Il ricordo di Mario Rorato

Incontro al Parco fluviale presso il cippoDomenica 16 marzo, nella Messa delle 9 in Oratorio e poi con un momento al Parco Fluviale, si è ricordato Mario Rorato, il bambino di 9 anni ucciso 44 anni fa proprio sul posto dove da allora si trova il piccolo monumento.

Bepi (Giuseppe) Arvotti, il salesiano che da 54 anni opera nel nostro Oratorio e che ben ha conosciuto “Marietto”, ha lodato questa iniziativa ideata dal gruppo “Sei di San Donà di Piave se…“, che ha organizzato il semplice ma significativo momento di memoria e testimonianza.

Verso le 10.30 una cinquantina di persone (erano purtroppo assenti i ragazzi dell’ADS – Amici di San Domenico Savio – cui faceva parte Mario, perché impegnati a Jesolo per la “Festa del Ragazzo”), hanno dapprima ascoltato la riflessione preparata dal gruppo e la poesia di Hermann Hesse: “Per un bambino morto”; poi tutti assieme hanno pregato un Padre Nostro.

Commemorazione di Mario RoratoÈ seguita la lettura di alcuni toccanti messaggi (tratti dal social network del gruppo organizzatore) da parte di amici di Mario o da chi ha vissuto pur indirettamente quel tragico avvenimento del 15 marzo 1970, che scosse l’intera comunità di San Donà di Piave, praticamente tutta presente ai suoi funerali, presieduti dal Vescovo di Treviso mons. Mistrorigo.

Significativo anche il messaggio di Giulia Depentor, l’autrice del documentato libro di cronaca sull’avvenimento, ora in fase di ristampa: “Non vedo l’ora che venga domenica”.

Bepi Arvotti ha chiuso le testimonianze con il suo vivo ricordo di Mario (“Non Marietto, che sembra un diminutivo”, dice), il quale pur nella sua fanciullezza è stato un esempio, “un martire, perché morto per preservare la purezza“, come simboleggiano i fiori bianchi posti presso il cippo.

In Memoria di Mario Rorato

Dolcissimo Marietto… noi tutti, del gruppo …sei di San Donà se… ci stringiamo nel bisogno di onorare il tuo ricordo. Oggi, è uno di quei giorni in cui le parole s’interrompono e anche il nostro cuore batte piano. Ci si rannicchia, in un silenzio di ricordi, perché l’anima tua, pura e candida, possa alleggiare sorridente tra noi.

Anche se forte rimane il tuo grido di bambino innocente che geme sotto la più atroce delle infamie, il tuo sorriso è stato il “Signore del tempo” ed è divenuto per tutti noi amore immortale. Un soffio fu la tua vita, una folata e via, una libellula portata via dal vento, ma il tuo sguardo ridente ha messo radici profonde nei silenzi dei cuori di ognuno di noi e mai potrà essere perso.

Tu rimarrai sempre quell’Angelo che Dio ha voluto accanto a sé per poter abbellire la luce della sua dimora (il gruppo “Sei di San Donà di Piave se…”)

A cura di Marco Franzoi