, palestra di valori umani e civili, focolare nel quale la vita umana nasce e viene accolta generosamente e responsabilmente” – messa in ginocchio dal secolarismo e dal relativismo etico, dalla povertà “dall’instabilità sociale e dalle legislazioni civili contrarie al matrimonio che, favorendo gli anticoncezionali e l’aborto, minacciano il futuro dei popoli”; i sacerdoti, promotori del discepolato che “devono ricevere, in modo preferenziale, l’attenzione e la cura paterna dei loro Vescovi, perché sono i primi operatori di un autentico rinnovamento della vita cristiana nel Popolo di Dio. […] Per compiere il suo alto compito, il sacerdote deve avere una solida struttura spirituale e vivere tutta la sua vita animato dalla fede, dalla speranza e dalla carità. Deve essere, come Gesù, un uomo che cerchi, attraverso la preghiera, il volto e la volontà di Dio, e che curi anche la sua preparazione culturale ed intellettuale”; i laici, chiamati ad essere “corresponsabili nella costruzione della società secondo i criteri del Vangelo, con entusiasmo ed audacia, in comunione con i loro Pastori. […] A portare al mondo la testimonianza di Gesù Cristo ed essere fermento dell’amore di Dio tra gli altri”; infine i giovani, chiamati ad “affrontare la vita come una continua scoperta, senza lasciarsi irretire dalle mode o dalle mentalità correnti, ma procedendo con una profonda curiosità sul senso della vita e sul mistero Dio […], e “opporsi ai facili miraggi della felicità immediata ed ai paradisi ingannevoli della droga, del piacere, dell’alcool, così come ad ogni forma di violenza”… (Tratto da: http://www.korazym.org)

Nostra Signora di Aparecida si festeggia il 12 ottobre

La storia della Nostra Signora di Aparecida comincia nel 1717, quando si seppe che il conte di Assumar, don Pedro di Almeida e del Portogallo, governatore della Provincia di San Paolo e Minas Gerais, si sarebbe fermato nel villaggio di Guaratinguetá, durante il suo viaggio verso Vila Rica, l’odierna Ouro Preto in Minas Gerais.
Per questa occasione, alcuni pescatori furono incaricati di fornire il pesce per il banchetto da tenersi il giorno dopo, in occasione della visita del conte. Tre pescatori, Domingos Garcia, Filipe Pedroso e João Alves, andarono a pescare nel fiume Paraíba. Dopo alcuni tentativi infruttuosi, gettarono le reti in un’area chiamata Porto Itaguaçu. João Alves trovò nella sua rete una statua della Madonna, ma le mancava la testa. Gettò nuovamente le reti e questa volta vi era la testa della statua. In seguito i tre pescatori provarono a gettare le reti e queste si riempirono di pesci.
Per 15 anni la statua rimase nella casa di Felipe Pedroso, dove i vicini si riunivano per pregare il rosario. La devozione comincio a diffondersi: alcuni fedeli, che avevano pregato davanti alla statua, affermarono di aver ricevuto delle grazie. Il culto si diffuse in tutto il Brasile. (Fonte: Michelangelo Nasca – Vatican Insider – in http://www.santiebeati.it)
A cura di M.F.