Il Vescovo incontra i missionari in vacanza il 10 luglio

Il Vescovo con i missionari (fonte: sito diocesi Treviso)Anche quest’anno il vescovo Gianfranco Agostino desidera incontrare i missionari e le missionarie originari della diocesi di Treviso che si trovano a casa durante il tempo estivo.
L’incontro si terrà presso il Seminario diocesano a Treviso il 10 luglio, dalle 9 del mattino e si concluderà con il pranzo fraterno. E’ una mezza giornata semplice ma preziosa nella quale il Vescovo ama ascoltare i missionari, la loro vita e le storie e situazioni vissute in terra di missione. Per molti è un modo per farsi conoscere dal Vescovo, incontrarlo e rinsaldare quel legame di fede e di passione per l’annuncio del Vangelo che ha caratterizzato e caratterizza la storia “missionaria” della nostra diocesi. Ma la nostra diocesi è ancora una diocesi “missionaria”?
I “numeri”
Le nostre parrocchie che tante vocazioni hanno dato nel passato, possono ancora dirsi parrocchie “missionarie”? Se andiamo a guardare i “numeri” assistiamo anche nel mondo missionario ad un calo. Nel 2010 contavamo 846 missionari e missionarie trevigiani in giro per il mondo o in Italia per un servizio specifico o per una meritata pensione dopo anni di vita passati all’estero (410 padri; 394 suore; 21 laici; 15 sacerdoti fidei donum e 6 vescovi).
Oggi sono 810 – ancora tanti! – e così suddivisi: 392 padri; 380 suore; 20 laici; 12 sacerdoti fidei donum e 6 vescovi.

La loro presenza è invece così ripartita: 263 in America Latina; 242 in Europa (187 in Italia); 179 in Africa; 85 in Asia; 30 in America del Nord e 11 in Oceania. Certo non dobbiamo fermarci ai soli “numeri”. Ma questi ci indicano una tendenza. Il numero dei missionari ad gentes sta evidentemente diminuendo. La stessa realtà la vive la Chiesa italiana. Il numero dei sacerdoti fidei donum che le diocesi italiane inviano in missione è minore del numero dei sacerdoti di altri paesi che arrivano in Italia per svolgere un ministero nelle nostre chiese.
Forse le nostre chiese sono meno missionarie perché anche noi stiamo diventando terra di missione?

Questi nostri fratelli e sorelle missionari sono una ricchezza anche per noi. Tante volte noi li accogliamo di ritorno dalla missione, li ascoltiamo per sentire come stanno e per chiedere loro di che cosa hanno bisogno per far funzionare le loro scuole, dispensari, per mettere a posto o costruire nuove chiese o per realizzare nuovi progetti. Ma lo scambio tra chiese prevede anche lo scambio della fede e delle esperienze. Non c’è solo il dare ma anche il ricevere da loro quanto può far bene alla nostra fede e contribuire così ad un modo nuovo di essere presenti nella chiesa e nella società.

Quali potrebbero essere questi doni? Vorrei proporne tre, a partire anche dalla mia personale esperienza di fidei donum in Ciad (è chiaro che non tutte le realtà missionarie sono le stesse, ed è evidente che anche in missione ci sono sfide e tensioni). Innanzitutto il contatto quotidiano con la gente in uno stile fatto di semplicità, di accoglienza, con il tentativo di rispondere subito alle tante sollecitazioni e bisogni che la realtà presenta.

Il missionario spesso si chiede: come posso rispondere a questo problema? Cosa posso fare? C’è poi la scoperta della necessità e della bellezza della collaborazione con i fratelli e sorelle laici per camminare assieme come comunità cristiana. Le responsabilità vanno realmente condivise tra tutti, nel rispetto di tutte le vocazioni ma anche nella ricerca di nuovi ministeri e modalità di servizio all’interno della comunità, per il bene di tutti. Infine, in missione (soprattutto in Africa e in Asia) si impara ad essere minoranza, ad interagire con altre realtà umane, sociali e religiose e a testimoniare con gioia la fede nel Vangelo di Gesù anche se si è in pochi, collaborando con uomini e donne di buona volontà e cercando assieme le soluzioni a quei problemi che possono interessare tutta la popolazione. Rimane poi il fatto che i nostri missionari, quando li incontro a Treviso di passaggio in Centro Missionario, soprattutto se sono costretti a rimanere un po’ di più in Italia o a causa della salute o per un servizio al loro istituto, non vedono l’ora di tornare nella loro missione, al loro ministero e in mezzo alla loro gente. Segno evidente che, pur con i problemi, i doni che la missione ad gentes offre sono proprio tanti.

Concludo chiedendo ai parroci e ai responsabili dei gruppi missionari di farsi portavoce presso i missionari e le missionarie originari della parrocchia che si trovano a casa per le vacanze ricordando loro l’appuntamento con il Vescovo in Seminario a Treviso, il 10 luglio a partire dalle 9.

(don Silvano Perissinotto, direttore Centro missionario)
fonte: sito web Diocesi Treviso