Incontro diocesano dei gruppi missionari

LocandinaPeriferie - Incontro diocesano gruppi missionariI gruppi missionari della diocesi si sono dati appuntamento a San Donà presso la parrocchia di S.Giuseppe Lavoratore per iniziare l’anno pastorale. 

Ha coordinato l’incontro il direttore dell’Ufficio missionario diocesano don Silvano Perissinotto che ha presentato il video “Periferie, cuore della Missione”  a disposizione di tutti i gruppi missionari per la loro formazione.

Sono state presentate le testimonianze di P. Gabriele Durigon e di Suor Fernanda Pellizzer, missionari da lungo tempo in Uganda.

P. Gabriele Durigon

Per ascoltare l’intervento di P. Gabriele Durigon, clicca qui.

Periferie-Sr. Fernanda Pellizzer

Per ascoltare l’intervento di Sr. Fernanda Pellizzer, clicca qui.

Tra il materiale affidato agli intervenuti, la lettera di don Giulio Zanotto, sacerdote fidei donum in Ciad:

Mese missionario: “Ad gentes” con generosità e coraggio
  
Una Chiesa che “rinuncia” alla missione ad gentes può dirsi ancora Chiesa di Gesù? Risponde ancora all’appello del Cristo risorto di andare fino ai confini della terra? Risponde ancora allo Spirito che chiede di mettere da parte qualcuno per partire verso i pagani?
La Chiesa di Treviso è ancora sensibile a questa vocazione essenziale: un nuovo sacerdotefidei donum si prepara a partire. Ma qual è il terreno oggi in cui nascono queste vocazioni? I preti sentono con urgenza il bisogno di partire o di inviare qualcuno? I laici sentono il bisogno oggi di portare Gesù, il vangelo a chi non lo conosce, ad altre culture? E’ facile sentir dire: c’è tanto bisogno qui, non ci sono preti … oppure apprezzare il valore di una missione umanitaria ma non necessariamente evangelica. Oggi la Chiesa di Treviso, i suoi preti e i suoi laici, di chi è chiamata a farsi prossimo?
È vero, la missione ad gentes è una missione a “caro prezzo”. “Caro prezzo” perché costa ad una diocesi, che non ha più i preti di una volta, inviare preti, giovani, in missione quando ci sono parrocchie che restano “scoperte”. “Caro prezzo” perché i luoghi di missione spesso non sono luoghi di villeggiatura, le notizie che ci giungono sono quasi esclusivamente negative: conflitti, fondamentalismo, malattie, povertà di tutte le nature… qualcuno sarebbe tentato di chiedersi se ne vale la pena…
“Caro prezzo” soprattutto perché Gesù ha voluto salvarci incarnandosi (uscendo dal tesoro delle sue divinità) e scegliendo l’ultimo posto. perché ha dato la sua vita non per pochi ma per la moltitudine, perché ha voluto morire fuori dalle mura della città.
Purtroppo qualcuno ha pensato che la “nuova evangelizzazione” sostituisse la missione ad gentes. “La missione oggi è anche in Italia”, perché dunque mandare preti lontano? Ogni generazione, ogni persona ha bisogno di essere evangelizzata, oggi come una volta. Di fatto non esiste in senso stretto una “tradizione cristiana”, ma ognuno deve rispondere personalmente all’appello di Gesù. I cristiani si fanno uno ad uno ed ogni volta da capo. La missione ad gentes è una qualità essenziale-vitale della Chiesa e può, casomai, attirare l’attenzione nei paradigmi fondamentali dell’evangelizzazione (prima. o nuova, o permanente).
  
Quale conoscenza c’è nelle nostre antiche Chiese della “geografia del vangelo?”.’ I cristiani preti in particolare, sanno che ci sono ancora oggi, anno del Signore 2014, molte persone che non hanno mai sentito parlare di Gesù, che non hanno mai potuto ascoltare la Parola di Dio ? I cristiani dei nostri paesi sanno quanta gente ha sete di Dio, della presenza di testimoni cristiani che li aiutino a incontrare Dio? Spesso questa sete è nascosta in fondo al cuore e appena una presenza cristiana si avvicina con amore, questa sete prende forma e soprattutto trova Acqua Viva. Anche in terra d’Islam. Un ruolo importante nella missione ad gentes ce l’hanno i laici. Lo diceva già un secolo fa Charles de Foucauld per i suoi tuareg nel sud dell’Algeria. Me lo ripeteva qualche settimana fa Jacqueline Tchaw, la direttrice della scuola cattolica di Tivouavane, la città santa della confraternita musulmana Tidjania, in Senegal. Laici che vivono tra la gente testimoniando il vangelo con la propria vita attraverso il lavoro, la vita in famiglia, le relazioni di vicinato. Ci sono luoghi – geografici e di vita – nei quali preti e suore difficilmente possono entrare, mentre i laici hanno “libero accesso” e sono, spesso, ben accolti.
  
Due qualità mi sembrano più che mai necessarie oggi per la Chiesa nel suo insieme e per i cristiani in particolare: la generosità e il coraggio. Papa Francesco ne ha parlato a lungo nella sua Evangeli Gaudium. Anche gli scout li hanno scelti come “valori guida” nella loro Route nazionale. La generosità va al di là dei calcoli perché sa che il Dono è più grande della nostra organizzazione e del nostro “benessere” (materiale, psicologico, spirituale) personale. Il coraggio è la “misura” del nostro fidarsi di Gesù, è la speranza che nutre il nostro cuore.
don Giulio Zanotto, sacerdote fidei donum in Ciad