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A San Donà la veglia missionaria diocesana PDF Stampa E-mail Visite: 1177
Gruppo Missionario
Sabato 18 Ottobre 2014 16:04
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Veglia missionaria diocesana con invio

fonte: diocesi di Treviso

Sabato 18 ottobre, a San Donà di Piave, porteranno la loro testimonianza i due sacerdoti vicentini rapiti la scorsa primavera.

E' a San Donà di Piave quest'anno la veglia missionaria diocesana con l'invio di un nostro sacerdote "fidei donum", don Mauro Polo, che riceverà il mandato del Vescovo per la missione in Ciad. Durante la veglia ci sarà anche la testimonianza dei due sacerdoti vicentini rapiti in Camerun la scorsa primavera e liberati il 1° giugno, don Gianantonio Allegri e don Giampaolo Marta. L'appuntamento è nel Duomo di San Donà, alle 20.30.

Don Silvano Perissinotto, direttore del Centro missionario diocesano, nel numero in uscita della Vita del popolo, propone una riflessione sul valore della missione "ad gentes". Eccola:

Sabato 18 ottobre nel Duomo di San Donà di Piave, alla vigilia della Giornata mondiale missionaria, vivremo la veglia missionaria diocesana. Pregheremo per le missioni, per i popoli del mondo. Chiederemo al Signore che ci aiuti a mantenere viva nelle nostre comunità la dimensione dell'ad gentes, dell'annuncio del Vangelo fino agli estremi confini della terra. E invieremo qualcuno. Sì, un giovane prete della nostra diocesi, don Mauro Polo, originario della parrocchia di Santa Bona di Treviso, riceverà il mandato come prete fidei donum per servire la chiesa del Ciad, nella diocesi di Pala, chiesa sorella dove siamo presenti fin dal 1992.

Con lui ricorderemo tutti i missionari e le missionarie, partiti o ripartiti quest'anno per il mondo. Pregheremo assieme anche a don Giuliano Vallotto che riparte per l Ecuador. Qualcuno potrebbe chiedersi: perché inviare qualcuno quando da noi mancano sempre di più preti e quando alcune diocesi vicine stanno richiamando a casa i loro preti fidei donum? Abbiamo già dato tanto, non conviene ora pensare un po' di più alle nostre esigenze? La comunità che invia può legittimamente porsi queste domande ma deve anche trovare delle risposte. Senza accontentarsi di quelle dettate dalla paura. Mi vengono in mente due piste di riflessione e con semplicità le propongo.

La fede: un dono da condividere

La fede in Gesù Salvatore dell'uomo è un dono. Anche noi abbiamo ricevuto questo dono attraverso l'annuncio di uomini e donne che hanno lasciato le loro terre e sono arrivati da noi attraverso le vie del commercio, delle persecuzioni, dell'emigrazione, degli scambi, sulle strade delle guerre e degli incontri. Noi veneti non siamo nati "cristiani". Ricevuta, accolta, coltivata, celebrata e trasmessa attraverso i secoli, la fede in Gesù è diventata fermento e punto di riferimento per tante persone, lungo i tempi. Così si sono formate le diocesi e le parrocchie, così si sono formate tante comunità cristiane che hanno testimoniato e testimoniano anche oggi la fede nel Risorto. Di fronte ai dubbi che possono assalirci rispetto alla dimensione dell'ad gentes possiamo chiederci se quel dono che un tempo abbiamo ricevuto sia ancora tale o se invece siamo tentati di ripiegarci e curare il nostro piccolo orticello. La paura è nemica della fede. Il Vangelo è un dono, non è nostra proprietà privata: ogni uomo e ogni donna, in ogni luogo e in ogni tempo hanno il diritto di sentire l'annuncio sempre nuovo e liberatore del Vangelo del Regno. Vanno allora ricordati tutti quei missionari e missionarie originari della nostra diocesi che sono partiti per annunciare il Vangelo di Gesù e che ancora oggi ci aiutano a tenere viva questa dimensione fondamentale della vita della chiesa. Come rendere feconda questa loro esperienza anche per l'oggi e per il futuro delle nostre comunità? Come non perdere questo ricchissimo patrimonio di esperienze di dono e di servizio? Come aiutarci a non dimenticare che "tanti nostri fratelli vivono senza avere la forza, la luce e la consolazione dell' amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita" (Evangelii Gaudium, 49)?

La comunità cristiana: soggetto dell'annuncio

Ogni battezzato è un inviato, un mandato, un missionario. A Manaus dove sono presenti tre preti di Treviso, ognuno di loro sarà responsabile alla fine di quest'anno di zone missionarie della periferia della capitale amazzonica con 90.000-100.000 abitanti, cioè fette di umanità grandi come la sola città di Treviso. La stessa situazione la ritroviamo – anche se con modalità diverse – in tante chiese di Africa e Asia. Il sacerdote è a servizio di tutta la comunità, ma il compito dell'evangelizzazione spetta a tutti i battezzati. La chiesa è un corpo con carismi e doni diversi che aiutano a costruire e a consolidare il volto di Cristo nella storia. Ognuno con le sue peculiarità. Così affermava papa Francesco nell'udienza generale del 15 gennaio 2014: "In virtù del Battesimo noi diventiamo discepoli missionari, chiamati a portare il Vangelo nel mondo. Ciascun battezzato, qualunque sia la sua funzione nella Chiesa e il grado di istruzione della sua fede, è un soggetto attivo di evangelizzazione. La nuova evangelizzazione deve implicare un nuovo protagonismo di tutti, di tutto il popolo di Dio; un nuovo protagonismo di ciascuno dei battezzati. Il popolo di Dio è un popolo discepolo, perché riceve la fede, e missionario, perché trasmette la fede. Questo lo fa il Battesimo in noi. E la fede è trasmettere la fede". L'evangelizzazione allora è preoccupazione di tutto il Popolo di Dio, di ogni battezzato. Noi non perdiamo un prete. Lo doniamo a una chiesa sorella (questo è il significato delle parole "fidei donum") perché siamo contenti di condividere con altri la gioia che ci abita.

Nell'ottica dello scambio e dell'aiuto tra le chiese, mi sembra importante auspicare allora che Fianga, Sere e Tikem (Ciad – Africa), San Juan Bautista Neembucu (Paraguay – America Latina) e Manaus (Brasile – America Latina), senza dimenticare il Cile, l'Ecuador e altri luoghi dove ci sono preti e laici della nostra diocesi, non siano vissuti come un peso e una fatica, ma come luoghi concreti dove la chiesa di Treviso apre le sue braccia al mondo intero e alla chiesa universale, da qui e fino agli estremi confini della terra.

don Silvano Perissinotto, direttore Centro missionario diocesano

 
 

Vite da raccontare

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Don Davide Giabardo
Sabato 10 Gennaio 2009
Don Giabardo è uno dei due Davide (l’altro è don Menegon) freschi d’arrivo nella nostra Parrocchia.
Per il parroco don Gino è un motivo di gioia in più il fatto che don Davide è suo coetaneo (essendo nato a Ponte di Piave il 3 gennaio 1935), nonché compagno di studi e di messa.
Entrambi furono infatti ordinati sacerdoti nella Cattedrale di Treviso nel 1960, per mano di mons. Mistrorigo, assieme ad altri quindici diaconi.
I genitori di don Davide, e degli altri suoi quattro fratelli, erano persone di fede e, in particolare la mamma, aveva molta sensibilità cristiana. Egli frequentò le scuole medie dai padri Giuseppini del Brandolini di Oderzo. Allora, la casa dei religiosi del Murialdo a Ponte di Piave era un seminario. I chierici tenevano le lezioni di formazione cristiana e proiettavano diapositive sulle loro missioni in Sud America, appassionando ...continua
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Amatrice e San Donà
Giovedì 25 Agosto 2016

Il terremoto che ha colpito così duramente Amatrice, Accumoli, Arquata e Pescara del Tronto ha riproposto all'attenzione dei sandonatesi un fatto importante, che lega la nostra città ad Amatrice: per anni don Bruno Piovesan, nato a San Donà, è stato parroco ad Amatrice, nella parrocchia di S. Sebastiano (frazione Scai).

Don Bruno è morto il 13 ottobre 2013, all'eta di 81 anni, dopo lunga malattia. Era una figura conosciuta da tutti nell'amatriciano e aveva ha retto la parrocchia di Scai fin dal 1958. Chi lo conosceva era "colpito dal suo attivismo, la sua voglia di fare, di costruire, di andare avanti" (vedi la pagina di Amatricenews da cui è tratta la notizia e la foto). Una voglia di costruire, di andare avanti che auguriamo a chi è stato colpito dal terremoto e a noi stessi sandonatesi, pronti ad una concreta solidarietà ...continua

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Intervista a fratel Paolo Rizzetto
Mercoledì 06 Giugno 2012