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Padre Marcello Sorgon PDF Stampa E-mail Visite: 2465
Vite da raccontare
Lunedì 21 Giugno 2004 00:00
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Padre Marcello Sorgon (sacerdote carmelitano scalzo in Madagascar)
P. Marcello Sorgon, sacerdote carmelitano scalzo originario di Fiorentina, dal 1973 è missionario in Madagascar.

Il primo gruppo di carmelitani scalzi arrivò nell’Isola africana nel 1969 e scelsero Itaosy, comunità più povera alla periferia della capitale Antananarivo. Di questa prima spedizione missionaria faceva parte un altro nostro concittadino, p. Sergio Sorgon, di cui p. Marcello è primo cugino (i loro due papà erano fratelli). Da dieci anni (1994), p. Marcello opera proprio a Itaosy, con il compito principale di maestro dei novizi. Egli segue personalmente questi giovani istruendoli e cercando di far capire loro come sia la vita religiosa, suscitando “la disponibilità a lasciar tutto per seguire il Signore con gioia”.
I giovani malgasci (mediamente 4-5 ogni anno) hanno dai venti ai trent’anni e provengono dall’aspirantato (o da un’esperienza in comunità) e dal postulantato. Alla fine del noviziato, il primo di ottobre, emettono i voti religiosi, continuando poi la verifica vocazionale e la preparazione con tre anni di filosofia e tre di teologia, alla fine dei quali sono ordinati sacerdoti.
 P. Marcello (che ha operato in stretta collaborazione con p. Italo Padovan, rientrato lo scorso anno) aiuta poi gli altri due confratelli (un italiano ed un malgascio) nella conduzione delle attività parrocchiali di Itaosy, che è composta da dieci comunità cristiane: sacramenti, visite agli ammalati ed anziani e i funerali, che in Madagascar si usano tenere a partire dalle tredici, in modo tale che il sole possa illuminare il sepolcro. Egli svolge anche un’attività sociale, costruendo case per i poveri, grazie alla solidarietà di gruppi di Brescia e Belluno.
 P. Marcello Sorgon arrivò nella capitale malgascia il 27 settembre del 1973. Cominciò così a studiare la lingua locale con l’aiuto di universitari, per poi trasferirsi per quasi un mese in un distretto a 50 km da Antananarivo, passando da una comunità all’altra.
I quattro anni successivi li ha vissuti ad Andasibe, nella foresta, a 150 km dalla capitale, assieme a p. Gino Pizzuto (originario di Staffolo, il quale ha fatto parte del primo gruppo di missionari carmelitani arrivati in Madagascar). Questa fu un’esperienza molto difficile, simile a quella dei primi missionari, per la scarsa conoscenza della lingua; facevano visite a comunità disperse, senza alcuna struttura e con scarse persone, di cui solo pochi battezzati. P. Marcello commenta: “È stata questa, alla luce degli anni, un’esperienza missionaria positiva, più di presenza, che non di attività…”
 Successivamente il missionario ha operato nel sud, a Tulear, nella parrocchia del porto chiamata Mahavatse. Lì ha sostituito il cugino p. Sergio Sorgon, che ha dovuto rinunciare all’incarico per problemi di salute. In questa missione ha gestito per quattro anni la parrocchia di pescatori e cinque piccole comunità ancora nella fase della prima evangelizzazione.
Nel 1982 p. Marcello si è trasferito ad Arivonimamo (letteralmente “Ai mille ubriachi”), comunità aperta l’anno precedente. Pur risiedendo lì, per sette anni ha avuto l’incarico di seguire il distretto di Soavimbazaha (che significa “Benedetto dallo straniero”), composto da venticinque comunità cristiane nella campagna, abbastanza sviluppate ed organizzate (piccoli comitati, gruppi giovanili e di adulti…). Il primo impegno del nostro missionario fu di sviluppare l’educazione dei bambini, avviando alcune scuole elementari.
Poi, fino al 1994 (quando si è trasferito a Itaosy), p. Marcello è rimasto stanziale nella comunità di Arivonimamo, dove ha seguito la parrocchia, un distretto di dodici comunità ed il Collegio “Coindre”, che raggruppa scuola materna, elementari, medie e liceo. Assieme a p. Italo Padovan, p. Sorgon ha compiuto vari sforzi per far rifiorire questa scuola e darle maggior serietà. Attualmente la frequentano 1800 studenti, suddivisi nelle varie età ed è funzionante anche un settore informatico-computistico (tipo i nostri segretari d’azienda e ragionieri) avviato dal nostro missionario.
 P. Marcello fa il bilancio della missione carmelitana in Madagascar a partire dal 1969: “Dopo i primi dieci anni di missionarietà piena, aperta all’inculturazione, in cui si è un po’ trascurata la vita di comunità e in cui non si sono accettate richieste vocazionali locali, si è passati ai successivi vent’anni, in cui si è ristrutturata e curata la vita delle comunità religiose, cominciando a formare il clero e religiosi locali ed avviando le varie opere. Attualmente – la terza fase appunto – sta iniziando il passaggio graduale di responsabilità dai missionari ai malgasci. È un passaggio di consegne (di opere, di gestione pastorale ecc.) delicato, in cui i locali possono avere la tentazione di operare senza considerare l’esperienza dei missionari, i quali cercano gradatamente di mettersi da parte per offrire comunque una presenza di appoggio, se sarà voluta… I missionari, dopo aver fatto un’immensa fatica a diventare figli di tutte le terre, devono fare altra fatica per rientrare, rinnegando, in un certo senso, tutte le fatiche fatte per immedesimarsi con una terra, società, cultura, umanità diverse. Non siamo conquistatori di niente, non siamo colonizzatori di niente, non siamo portatori di civiltà: siamo solo messaggeri del Vangelo”.

 
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