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Dal web due interviste a fr. Paolo Rizzetto, comboniano sandonatese PDF Stampa E-mail Visite: 2621
Gruppo Missionario
Giovedì 09 Agosto 2012 09:07
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Fr. Paolo Rizzetto, combonianoRiportiamo una sintesi dell'intervista di p. Jorge Garcia Castillo al nostro concittadino comboniano fr. Paolo Rizzetto, il quale dal giugno scorso si trova nella sua nuova destinazione di servizio missionario in Sud Sudan, la Nazione che ha un anno di vita.
Dal web è possibile inoltre vedere il video di un'altra recente intervista dal Kenia (sua precedente missione) sul tema dell'assistenza e cura dei malati di AIDS.
vai al video

Roma, mercoledì 1 agosto 2012
Si chiama Paolo Rizzetto, 34 anni. È nato a San Donà di Piave (Venezia/Italia). È l'ultimo dei sei figli di Alberto Rizzetto e Rosa Cerchier. Ha sempre vissuto nella sua città natale, fino al momento degli studi universitari. Ha partecipato ai gruppi giovanili nell'associazione dell'Azione Cattolica, nell'Oratorio dei Salesiani di Don Bosco. Per l'università si è mosso a Padova, dove, da allievo interno del Collegio "Don Mazza", ha studiato medicina e chirurgia. Oggi è nel Sudsudan. Fratello Paolo è stato intervistato da P. Jorge Garcia Castillo.

La prima cosa che ti chiedo è come sei entrato in contatto con i comboniani, perché hai scelto di diventare medico e poi comboniano e fratello.

Durante il secondo anno di studi universitari ho conosciuto i Missionari Comboniani ed in particolare i candidati postulanti della comunità di Padova. Ho partecipato al gruppo di spiritualità missionaria e discernimento vocazionale, durante il quale ho maturato la decisione di diventare Religioso. Mi attirò subito la vocazione di Fratello Missionario. Sono entrato in Postulato nel settembre del 2000 ed ho continuato gli studi di medicina, che ho terminato nel 2004 con la laurea e l'esame di stato nel 2005. In quell'anno vissi anche la mia prima esperienza di lavoro, in un ospedale missionario in Uganda. Il posto si chiama Matany e si trova tra i pastori semi-nomadi Karimojong. Sono rientrato nello stesso anno per il noviziato a Venegono Superiore (Varese). Dal maggio 2007 sono un Fratello Missionario Comboniano. La mia prima destinazione fu ritornare nella prima missione africana che avevo conosciuto: Matany. Ho vissuto lì due 2 anni di servizio missionario e ho praticato la professione medica.
(...)

Fr. Paolo Rizzetto, combonianoCome era la realtà con la quale eri in contatto in Kenya?

Non ho conosciuto molto del Kenya se non la realtà complessa e variegata della sua capitale, Nairobi, una città con quasi 4 milioni di abitanti di cui almeno 2 milioni vivono in baraccopoli. Ce ne sono 200 in tutta Nairobi. Esiste un grande problema di disoccupazione e l'inflazione è molto lata. Questo ha creato un grande divario tra i più ricchi (pochissimi) e coloro che vivono in condizioni di povertà estrema. C'è il problema della corruzione a vari livelli, ma anche tanta voglia di riscatto da parte della popolazione, che nel 2010 ha ottenuto una nuova Costituzione.
La realtà dello slum è ricca di contraddizioni e purtroppo è un ambiente dove la comparsa di nuove infezioni, per quanto riguarda l'HIV, è più frequente e la progressione della malattia verso i suoi stadi più avanzati (AIDS) è più rapida. Tutto questo va a braccetto con povertà (non solo materiale) e violenza. Una stima di questo a Korogocho viene data dai risultati delle campagne di "screening" della popolazione su base volontaria: viene chiamato "test porta-a-porta". I villaggi dove si sa esistere più violenza o più alcolismo sono quelli con la più alta prevalenza di infezione, tra quelli che formano Korogocho: talvolta le stime raggiungono il 16-20% della popolazione visitata. Oltre alla provvisione di servizi di diagnosi cura e prevenzione, una componente importante del progetto è quella formativa.
Un'importante risorsa è rappresentata dall'impegno degli Agenti di Salute volontari. Sono loro l'anello di congiunzione tra i servizi del Progetto e le persone infette ed affette. Senza di loro non si potrebbe fare niente. Essi sono gli artefici del primo contatto: sono loro a stabilire ed accrescere la fiducia e la speranza della nostra gente. Queste persone ricevono una formazione che li permette di riconoscere i principali sintomi delle affezioni della gente e quindi di offrire un primo supporto. Essi imparano come riconoscere situazioni che richiedono l'attenzione di un professionale e stabiliscono il necessario contatto.
Un altro aspetto del Progetto è la formazione degli agenti di salute "familiari". Parlando di una malattia cronica, è necessario, soprattutto in un ambiente come Korogocho, poter garantire che le persone ammalate siano seguite a casa, riducendo i ricoveri in ospedale, che comunque sarebbero un peso per la famiglia. Con mio grande stupore ho scoperto che nella maggior parte dei casi, chi si prende cura dei malati a casa sono... i bambini! Bambini/e dagli otto ai sedici anni sono accolti nel progetto e ricevono un minimo di formazione infermieristica che permette loro di provvedere, nei limiti del possibile ai bisogni degli ammalati o almeno di riconoscere quando è necessario riferire l' ammalato all'attenzione di mani più esperte o all'ospedale. Ciò che colpisce è vedere bambini/e e ragazzi/e prendersi cura dei propri genitori, con grande amore e spirito di servizio.
Una grande attenzione è posta sull'aspetto spirituale: un equipe è incaricata di accompagnare pastoralmente gli ammalati e mettersi in contatto con la Comunità dei Missionari o delle guide spirituali di altre denominazioni per assistere gli ammalati con la preghiera ed i sacramenti.
(...)

Ora vai in una realtà molto diversa (Sudsudan) ma ugualmente povera e difficile. Cosa speri di poter fare?

La Direzione Generale mi invia in Sudsudan. Sono molto eccitato ed onorato di andare nella terra dove la missione comboniana è cominciata, anche se sono anche un po' preoccupato della difficile situazione sociale che si sta vivendo all'indomani dell'indipendenza del nuovo Stato, la Repubblica del Sudsudan.
Mi è stato chiesto un servizio di accompagnamento nella formazione di infermieri, in un progetto gestito in cooperazione con diverse congregazioni religiose. Rimango nel campo della salute ma più nel ramo della formazione. Formare agenti di evangelizzazione e promozione umana nella chiesa e società locali, faceva parte del piano di San Daniele Comboni, come anche l'interessamento di diversi agenti di pastorale missionaria. È tutto molto entusiasmante ma rimane l'incognita di quello che potrò fare concretamente. Credo molto in questo aspetto di formazione. Spero di fare la mia parte e di imparare ancora. So che non sarò da solo come sempre è stato nella mia seppur breve esperienza missionaria.

Sei felice della tua vocazione? Per quali motivi?

Sono molto felice di essere Fratello missionario comboniano. Al di là dei normali limiti ed ostacoli che vivo quotidianamente, cercando di essere fedele alla vocazione ricevuta – molti dei quali derivano dal semplice fatto di essere umani e talvolta dall'ostinazione di voler essere perfetti a tutti i costi –, sono felice dell'opportunità di poter condividere la fede e la fratellanza con altre persone e altri popoli. È un'esperienza che apre molti orizzonti e mi ha aiutato a conoscermi meglio.
Essere Fratello vuol dire per me stare con la gente nella quotidianità fatta di gesti, processi e anche di lavoro e trovare in essi la presenza del Regno di Dio. È scoprire una Parola viva, che libera nella quotidianità. È la bellezza di appartenere a qualcosa di grande, anche se il mio contributo non è che una infinitesima parte di questo tutto. Eppure sono chiamato a credere che anche questo contributo è importante.
Questo cammino mi ha aiutato a guardare con più misericordia a me stesso ed ad imparare spesso dagli altri a perdonare ed ad essere vicini a chi è rimasto indietro. Spero che tutto questo mi porti a capire e a vivere sempre di più quel "fare causa comune" che San Daniele Comboni ci ha lasciato come viva eredità.

Se un giovane (ragazzo/ragazza) ti chiede se vale la pena consacrare tutta la vita alla missione, cosa le risponderesti?

C'è una Parola che da un po' di tempo mi accompagna. È un passo del Profeta Michea (6,8) dove si dice "Ti è stato insegnato ciò che è bene e ciò che il Signore vuole da te: praticare la giustizia, amare con tenerezza e camminare umilmente con il tuo Dio." Credo che queste parole si possano applicare tanto alla vita religiosa che a quella laicale. Queste parole possono essere lette e vissute dal singolo e da una comunità. Nella prospettiva missionaria esse richiedono di mettersi in dialogo con un "Tu" che è altro, rispetto alla nostra esperienza. Questo può essere il cammino di una vita. Tutti siamo chiamati a scoprire la strada. Credo che Dio non ci lascia soli se lo cerchiamo come compagno di viaggio.

(Fonte: Jorge Garcia Castillo, mccj - Copyright Missionari Comboniani 2004-2009 Credits)


 
 

Vite da raccontare

Storia e Persone - Vite da raccontare
Don Severino De Pieri pioniere nella psicologia dell'educazione e nell'orientamento ai giovani
Lunedì 05 Ottobre 2015

Segnaliamo l'articolo di Lucio Carraro pubblicato nell'Eco di Mogliano, maggio 2015, con un intervista a don Severino De Pieri, fondatore del Centro di Orientamento Salesiano COSPES di Mogliano nell’ottobre del 1965.

DON SEVERINO DE PIERI PIONIERE NELLA PSICOLOGIA DELL’EDUCAZIONE E NELL’ORIENTAMENTO AI GIOVANI
di Lucio Carraro

Incontro don Severino De Pieri dopo un lungo “tallonamento”. Gli dico, prima di iniziare la nostra conversazione, che sono finalmente contento di questo momento e che per guadagnarmelo ho dovuto fare una “fatica del diavolo”. Lui mi accoglie con un sorriso bonario, lievemente ironico, con il quale, lo intuisco subito, sorvola la mia battuta d’esordio, abbastanza prevedibile, parecchio frustra. Ho faticato a convincerlo perché Don Severino si schernisce, non ama l’autocelebrazione, la rifugge conoscendo bene la trappola della lusinga. L’ho convinto solo quando gli ho fatto ...continua

Storia e Persone - Vite da raccontare
Mostra su Attilio Giordani all'Oratorio
Venerdì 24 Gennaio 2014
In occasione dei festeggiamenti di Don Bosco 2014, il gruppo dei Salesiani Cooperatori di San Donà ha allestito in Oratorio una mostra sulla figura di Attilio Giordani (1913-1972), "sposato e padre di famiglia, salesiano cooperatore".
Si tratta di un "figlio" della diocesi ambrosiana di cui, in occasione dei cento anni dalla nascita nell'ottobre scorso, il Papa ha riconosciuto le virtù eroiche.
Attilio Giordani è stato perciò dichiarato Venerabile, ulteriore passo verso la santità.
"La carità di Giordani – ha detto il Cardinale Carlo Maria Martini in occasione del processo diocesano di canonizzazione - si è esercitata in primo luogo nell'ambito oratoriano”.
Attilio costruisce la sua personalità di uomo e di cristiano nell'allegria: "Al mattino, quando ti alzi, incomincia sempre con buon umore - dice al fratello Camillo - fischiettati una canzone allegra".

Perché ...continua
Storia e Persone - Vite da raccontare
Tatiana Radaelli è cooperatrice pastorale
Lunedì 23 Giugno 2008
Venerdì 20 giugno come comunità parrocchiale ci siamo ritrovati colmi di gratitudine per prepararci alla consacrazione di Tatiana Radaelli come cooperatrice pastorale. In quella occasione Tatiana aveva condiviso con noi alcuni momenti del suo cammino di ricerca vocazionale.

"Non vi nascondo la grande gioia e anche l'emozione di essere a casa tra le persone che conosco per pregare e ringraziare insieme per il dono che riceverò - era stato l'inizio della sua testimonianza -. Sento che è un dono che nasce dalla vita di questa comunità, perché nelle esperienze della mia adolescenza e giovinezza , condivise con alcuni di voi, ha risuonato la voce del Signore. Fin da piccola ho respirato il clima di fede della mia famiglia, che mi ha anche inserito nella vita parrocchiale, con la messa, la partecipazione all'Acr, ai campiscuola...

...continua

Orari

Orario Messe
Feriale e sabato:
9; 18.30
Festivo:
7.30,  9.30,  11.30,  18.00

Prenotazione intenzioni messe:
in sagrestia,
prima e dopo le messe feriali e festive

Ufficio parrocchiale
dietro la canonica:
Aperto: lunedì e sabato, ore 9.30-11.30

Orario Catechismo
Casa Saretta:
ore 14.45-16.00
Lunedì: 1 e 2 media
Mercoledì: 2 e 3 elem.
Venerdì: 4 e 5 elem.
Sabato: classi tempo pieno

Attività ACR
Casa Saretta, sabato pomeriggio

Centro di ascolto Caritas
Casa Saretta, pianterreno
martedì 9.30-11.30
mercoledì 18.00-19.30
tel. 348.2962235

Centro Aiuto alla Vita
Casa Saretta, pianterreno
martedì e giovedì
ore  17.00 – 18.00
tel. 0421.52943

Emporio Solidale
per situazioni di povertà economica e disagio,
in Via Molina, 25 
martedì e giovedì 15.00-17.00
sabato 10.00 - 12.00
Contatti: 0421332697 - 042150767 339.2966898 - 333.2708600

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