Incontro con P. Francesco Cibin, da cinquant’anni in Brasile

Padre Francesco Cibin, missionario sandonateseAd una settimana dal suo rientro in Brasile, dopo una breve vacanza a San Donà, il Gruppo Missionario “P. Sergio Sorgon” ha incontrato il salesiano p. Francesco Cibin che dal 1962 vive in Brasile.
Dopo cinque anni dal suo ultimo rientro in Italia ha percepito dei cambiamenti che lo hanno sorpreso, amaramente purtroppo. Ha notato infatti una fede un po’ più fredda ed è rimasto impressionato dallo sgretolamento delle famiglie e dal problema dei giovani. Lì in Brasile si parla di Europa in termini di crisi…

L’amico missionario sandonatese, nel ringraziare per la vicinanza e l’amicizia che gli permettono di rimanere unito alla terra d’origine cui sempre rimane legato, ha riassunto ai presenti le vicende della sua vocazione e vita missionaria, che riportiamo di seguito quale contributo all’intera comunità.

La chiamata alla vocazione religiosa

La vocazione sacerdotale del giovane Francesco Cibin “apparve come un baleno” il 13 giugno (Sant’Antonio) del 1958, durante la Messa in Duomo, celebrata in ricordo di suo nonno. Aveva 18 anni e lavorava assieme ad uno dei fratelli nell’azienda agricola di famiglia. Dopo quell’illuminazione, a piedi scalzi tornò a casa (nella zona di Via Code) e manifestò la sua intenzione ai genitori. La reazione del padre fu che fosse… uscito di testa! Il giorno dopo il giovane ritornò a Messa ed ebbe la stessa sensazione.
Constatata la seria convinzione del figlio, il papà lo mandò allora dal parroco mons. Saretta che, a sua volta, visto l’affetto del giovane per i sacerdoti dell’Oratorio, lo indirizzò a don Ivo Ferrari.
Il salesiano si interessò per orientarlo nel discernimento. In quei mesi estivi, con l’aiuto della maestra Teker (mamma dei futuri sacerdoti missionari Guglielmo e Sergio), Cibin riprese anche gli studi elementari che aveva lasciato per lavorare.

Quando partì, le difficoltà della famiglia di mezzadri si risolsero, e questo fu per il giovane Francesco un chiaro segno della Provvidenza.

Gli studi e la partenza per il Brasile

Le città in cui ha operato ed opera p. Francesco Cibin: Recife, Jaboatão, São João del Rei, Salvador de Bahia, Fortaleza, NatalPoiché nell’Aspirantato salesiano di Verona non c’era più posto, nel settembre 1958 Francesco Cibin venne accettato a Canelli (Asti), nell’Ispettoria Salesiana di Novara, dove c’era anche Willy (Guglielmo) Teker. Dopo gli studi ginnasiali, nel ’62, entrò nel Noviziato.
Alla prima professione religiosa (agosto di quell’anno) erano una quarantina di novizi, dall’Ispettoria di Novara e da quella di Napoli. Intanto, alla richiesta dei superiori, egli aveva data la sua disponibilità per le missioni.
Dopo una preparazione di due mesi, partì in nave da Genova l’1 novembre 1962, assieme ad altri confratelli destinati nelle due Ispettorie salesiane di Recife e Manaus. A Roma, intanto, era da poco iniziato il Concilio Vaticano II.
Arrivò a Recife, città del Nordest del Brasile una decina di giorni dopo e da lì si trasferì a Jaboatão. A febbraio del ’63 l’ispettore gli chiese di seguire una novantina di bambini alla scuola elementare. Oltre alla sfida del gran numero, il chierico Cibin dovette affrontare quella della lingua portoghese, di cui non aveva ancora padronanza. Imparando a memoria la lezione nella notte, l’indomani insegnava storia e geografia. Questo sforzo fu ricompensato dal fatto che alla fine di quell’anno dominava abbastanza bene la lingua, anche grazie all’aiuto dei bambini.
Nel 1964 iniziò gli studi di filosofia a São João del Rei (St. Minas Jerais), a circa un centinaio di chilometri da Belo Horizonte.
Nel biennio 1966-68 svolse quindi il periodo di tirocinio di nuovo a Jaboatão, aiutando nelle scuole elementari e nel noviziato salesiano.
Nel 1969 fu trasferito a Natal, città della costa del Nordest, capitale dello Stato del Rio Grande do Norte, per un altro anno di tirocinio in un grande collegio salesiano con oratorio.
Nel 1970 Francesco Cibin ritornò al sud, a São João del Rei, per acquisire il titolo di baccellierato in filosofia e poter quindi insegnare.
Nel 1971-74 fu a Salvador de Bahia per lo studio della teologia in un istituto gestito da diverse diocesi e ordini religiosi. Nel maggio del ’74 fu ordinato diacono da mons. Helder Câmara, il “Vescovo dei poveri”, che gli disse: “Tutto si rinnova quando abbiamo davanti un grande ideale“.

Finalmente sacerdote, a San Donà

Nel luglio 1974, su insistenza dei familiari, ritornò in Italia per l’Ordinazione sacerdotale, avvenuta nel Duomo di San Donà il 24 agosto per mano del Vescovo di Udine mons. Zaffonato. Celebrò la sua prima Messa il giorno successivo, sempre in Duomo.
Al principio, la data stabilita doveva essere quella del suo compleanno, il 30 agosto, ma su consiglio di don Adriano Toffoli (che provvisoriamente reggeva la parrocchia), si anticipò la funzione. Infatti, a fine del mese sarebbe arrivato il nuovo parroco, mons. Bruno Gumiero, di cui divenne da subito amico, così come era stato grande amico e confidente di mons. Angelo Dal Bo, scomparso nei giorni della sua ordinazione diaconale, nel maggio di quell’anno.
Don Cibin ricorda ancora molto bene le parole del Vescovo mons. Zaffonato, in occasione dell’Ordinazione:
Ricordati di essere sempre un sacerdote novello. Dove andrai, cerca di essere sempre amico dei poveri. Cerca di valorizzare quello che c’è di buono nel cuore delle persone che troverai nel tuo cammino“.

E questo è sempre stato il suo impegno sacerdotale.

L’operato missionario in Brasile

Nei primi sei anni di sacerdozio p. Francesco visse un’esperienza pastorale straordinaria, lavorando con i giovani, le famiglie e le comunità.
Al ritorno in Brasile, il suo impegno sacerdotale fu ancora a Jaboatão, come vice-parroco: erano tre sacerdoti per circa 50 mila persone. In particolare, egli seguì la pastorale giovanile, l’orientamento dei giovani in preparazione al matrimonio e le comunità di base.
In quegli anni di dittatura militare ci fu la persecuzione ed eliminazione di molti leaders dell’Azione Cattolica.
Per dieci anni, a partire dal 1980, fu poi a Fortaleza, capitale dello Stato di Cearà, dove gli venne affidata una parrocchia di sessantamila abitanti. Iniziò allora la collaborazione con il grande pastore e teologo mons. Aloisio Lorsheider, di cui divenne vicario, seguendo dal 1984 altre 18 parrocchie.
Nel febbraio del 1990 p. Cibin fu destinato a Salvador de Bahia, sempre come parroco. Nel 1993, l’Arcivescovo gli chiese di coordinare le dieci parrocchie centrali della città. In questa regione si ha una gran mescolanza di razze e le tradizioni di origine africana sono molto forti. Lavorando in una cultura religiosa molto ricca di sincretismo, si ricordò e mise in pratica le parole del Vescovo Zaffonato, ossia di valorizzare il buono che è presente…
Nel febbraio del 1999 fu destinato alla missione di Recife, in cui gli furono richiesti ancora maggiori sforzo e capacità, per le grandi sfide lanciate dalla povertà.
Fu parroco della parrocchia São João Bosco, nel bario del Bongi. Lì avviò il progetto di costruire dei centri in altrettanti settori parrocchiali. Si tratta di edifici a due piani, ben costruiti e ben tenuti, nel mezzo delle zone più povere della vasta parrocchia, che stimolano i poveri ad aspirare a qualcosa di più.
In questi centri si incontrano i bambini e quindi le famiglie; si insegna catechismo, cucito ed istruzione scolastica; in uno c’è anche una scuola di informatica per giovani. Si tratta di luoghi belli, dignitosi, puliti, pensati appunti seguendo l’indicazione di don Bosco: “Ai poveri si dà il migliore, non lo scarto“.

La manutenzione viene affidata alla Provvidenza, mai mancata: “Qualora tenessimo per noi anche solo un centesimo, la Provvidenza verrebbe meno subito…” afferma p. Francesco. È stato attivato anche un piccolo panificio.

L’attuale missione di Natal, città del sole

Nel 2009 è arrivata la nuova ed attuale destinazione, la città di Natal, nella “Regione del sole”.
Lì, assieme ad altri tre confratelli salesiani, gestisce una parrocchia suddivisa in sette comunità, ognuna con propria chiesa e sala polivalente. Il lavoro pastorale è gestito anche grazie all’operato dei laici, di cui i salesiani curano la formazione per creare catechisti e diaconi.
Sfida e preoccupazione sempre vive sono l’attirare i giovani in questo ambiente sano. Un problema grave è quello della diffusione della droga. Non esistono istituti per il recupero, ma solo la prigione, da cui si esce peggiori di prima…
Un’interessante iniziativa per la famiglia è costituita da incontri in cui si radunano 30-40 coppie. I risultati sono straordinari: dopo questi ritiri molte coppie si sposano, magari dopo quindici o più anni di convivenza! E, anzi, molti di questi divengono essi stessi animatori per la spiritualità cristiana della famiglia nei confronti di altre coppie.
La comunità salesiana cui appartiene p. Francesco Cibin gestisce inoltre un’opera sociale, ossia un centro con scuola e mensa per 840 bambini e ragazzi poveri. Hanno la collaborazione di insegnanti laici cui spesso devono integrare gli stipendi, poiché spesso sono pagati in ritardo dallo Stato e dalla Municipalità.
padre Francesco Cibin incontra il Gruppo Missionario sandonateseUn problema notevole nella parrocchia (e in tutto il Brasile) è il gran proliferare di sette protestanti: solo lì sono una trentina. In Brasile si è perso il 25% dei cattolici negli ultimi decenni. Si tratta questa di un’azione mirata contro la Chiesa Cattolica, che risale agli anni ’70, quando il potere era gestito dalle dittature militari. Ebbene, in quel periodo la Chiesa sollevava la voce contro il sistema di diseguaglianza ed ingiustizie che causarono l’esodo dalle campagne dei braccianti; questi si radunarono ai margini delle grandi città, costituendo così le sempre più affollate favelas, in cui proliferarono gli enormi ed attuali problemi sociali…
Alla fine dell’incontro con il gruppo Missionario viene chiesto a p. Francesco Cibin, che da salesiano ha da sempre lavorato in parrocchie, come faccia a gestire tutto questo gran lavoro:
Se si fanno le cose con soddisfazione e con fede, non ci si stanca” è la sua sorridente risposta…

M.F.